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2010-20: troppi classici per una sola decade

2010-2020: un decennio pieno di album di spessore. Ma anche di classici dall’inizio alla fine? Abbiamo chiesto a Paola Zukar di dirci la sua.

In dieci anni “ne è passato di flow sotto i ponti”, ma a differenza della decade presa in esame dai Dogo in un singolo (“Dieci anni fa”, appunto) del loro ultimo disco (“Non Siamo Più Quelli Di Mi Fist”), non si partiva con soltanto “parole e coglioni”.

Il mercato si era aperto nel 2006 grazie a singoli come “Applausi per Fibra”, e quattro anni dopo il rap non respirava più soltanto l’aria della piazza e delle panchine. I set stavano già cambiando. Non a caso “Che Bello Essere Noi” – il disco di “Spacco Tutto”, vero e proprio manifesto non solo di zarroganza, ma anche di quel salto – esce appunto nel 2010.

Guarda ora: SPACCOTUTTO


Tutto questo per dire che già in partenza le basi erano buone per consegnare al nostro presente un filotto memorabile di produzioni con un buon riscontro mediatico. Solo in quell’anno si contano “Guilty” di Noyz Narcos, il già citato album dei Dogo – che avvicinava ulteriormente il rap e il club –, e “Controcultura” di Fabri Fibra, forte di una delle maggiori hit nazional-popolari mai partorite da un rapper di casa nostra (“Tranne Te”).

Guarda ora: Qualcuno normale

TUTTI CLASSICI?


Di dischi di spessore dal 2010 ad oggi ne sono usciti a bizzeffe. Ma quanti possono essere considerati classici?

Prendere in esame un periodo di tempo così lungo può complicare il soppesamento dell’influenza effettiva. Il genere ha cambiato pelle più di una volta, ed elementi strutturali che fino a 6 anni fa erano imprescindibili per definire il rappato oggi si sono evoluti. In certi casi pure dileguati.

Non possiamo definire “classico” un disco che è uscito oggi. È la prova del tempo che lo rende tale.

Paola Zukar

Diventa difficile a quel punto capire cosa sia un classico se nel giro di pochi anni i punti di forza diventano accessori e la storia stessa di certe produzioni si ridimensiona. Quali fattori incidono veramente? Il gusto dei contemporanei? Il ricambio sonoro come nel caso di “XDVR”? Quando e come possiamo parlare di classici attraverso una decade?

Abbiamo chiesto a Paola Zukar, manager di Marracash, Fabri Fibra e Clementino, di offrirci il suo punto di vista sulla questione:

L’OPINIONE DI PAOLA ZUKAR

«Bisogna intendersi sulla definizione di “classico”. Classico è qualcosa che non passa mai di moda, come un capo, un disco o un film. È quella cosa che rimane eternamente rilevante, indipendentemente dal momento in cui esce. Qualcosa che definisce e descrive il suo tempo, anche quando lo ritrovi nel futuro.
Non solo: non possiamo definire “classico” un disco che è uscito oggi o l’altro ieri. È la prova del tempo che lo rende eventualmente tale.
Detto questo, senza dubbio ci sono dei dischi usciti tra il 2010 e il 2012 che già si candidano a veri e propri classici».

IL TEMPO

Il tempo come principio regolatore: un elemento che sembra non rientrare tra gli strumenti di giudizio di buona parte del pubblico, pronto ad osannare ogni lavoro del proprio beniamino come rap masterpiece.

Capita spesso di assistere ad un’euforia crescente per certi progetti a pochi giorni dall’uscita. Dischi che, col passare dei mesi, non lasciano traccia.

Serve forse maggior equilibrio tra il pessimismo figlio del bombardamento da sovraproduzione, e la cieca convinzione che si stia facendo la storia? Gli elementi per farci strada coscienziosamente non mancano, come ci suggerisce la stessa Zukar:

«Oggi c’è talmente tanta roba che esce che anche i dischi ben fatti sono più frequenti, nel mucchio chiaramente esce un sacco di roba buona, ma non per questo rimarranno per forza. Diciamo che per esempio “Mr Simpatia” può essere considerato un classico per come viene percepito. “SXM” lo è senz’altro. Posso dirti che anche i ragazzi di 16/17 anni che comprano il merchandising di “Mr Simpatia” lo riconoscono oggi come un classico, così come comprano le magliette di Kurt Cobain o di altri gruppi che hanno fatto la storia. “Santeria” rimarrà un classico? Probabilmente. “XDVR”? Può essere. E le cose più nuove? “Rockstar” di Sfera ha portato un nuovo suono in Italia, quindi è candidato anche per questo motivo a diventare un papabile classico. Dirlo con certezza al momento è impossibile».

A complicarsi ulteriormente è il rapporto che l’ascoltatore instaura con la qualità messa sul piatto al giorno d’oggi. Soprattutto dal punto di vista della durata.

Il rischio che si perda la presa su come stanno andando effettivamente le cose c’è, ma questi processi non devono depotenziare il fatto che la buona musica continua a venir creata e sperimentata anche dopo 10 anni così intensi.

Guarda ora: Serpenti a sonagli

Semmai, emerge la necessità di riassestare di continuo un valore concettuale (“il classico”) in stretto rapporto con la discriminante temporale, che lo rende più difficile da afferrare ed impugnare correttamente. Paola Zukar si è espressa così sulla situazione attuale:

«Posso dire che stanno uscendo un sacco di dischi davvero importanti e interessanti. Tha Supreme, per esempio, con questo suono super-fresco ed innovativo che ha distrutto tutti i record di streaming. “Persona”, ovviamente, che oltre ai record di streaming ha anche consolidato la percezione di un disco importante a livello di contenuti: questi elementi potrebbero renderlo un classico, perché ha definito il suo tempo, ha raccontato qualcosa che prima non c’era, ha definito questo momento storico individualista e narcisista con concetti nuovi ed universali, riconosciuti anche dal mainstream. Anche l’esordio di un album come “Scialla Semper” di Massimo Pericolo è notevolissimo, ma solo il tempo potrà dire davvero se si tratta di un classico. Tutta questa produzione massiccia e continua rende più difficile identificare e creare dei classici che, ad oggi, sembrano appartenere concettualmente ad un altro tempo, ad un altro modo di fruire la musica: oggi è tutto così veloce che anche i dischi ottimi ed importanti non hanno il tempo fisiologico di mettere radici robuste e durature per definire davvero la propria epoca».

Ascolta ora: Persona

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