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Bentornato Ghali

Il rischio di fare la fine del vaso di coccio tra due vasi di ferro era alto. Così non è stato. Segno che il rapper di Baggio sta tornando, in tutto e per tutto.

«Possiamo stare best friend, ma ho due richieste/ Proteggi queste bestie in corsa campestre/ Commissario taglia teste, con il Winchester/ Non fare il guastafeste, c’ho brutti flashback».

IL GHALI CHE SERVIVA

Ai fan di Ghali serviva come il pane un ritornello così, uno dei suoi. Un chorus che, oltre a entrare subito in testa, sapesse anche far riflettere. A Ghali stesso serviva un brano così per rientrare in scena come si deve, nonostante il rischio di fare la fine del vaso di coccio tra due vasi di ferro.

“Flashback” è uscita l’11 novembre, nel pieno della forbice temporale tra “Persona”, il disco di Marracash, e “23 6451” di tha Supreme: finire nel dimenticatoio a poche ore dal lancio era una possibilità antipatica con cui dover fare i conti.

SPALLE LARGHE

Ma il singolo ha dimostrato di avere le spalle larghe abbastanza, ritagliandosi la sua fetta di spazio in un mercato dell’attenzione monopolizzato dal re della Barona e Le petit diable di Fiumicino. Per uscire dalla morsa, son servite due cose: qualità e cavalli di battaglia.

Ascolta ora: Vossi Bop

DUE FATTORI DECISIVI

Tempo fa avevamo sottolineato in un pezzo (“Dentro la testa di Ghali”) la curiosità che orbitava attorno ai nuovi progetti del rapper di Baggio; un interesse non solo legato alla componente testuale, ma anche e soprattutto alla strumentale.

A chi si sarebbe affidato per farsi confezionare su misura il suono di una nuova e cruciale fase della propria carriera? A dargli man forte in questo caso ci hanno pensato 4 mani d’eccezione, quelle di Mace e Bijan Amir.

Al primo non servono presentazioni: sono anni che singoli di successo firmati da lui (“Cosa Mia”, “Babysitter”, “Pamplona” ecc…) impreziosiscono puntualmente il rap game italiano.

Guarda ora: Non ci sei tu

Bijan, nonostante il suo nome dica poco ai più, ha in realtà già lavorato con artisti italiani – come Izi e Madman – , ma soprattutto ha messo mano ad alcune delle hit di maggior successo a livello planetario, “Ric Flair Drip” di Offset & Metro Boomin su tutte. Una delle migliori prove liriche dell’ultimo Ghali non poteva chiedere tappeto migliore.

Guarda ora: Ric Flair Drip

MONDI FAMILIARI

Questo connubio ha fatto sì che la qualità, al di là dei numeri e di qualsiasi altra considerazione quantitativa, avesse la meglio sulle date. Il pezzo è andato a segno, soprattutto per un carattere fortemente evocativo e dal “sapore di casa”.

Ghali riesce effettivamente a toccare ancora certe corde, le stesse che lo avevano reso grande in Italia qualche anno fa fidelizzando migliaia di seguaci.

Guarda ora: Cara Italia

Prima di tuffarsi in un nuovo evento (un nuovo disco) ha così riannodato un filo col passato che potesse ridestare i propri fan, pur senza suonare vecchio. “Flashback”, il primo singolo del nuovo album, non è ritrito, ma familiare.

A questo discorso va legato il secondo punto: i cavalli di battaglia. Madre, periferia, immagini aderenti al vero e al quotidiano selezionate in modo mai banale.

Ma soprattutto, il modo migliore per dire che Ghali non se ne era mai andato. Ritornare su certi temi, come afferma lo stesso artista su Instagram, ha un significato ben preciso: far quadrare i conti. Qualsiasi presente, anche il più roseo, nasce anche dai vuoti più difficili da riempire.

Tutto questo è la materia viva di “Flashback”, il suo corpo e cuore pulsante. Una scelta forte, che rimette la cifra più familiare dell’artista al centro, senza bruciare le tappe di una progressiva esposizione della sua nuova dimensione artistica. È il primo estratto, la prima tappa evolutiva, che per ovvie ragioni rappresenta la più vicina allo stato di forma che tutti conosciamo; ci sarà ancora tanto di nuovo da scoprire ed ascoltare.

«Svito bulloni, giro spaghettoni/ Non presto attenzioni che non mi ridanno/ Mio papà l’ho visto più dentro che fuori».

«Borbottan le vecchiette dalle finestre. Il quartiere si riveste dopo le sette».  

«’Sto cuore nei messaggi che ho mandato per sbaglio/ Fisso le lancette che girano al contrario/ Tu guardami gli occhi se vuoi leggermi il diario».

Resta il fatto che ogni volta che il rapper attinge da quel ricettacolo specifico ed intimo di formule e rime non sbaglia, per un semplice (ma decisivo) fattore di credibilità. Lo stesso che rende consistente l’esperienza onirica che i suoi migliori pezzi garantiscono.

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