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Ci è piaciuto il disco di Post Malone?

Abbiamo fatto confrontare due nostri redattori su “Hollywoods Bleeding”, il nuovo album di Post Malone.

Venerdì 6 settembre è stato pubblicato “Hollywood’s Bleeding”, il nuovo album di Post Malone.

Dopo averlo ascoltato più volte, abbiamo deciso di far confrontare due nostri redattori per cogliere appieno tutte le parti fondamentali del progetto, a partire dalle collaborazioni fino ad arrivare alla scelta delle sonorità.

Per facilitare la lettura e l’indicazione di ciascun redattore, utilizzeremo le seguenti sigle per indicare i redattori:

FA: Federico Arriu (federico.esse.arriu)

FM: Federico Maccarrone (federico.mh)

FM: Oh Fede, ti è piaciuto il disco?


FA: Sì, molto, anche se secondo me non è un “disco rap” nel senso più comune del termine. Leggevo prima una statistica di Hiphop Numbers che per l’88% del disco Post Malone non rappa ma canta, e secondo me si sente.
A te?


FM: Sì, ha spaccato


FA: Come l’hai sentito rispetto ai lavori passati?


FM: In realtà l’ho trovato molto più maturo, sia per la scelta musicale sia per l’attitudine al canto. Le tracce mi sembrano tutte hit, cosa che non mi era accaduta con “Beerbongs and Bentleys”. Per quello che riguarda il rap, invece, lui da tempo non vuole essere identificato come rapper, quindi va benissimo.

La parte fondamentale, secondo me, è che l’influenza del rap è chiarissima e il tipo è nella top 3 delle popstars mondiali.
È un segnale chiaro di un unirsi di generi che, spero, arrivi in Italia presto.


FA: Secondo me è riuscito a fare una cosa incredibile: ha fatto un disco rap senza rappare. Post Malone è la prova che il rap è penetrato nel pop e lo ha cambiato a livello genetico. È anche per quello che la sua maturità dal punto di vista canoro si sente di più… “Beerbongs and Bentleys” era una fase di passaggio che doveva farlo arrivare a “Hollywood’s Bleeding”.


Per il discorso sui generi secondo me non c’è migliore esempio di “Take what you want”: l’assolo finale, l’unione di Travis Scott e Ozzy, e lui che sta in perfetto equilibrio fra loro due sono tutte cose che provano che il limite del genere ormai non esiste più.

O meglio, forse ci ricorda che il “genere” è una categorizzazione che uno dovrebbe applicare a posteriori per capire, non a priori limitandosi.

Secondo te chi è l’artista con cui è stato più in sintonia?


FM: Sicuramente la traccia con Travis e Ozzy è stata un’incredibile miscela di generi, ma personalmente la combinazione che ho preferito è stata quella con Meek Mill e Lil Baby. “On the Road” ha un sound incredibile: il ritornello è ultra catchy e quando entra Mill il tempo sembra fermarsi, nel senso che sembra totalmente un’altra traccia, tanto che il beat è notevolmente diverso. Anche se non è questo il Lil Baby che preferisco, lui e Meek insieme sono dinamite.

Lo hanno già dimostrato nel disco di Saint Jhn, di cui mi sono innamorato.

Secondo te c’è la nuova “Rockstar” in questo disco?


FA: Secondo me non c’è un brano paragonabile a “Rockstar”, ma per il semplice fatto che come dicevi anche prima il disco è di per sé una hit unica.

Ogni pezzo è un brano che potrebbe esordire al primo posto in classifica (e se non sbaglio fra l’altro ogni brano è rientrato in top 20 All Genres di Apple). Se dovessi dirtene una penso sceglierei la titletrack comunque, a me ha fatto impazzire sia per sound che per quanto riguarda il testo.

Se dovessi aggiungere (o togliere) qualcosa cosa sarebbe?


