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Pop Smoke ha portato la drill a Brooklyn

La scena internazionale ha grandi aspettative e lui ha confermato con i numeri la portata del suo successo.

Pop Smoke è uno degli artisti newyorkesi dai quali la scena internazionale si aspetta tanto, non sapendo esattamente cosa pretendere però. 

È una premessa confusa me ne rendo conto, ma approcciarsi a lui e al suo universo di riferimento genera più o meno la medesima sensazione di disorientamento. E definirlo senza citare Keef, Young Chop, le drum machine o il binomio West / Minaj è pressoché impossibile. Per capire quanto potenziale inespresso ci sia ancora penso sia necessario procedere con ordine.

Il nichilismo nella drill

“Drill” è già di per sé fortemente evocativo e nella testa risponde ad un solo suono, quello delle pistole; viene naturale allora immaginare che l’approccio lirico sia violento, esplicito un po’ come lo è l’idea comune del rap alla genesi. E in effetti lo è, ma dietro a quel politicamente non corretto c’è una realtà fatta di sobborghi afroamericani dove giovanissimi si muovono tra violenza e dissenso, ai margini della terza città più grande d’America.

Cosa forse ancor più fondamentale è che non è necessario un grande sforzo mnemonico per attingere al panorama descritto sopra perché purtroppo siamo già nel nuovo millennio: è il 2010. 

Siamo in quelli che vengono definitivi southern neighborhoods, i mondi paralleli che sono costati alla città di Chicago il diminutivo di Chiraq tante sono le vittime per arma da fuoco ogni anno, superiori perfino a quelle della guerra in Iraq. 

È qui che nasce qualcosa di più spinto rispetto alla trap, ma tecnicamente realizzato quasi allo stesso modo (auto-tune, distorsioni e sintetizzatori), con la differenza che quei testi non sono una mera autocelebrazione, ma una vera e propria testimonianza nihil.

La voce che prima di tutte le altre emerge da questo groviglio rinunciatario e decadente è quella di Keith Farelle Cozart detto Chief Keef, detto Sosa. All’epoca era solo un quindicenne eppure la forza del video “Bang” e dei successivi mixtapes valgono la firma con la Interscope Records, etichetta discografica figlia di Universal. Ma per arrivare ad essere mainstream occorre molto di più e così arriva il Μίδας West che non può che segnare un assist vincente: mette sul beat Pusha TBig SeanJadakiss e sé stesso in un remix di Keef senza precedenti. 

Ascolta ora: Don’t Like

«I’m going to be the next. The way I talk, the way I look is different. You understand? I talk better, I look better, I smell better than n****s. These n****s can’t fuck with what we got. »

Da qui l’ascesa è presto detta: prima Cozart poi Fredo Santana fino ad arrivare a Pop Smoke.

Voce roca e profonda cresciuta con “Get Rich or Die Tryin’ ”– come confermato in un’intervista rilasciata ad xxxlmag.com – drum 808, un po’ di UK Garage e sample grime sottomessi a pad viscidi, in un mix di chi su internet ci è cresciuto ma che si è fatto spazio in strada (e si sente tutta nello slang Brooklyn made).

Dopo aver costruito l’hype con la sua estetica grezza e la sua grinta indipendente, ha firmato per Victor Victor / Republic Records ed è intenzionato a muovere i fili del drill game. La tenacia penso non sia un suo problema.

Da Chicago a Genova

Questa cultura urban tipicamente d’oltre oceano, personificata spesso e volentieri in volti poco più che adolescenti che parlano la lingua del ghetto e masticano le logiche che ruotano attorno al sesso, alla droga e alla galera ha iniziato a far parlare / discutere di sé quando, in punta di piedi, è arrivata anche da noi. O almeno il suo eco.

Tedua (degli esordi), Izi e il gruppo genovese sono lo spaccato che in Italia forse più si avvicina all’approccio di Smoke. Ovviamente per quanta criminalità sia permeata nel nostro territorio non sarà mai accessibile quanto lo è nei contesti sub urbani di metropoli come New York o Chicago, ma tanto è bastato ad accostarli al genere.

Probabilmente lontani dai vortici di violenza, omicidi e crack – terreno fertile per la produzione di Pop Smoke – il punto comune tra loro è il senso fraterno, il legame viscerale col collettivo e l’attaccamento profondo alle origini e alla propria città.  

Ascolta ora: ”Brother Man”

“Meet The Woo” incontra Skepta e Nicki Minaj

Questo è il primo progetto ufficiale, viene pubblicato il 26 luglio tramite etichetta e a discapito di una produzione scarna (parliamo di 9 tracce nella prima edizione ed 11 in quella deluxe) è sicuramente una delle uscite più ambiziose dell’anno corrente.

Nonostante il primo approccio con la musica sia avvenuto in maniera non proprio consapevole – Smoke intervistato da Genius racconta infatti che stava accompagnando l’amico Jay Gwuapo in studio e dopo la session, ispirato dall’esperienza, ha provato a scrivere qualcosa – tutt’altro che incosciente sembra la scalata al successo.

I singoli antecedenti l’uscita dell’album raccolgono milioni di visualizzazioni YouTube: “Flexing”“MPR” sono street video con la S maiuscola. Non hanno la pretesa di essere patinati e riescono benissimo nel loro intento iper realistico / comunicativo.

Ma è solo con “Welcome To The Party” che scatta l’upgrade: 10 milioni di visualizzazioni e 6 di stream, numeri che per un novellino ’19 con un solo anno di vita alle spalle fanno tremare. Nella stessa chiacchierata con Genius di prima si parla anche della rapidità con la quale è nato il pezzo, circa trenta minuti che sono bastati a far entrare la traccia nella classifica US Viral 50 di Spotify alla n°. 5, mantenendo la posizione per più di un mese.

 

Guarda ora il video

Tanta attenzione porta i suoi frutti e arriva anche l’imprinting con Skepta, forse aiutato dalla produzione di un familiare 808Melo (britannico anche lui e fidato collega di Smoke), in un remake del brano ancora più incisivo dell’originale. Segue Pusha T che lo invita sul palco al The Greatest Day Ever!, festival che si è svolto lo scorso luglio a Coney Island, Cardi B che posta un video su Instagram dove canta WTTP, fino alla Queen per eccellenza: Nicki Minaj.

Quest’estate infatti Nicki ha tolto ogni dubbio riguardo alle sue capacità – per chi ancora fosse scettico – servendosi di una sola strofa che si riassume più o meno così: / Can’t sit with us but you might can go / Got a milli’ bitches on go […] / Got me walking ‘round like I’m Michael though (Yeah) / Paint my hair ‘cause I’m Tyson (Uh), Jordan, Angelo /.

Collaborazione apprezzatissima da entrambe le fanbase che senza nemmeno un video ufficiale hanno condiviso e visualizzato con numeri impressionanti. 

Queste cifre stratosferiche accompagnano quasi tutti i pezzi del disco, nonostante siano tracce di 2 / 3 minuti stringati. “Dior” è tra quelle che più hanno infiammato la scena e guardando il video si intuisce il perché. 

Guarda ora il video

Vero che quello stampo alla Chief Keef si è un po’ perso, ma Pop Smoke ha ancora un sacco di potenziale non sfruttato. Sicuramente è solo l’inizio.

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