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Quanto tempo è giusto far passare tra l’uscita di un brano e quella del video?

Quando si pubblica un video musicale si offre al pubblico un prodotto sostanzialmente diverso dal semplice brano: rispetto alla canzone, esso è un arricchimento, un potenziamento. Ma quanto tempo dopo l’uscita del brano bisogna rilasciarlo?

La settimana scorsa, scrivendo l’articolo su Leon Faun, mi sono reso conto dell’importanza per un brano dell’aspetto video, che per anni ha trainato la promo di album e dischi e che tutt’ora – pur con la diffusione delle applicazioni di streaming – costituisce un elemento di promo fondamentale.

Dunque mi è venuto spontaneo chiedermi: “Quanto tempo è giusto far passare tra l’uscita di un brano e quella del video?”. La risposta ovviamente però non può essere univoca.

Il modello “Cronache di Mairon”

Guarda ora: “Oh Cacchio” di Leon Faun

Prima di pensare alle due soluzioni più classiche ve n’è una eccezionale da considerare che nell’ultimo periodo mi sembra notabile.

Quando un artista seleziona un brano perché questo sia corredato di video, si ritrova a dover offrire un prodotto nuovo, più articolato, che deve duplicare la propria complessità mantenendo una armonia e una coerenza fra audio e immagine fondamentale.

C’è chi, di recente, ha pensato di sfruttare questo concetto riducendo al minimo la distanza del rilascio fra video e brano, pervenendo ad una soluzione di continuità fra i singoli e ad una fusione totale dei due ambiti, nella trama complessa di un progetto più ampio.

Ovviamente, per quanto questa scelta non sia adattabile a tutti, sembra funzionare: lo stesso Leon Faun, di cui si parlava poco fa, grazie all’aiuto del suo regista @theevil è riuscito a plasmare una vera e propria serie TV fantasy-steampunk, che sicuramente non avrebbe avuto lo stesso appeal senza l’apporto video.

Il “modello Lunedì” e il rilascio nel lungo periodo

Ma torniamo ai modi canonici. Uno dei modi migliori, secondo me, per rilanciare una canzone poco prima che essa scenda dalla cresta dell’onda, è proprio il video. Un esempio lampante di ciò è “Lunedì”, la cui clip è stata votata dalla redazione come la migliore dell’anno passato.

Guarda ora: “Lunedì” di Salmo

Se il brano aveva ottenuto risultati incredibili fin da subito, spiccando come uno dei migliori di “Playlist” e del 2018 in generale, sicuramente puntare su un video di qualità (pubblicato il 4 marzo 2019) ha consentito a Salmo di porre nuovamente l’attenzione sulla sua canzone.

Egli infatti ha proposto più che una semplice clip, un vero e proprio cortometraggio della durata di quasi 8 minuti in cui a interpretare il bene e il male sono l’attore professionista Alessandro Borghi e lo stesso Salmo.

Certo, più tempo ci si prende per un una simile operazione, più bisognerebbe impegnarsi nel tentativo di proporre qualcosa di innovativo e complesso: insomma, è inevitabile che una scelta simile comporti un innalzamento delle aspettative.

Ed è per questo che è importante rilevare (come riporta MTV) che “Lunedì” è il primo videoclip in Europa a essere girato negli Studios Nu Boyana a Sofia (Bulgaria), dove sono stati realizzati alcuni film di successo come Hellboy, la saga di Thor e molti altri.

L’anno scorso un altro esempio eccelso di progetto che ha seguito queste modalità di dispiegamento è stato “Veleno 7” di Gem e Mad. Il video, fondato su un ironico citazionismo, era riuscito infatti nell’intento di prolungare massimamente quell’attenzione enorme che l’hype del brano aveva generato, stirandola e allungandola per il periodo di tempo più lungo possibile.

Guarda ora: “Veleno VII” di Gemitaiz & Madman

Insomma il modello – sebbene possa richiedere un dispendio di denaro e attenzione maggiori, se portato a compimento nel migliore dei modi come nel caso del rapper sardo e dei due rapper cresciuti a Roma – può funzionare veramente bene.

Il rilascio nel breve termine

C’è infine la soluzione più classica (o perlomeno più diffusa): quella che prevede il rilascio del brano e, pochi giorni di seguito, la pubblicazione del video. Questa soluzione, che consente di catalizzare e concentrare l’attenzione del pubblico è il modulo di promo più diffuso e probabilmente il più adeguato per l’era di sovrapproduzione in cui viviamo.

Guarda ora: “Rozzi” di Paky

Esso sfrutta pienamente l’attenzione volatile ed evanescente del pubblico; anche in questo caso però, quello che conta davvero è l’originalità. Comunque, la cosa davvero fondamentale (qualunque sia la soluzione per la quale si propende) è che il prodotto offerto alle masse non sia raffazzonato alla bell’è meglio, ma anzi che offra allo spettatore un intrattenimento potenziato.

Un esempio di questo genere può essere “Rozzi” di Paky (direzione di Davide Vicari), che ha presto raggiunto le sei milioni di visualizzazioni su youtube consentendo al rapper emergente di Rozzano di attirare l’attenzione su di sé per un periodo lungo ed importante per la crescita del suo seguito.

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