FM: Secondo me invece la nuova “Rockstar” è sempre stata nascosta in piena vista e mi son reso conto del fatto che esistesse solo quando ho ascoltato tutto il disco.
Inizialmente pensavo fosse “Goodbyes”, perché ricalca “rockstar” come struttura musicale, ma sbagliavo.
Ora, indipendentemente dal successo che sicuramente avrà “Goodbyes” per me la hit del disco è “Sunflower”, come l’oltre miliardo di streams ha già dimostrato.


Secondo me il pezzo gli è esploso in mano, ma in effetti è proprio una bomba.

Io non amo fare questo tipo di interventi, perché vorrebbe dire non apprezzare appieno il lavoro dell’artista o affermare che avrebbe dovuto fare qualcosa di diverso.


Questo disco è un bel macigno, potenzialmente può fare numeri superiori a “Beerbongs”.

Tu invece? Cambieresti qualcosa?


FA: A me “Goodbyes”, forse proprio per via di quel calco strutturale, è il pezzo che mi è piaciuto meno. Voglio dire, è indiscutibilmente una hit, ma fra tutti i brani forse è quello che mi ha sorpreso di meno: era quello che già mi aspettavo e che pensavo che Post sapesse fare perfettamente… quindi se proprio dovessi (anche se in linea di massima terrei l’album com’è perché è comunque equilibrato e il pezzo ci sta) forse toglierei proprio “Goodbyes”. Io penso che un’altra che ha spaccato veramente tanto nel disco sia SZA, secondo me i due sono davvero perfetti insieme sul beat.

Ah, forse rimetterei Kanye in “Internet”, la sua presenza nel brano (la versione leak) era un valore aggiunto secondo me, mi era piaciuta molto.


FM: Ancora non ce ne rendiamo conto a livello popolare, ma SZA è enorme. Nonostante i vari problemi con la TDE, quando uscì “Ctrl” su di lei si accesero definitivamente tutti i riflettori.
Per quanto riguarda “Internet”, a metà traccia dice tipo “Internet mi causa paranoia per il rischio che leakino la mia roba”.

E in effetti calza a pennello ahahha.

Bella storia questo disco, davvero mi sembra equilibrato in tutto. È sperimentale, ma profondamente pop.


FA: Si, poi l’uso degli strumenti accostati agli 808 hanno dimostrato che il rap è forse il genere più versatile, e di questo sono contento, non vedo l’ora che sbarchi in Italia una simile mentalità.


FM: Capisco benissimo cosa intendi e concordo in pieno. Il problema è che serve davvero molta cura per unire sonorità elettroniche del rap al suonato, quindi non è mai scontato, perché il rischio di fare il passo più lungo della gamba è sempre presente.
È molto indicativa la parte finale di “Take What You Want”, perché è la combinazione perfetta per quella sonorità, ma non è per nulla facile.

Stavo riascoltando ora: Travis Scott è incredibile. Il flow del minuto 2:18 mi fa volare.

Tra le altre cose, mi piace che abbiano una cadenza periodica questi lavori: il rischio di quando arrivi al top è fermarti per cercare un sequel che sia perfetto, ma spesso rischi di perdere l’onda e finire nel dimenticatoio.

Posty in tre anni ha pubblicato tre album completamente diversi, ma complementari. Ha dimostrato di essere il numero 1.

FA: In generale Travis è stato incredibile. Come dicevi tu non è facile unire quei due diversi sound, ma è ancora più difficile per un ragazzo del ’91 tenere il confronto con una leggenda della musica ed emergere addirittura. Discorso che vale ovviamente anche per Post Malone.
Sì, indubbiamente. Ottenere dei risultati simili in così poco tempo e con un numero relativamente basso di lavori è sorprendente. Farlo poi con un’evoluzione continua è ancora più degno di nota. Ma forse basta leggere i commenti per rendersi conto di questo: nel 2019 non capita spesso di vedere zero hating su YouTube.
È il numero 1 ed è oggettivo: non c’è nulla di meglio.

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