Connettiti con noi

Italia

Mostro ha imparato a raccontare il suo presente

Mostro è tornato sulla scena, e lo ha fatto a sorpresa. “Sinceramente Mostro” è un disco vario, complesso ed elaborato: per questa ragione abbiamo deciso di incontrare il giovane rapper romano.

L’intervista con Mostro era stata calendarizzata con una data diversa rispetto a quando poi si è effettivamente svolta; l’emergenza sanitaria che ha bloccato l’Italia negli ultimi mesi ha infatti impedito anche a me e Giorgio di avere un colloquio regolare.

Questo imprevisto ha avuto due conseguenze sulla nostra chiacchierata: la prima, è che l’intervista si è dovuta svolgere per via telefonica; la seconda, invece, è che il giovane rapper romano aveva rilasciato il suo disco a sorpresa, costringendomi a modificare gran parte delle domande che avevo preparato per lui.

C’erano però degli aspetti di quella situazione che trovavo stimolanti; sopra tutti gli altri, c’era sicuramente la possibilità di improvvisare e, magari, di riuscire ad avere una chiacchierata più amichevole e meno studiata del solito.

Quando ha squillato il mio cellulare e ci siamo scambiati le prime parole, ho capito che avrei conservato una sola domanda di tutte quelle che avevo pensato nei giorni precedenti. E ho deciso di partire fin da subito con quella: “Mi racconti come nasce il disco e come sei arrivato al titolo “Sinceramente Mostro”?”

“Questo disco nasce da un approccio completamente diverso rispetto ai dischi precedenti. Io venivo da un periodo abbastanza fortunato, perché “The Illest Vol.2”, che era il disco precedente, mi aveva regalato un sacco di soddisfazioni, a settembre avevamo fatto dei concerti che erano soldout… devo dire che ero ricco di energie positive.

Ascolta ora: “The Illest Vol.2” di Mostro

Di conseguenza ho deciso di sfruttare questa forza iniziale per far sì che fosse l’onda che guidava tutto il disco”.

Mentre ascoltavo quelle parole, riflettevo sull’impressione che il disco mi aveva trasmesso; per la verità, tutto il progetto al primo ascolto mi era sembrato pregno di consapevolezza di sé. E, forse, erano proprio quelle “energie positive” il suo segreto.

“Per quanto riguarda il titolo – ha continuato –, la parola “sincero” sta ad indicare lo stato d’animo di come mi sento io, ovvero quello di una persona che nella maniera più sincera accetta tutto ciò che la vita gli sta dando, e che allo stesso tempo si racconta senza filtri.

Non che negli altri dischi non fossi sincero o onesto: è semplicemente che in questo album non esistono filtri fra quello che sono io e quello che voglio dire tramite la mia musica; rispetto ai dischi precedenti era come se sentissi la necessità di dover far dire a Mostro quello che dicevo io, motivo per il quale spesso le cose di cui parlavo si presentavano in una forma estremizzata o quasi teatrale. Questo è un progetto in cui non ho voluto mettere nessun filtro”.

Questo discorso – quando sentirete il disco – risulta evidente all’ascolto di alcune tracce. A quella esibita dichiarazione di onestà ho ripensato quasi automaticamente ad una cosa che ho visto seguendo gli aggiornamenti sulla release del disco per tutto il mese di Febbraio. “Ho letto in un post su Instagram (anche se quando lo hai scritto il titolo era ancora censurato) che “Nuova Luce” è stato uno dei brani che preferisci del disco: perché?”

“Forse perché è l’intro, perché è uno dei primi brani che ho scritto – mi dice lui –; sai cos’è? Ci sono quelle canzoni che ti servono per andare avanti nella scrittura del disco, no? Quella è stata una delle prime, mi piaceva da subito, quindi… non lo so, ci sono affezionato perché mi ha dato una bella scarica di autostima per continuare ad andare avanti. E poi ovviamente mi piace proprio come pezzo, mi piace ascoltarmela.

A quel punto ho deciso di porgli un’altra domanda su un brano specifico: il singolo d’anticipazione del disco. “Com’è nato il featuring con Gemitaiz?”, gli ho chiesto.

“Innanzi tutto c’è un solo featuring perché io sono molto geloso della mia musica: ho un tipo di scrittura, nella fase di produzione, che è molto intenso e durante il quale faccio veramente fatica ad immaginare altre persone al di fuori di me all’interno di quei brani; ci sono quelle occasioni però in cui mi scatta quella cosa per cui…” a quel punto, Mostro si è interrotto.

Ci ha pensato un attimo e ha ripreso dopo qualche secondo: “Insomma, se riesco a trovare il brano adatto per il quale penso che un artista possa dare un contributo, allora glielo chiedo: in questo caso è nata la collaborazione con Gem per quanto riguarda “Britney nel 2007” perché una volta che ho finito il pezzo ho pensato che lui fosse perfetto per la situazione”.

Ascolta ora: “Britney nel 2007” di Mostro

“Gli ho scritto, il caso ha voluto che lui mi abbia risposto dicendomi che aveva tipo Britney del 2007 tatuata su una gamba… sì, esatto, Britney pelata. Pazzesco no? Quindi “va bene, perfetto, dobbiamo farlo”, mi sono detto”.

La storia di quel brano mi incuriosiva molto, anche perché è un brano che si pone come un ponte: è una traccia crossover per il suono che la definisce, ed è capace di congiungere generi per connotati e caratteristiche lontanissimi.

“Quel pezzo ha un sound molto rock, che fra l’altro ritorna all’interno del disco e in generale della tua discografia. Questo sound però non è esattamente di tendenza. Non ti spaventa in termini di risultati?”

“Mah frate – mi ha risposto lui – io preferisco fare una cosa mia al 100%, che sono sicuro venga bene, piuttosto che cercare di fare la cosa di tendenza; non sarei assolutamente in grado di fare il compitino del testo trap, oppure adesso è magari di più la cassa dritta… ‘sta roba della tendenza non fa per me, io continuo a fare quello in cui credo, e sono sicuro che può ottenere gli stessi risultati della tendenza del momento.

Non lo so, non so quanto la moda influisca veramente: se proponi un prodotto valido, nel qualche credi, la gente se lo sente comunque”.

“C’è un brano, “Un po’ depresso”, che tratta una tematica serissima con molta ironia. Come nasce la traccia?”, gli ho detto.

“Allora, sono “fiero” di questa canzone, perché descrive quelle giornate che definisco “acidi” ed “inutili”: sono le giornate in cui mi sveglio depresso, non riesco a concludere nulla per tutto quanto il giorno e non faccio altro che guardare alla televisione programmi squallidi e trovare scuse per non vedere altre persone. Sono contento di essere riuscito a metterla in questa formula, perché mi aiuta tantissimo a sdrammatizzare, però il fine della canzone era proprio quello di raccontare queste giornate.

Poi sicuramente il tema della depressione lo affronto sia nella vita privata sia nelle mie canzoni e l’ho già fatto anche in maniera più seria”.

“In “Nostradamus” dici “Ora pretendo ciò che mi spetta”. Cosa pensi ti spettasse già da prima di quest’ultimo disco che invece non ti è stato riconosciuto?”

“Mah frate, penso che comunque sia ci siano ancora persone che mi sottovalutano. Questa è una cosa che non mi va bene, è semplicemente questo: è tempo che la mia musica si faccia sentire”. La risposta, pensandoci, è stata lapidaria, perentoria ma non arrogante.

Forse proprio quel quesito mi ha indotto a fargli quest’altra domanda: “Nel disco c’è un brano che costituisce il sequel di una traccia del passato (“Memorie di uno sconfitto”): cosa è cambiato da allora? Ti senti ancora uno sconfitto?”

Ascolta ora: “Memorie di uno sconfitto”, di Mostro

“Sai frate, sentirsi uno sconfitto è una condizione che non ti viene dettata dal lavoro o dalle persone che hai intorno”.

“È esistenziale?”, gli ho chiesto, auspicandomi di aver ben compreso.

“Esatto. Essere sconfitti significa dover accettare determinate cose del proprio carattere, anche se non ti piacciono. In realtà quello quindi è un’esaltazione dell’essere sconfitti: “Memorie di uno sconfitto” è detto nella maniera più fiera possibile.

Quello che è cambiato è il mio approccio, ad oggi, grazie al fatto di essere riuscito a prendermi un sacco di soddisfazioni, ho ottenuto dei traguardi personali per me importanti… mi sento molto più sicuro della persona che sono”.

“In “Le belle persone” dici “Tutto quello che ho fatto lo rifarei”. Qual è la cosa nella tua carriera che non hai fatto e che invece – col senno del poi – avresti voluto fare?”

“Non lo so. Guarda, non ti voglio dare una risposta da spaccone, però non penso di avere rimpianti. Tutto quello che ho fatto ha avuto un motivo, e se non ho fatto altre cose è sempre per lo stesso motivo. Non sento di rimpiangere nulla e di pensare di non aver avuto la possibilità di non aver fatto qualcosa. Sicuramente ho sfruttato tutto quello che dovevo sfruttare, e va bene così”.

A questo punto dell’intervista mi sono accorto del fatto che Mostro, nelle sue risposte, esibisce una certa sicurezza. Mi è venuto naturale ipotizzare, allora, che la parvenza di sicurezza si fondasse sulla consapevolezza di una crescita rispetto ad uno stato precedente.

Per quello poco dopo gli ho chiesto: “Di recente hai scritto: “Certe volte nella vita può capitare di rimanere soli, e bisogna imparare a contare solo su se stessi. Io sto solo provando ad essere meglio, sto andando avanti, sto crescendo”. In cosa pensi di essere cresciuto di più in questo disco artisticamente parlando?”

“Questo è un disco in cui riesco finalmente a parlare del mio presente: in questo mi sento cresciuto. Nei dischi precedenti avevo la necessità di guardarmi indietro, di dover analizzare i miei problemi, i miei difetti, le sfighe che ho avuto nella vita.

Mi sento cresciuto perché mi sento in grado di vivere il presente con coscienza e senza paura, senza dovermi andare a nascondere nel mio passato. Sono in piedi, presente nel mio presente, e sto andando verso il mio futuro.

Quindi essere cresciuti non significa essere centomila volte meglio rispetto a prima, significa essere pronti ad affrontare tutto quello che prima invece magari ti terrorizzava”.

Dopo una risposta simile, ho deciso di tornare sul disco: “Come nasce il brano “La città”?”

“Ho deciso di utilizzare quel brano come singolo. Io sento molto la necessità di essere solo nelle mie scelte artistiche: voglio sempre che sia il pubblico a seguirmi e non il contrario.

Di conseguenza ero sicuro che le persone si aspettassero da me un altro tipo di singolo, con un altro tipo di beat, un altro tipo di atmosfera e un altro tipo di energia. Invece io ho voluto dire a tutti quanti: “No, adesso vi dovete voltare da quest’altra parte, perché io sono a cento chilometri da voi e voglio che tutti quanti voi veniate qua”.

E questo è un po’ l’obiettivo vero di questo disco: far riuscire a capire alle persone quanto io realmente ho intenzione di spostarmi, di muovermi. Di convincere loro a venire con me.

“La città” è un brano d’amore, che parla della mia incapacità di gestire questo sentimento, che a volte è troppo poco, a volte è troppo. E in questo caso è così tanto che diventa grande come una città: la città sta a rappresentare tutto l’amore che provo per una persona, che è così grande, così fitto, così complesso come strade o palazzi, che alla fine ci si perde.

Ma rimane sempre quella sensazione di potersi incontrare, perché forse tra cento, mille anni, ci si potrebbe incontrare proprio tra quelle vie”.

A quella risposta, ho capito che siamo quasi giunti al termine dell’intervista: quasi tutti i miei dubbi erano stati risolti. Per quello, ho deciso che la seguente sarebbe stata l’ultima domanda. “Alla fine di “Fuck Life” fai un annuncio importante riguardante il “vol.3”, presumo della saga di “The Illest”. Volevo chiederti come ti è venuta l’idea di fare un annuncio in questo modo e in generale che cosa ti aspetti dal futuro”.

“Quell’intro, quegli outro sono molto real, capito? Di conseguenza io in questo periodo mi sento estremamente produttivo, ho già sicuramente dei brani che non ho potuto mettere in “Sinceramente Mostro” e che potrebbero finire nel Volume 3; sono proiettato al lavoro sul Vol. 3: l’ho detto, lo voglio fare e per adesso è così”.

“Perfetto, ci siamo!”, ho esclamato soddisfatto.

“Okay, grazie mille della chiacchierata!”

“Figurati, è stato un piacere” ho detto, sincero.

Ascolta ora: “Sinceramente Mostro” di Mostro

Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla nostra newsletter

Popolari

Fedez ha provato a spiegare la sua strategia senza riuscirci

Italia

Nipsey Hussle Nipsey Hussle

Chi era Nipsey Hussle?

Estero

Come funziona un tour europeo?

Italia

Come si ottiene il permesso per un sample?

Italia

Come cambierà la musica con la nuova legge europea?

Lifestyle

Rkomi, ci è piaciuto il disco?

In Evidenza

marracash guerra marracash guerra

La guerra di Marracash

Italia

Fotoromanzo: Capo Plaza

Italia

Connettiti
Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla nostra newsletter