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Originalità, stile e Dragonball: il 2016 di Ghali ci ha aperto un mondo

«Il 2016 di Ghali si può riassumere in tre parole: originalità, influenza e record», dice Antonio Dikele Distefano.

Tupac introdusse in America il mito del ”rapper poeta”. Kanye West si spogliò dal peso dei classici codici del rap, e iniziò a mostrarsi nel suo lato più fragile ed emotivo. Al di là delle valutazioni tecniche e di ogni gusto soggettivo, quello che accomuna Tupac e West è stato il coraggio di non seguire i canoni del classico, soprattutto nei contenuti. Così facendo hanno condizionato, in diversi gradi e modalità, tutto quello che è venuto dopo.

Se oggi il rap si è aperto alla poesia e alla fragilità, tantissimo si deve a Tupac e West. In epoche diverse hanno dimostrato che il rap poteva abbracciare diverse tematiche, e che potesse essere la disciplina ideale per raccontare l’intimità dell’artista. Grazie alla loro musica, il “vestito tematico” dell’hip hop è diventato sempre più largo, tale da non soffocare più – come era successo in passato – gli interpreti. Molti artisti avvertivano come stretti quei codici tematici classici, sì rappresentativi della radice dell’hip hop, ma non sempre sentiti e vissuti sulla pelle dell’artista. Proprio per questa ragione, soprattutto in Italia, molti hanno migrato verso altre sonorità.

In Italia abbiamo avuto dei grandi rivoluzionari. Penso a Tormento, che portò nello Stivale un mix di influenze West Coast con i Sottotono e che parlò di donne, sesso e amore con una scioltezza mai sperimentata prima nel rap in Italia, allora ancora relegato nei circuiti dell’underground.

Penso ai Dogo e a Marracash, che per primi hanno parlato assiduamente di soldi e marche di vestiti, in un contesto ipocrita che rinnegava il valore simbolico ed estetico dell’arricchimento.

Penso a Fibra, che per primo ha spostato le rime nel complesso mondo della psiche, espressa nei termini più estremi per il preciso scopo di essere dissacrante.

Perchè Ghali fu rivoluzione

Si tratta di artisti che hanno portato grosse novità sui temi. Tanti rapper hanno significato una grossa innovazione nel 2016, ne abbiamo parlato diverse volte in settimana. Tuttavia, se parliamo di innovazione tematica (ma anche stilistica e a livello di immaginario), non possiamo non riservare un posto di assoluto rilievo a Ghali.

Parlavo con un mio amico l’altro giorno. Mi disse «Il Ghali del 2016 è ancora oggi, nel 2019, la roba più fresca e innovativa in Italia».

Il lavoro nel 2015

Facciamo un passo indietro. A 15 giorni dalla fine del 2015, viene pubblicato il video di “Marijuana”, che segue ad altri ottimi successi come “Optional”, “Cazzo mene”, “Mamma”, “Non lo so” e “Sempre me”, sempre pubblicati come video su YouTube, come era usuale ai tempi. Ghali aveva già fatto capire di essere un artista nato per cambiare.

Ascolta ora: ”Marijuana

La grande svolta

Quello successivo è il grande anno per Ghali, quello in cui arriva la vera svolta. Il primo brano in ordine è “Vai Tra”, con la produzione di Chris Nolan. Un mese dopo è la volta di “Dende”. Ho chiesto ad Antonio Dikele Distefano, ai tempi socio di Ghali in Sto Records, cosa è stato il 2016 di Ghali.

«Il 2016 di Ghali si può riassumere in tre parole: originalità, influenza e record», mi ha detto.

«Originalità perché ‘’Dende’’ è il brano che ha spiazzato tutti: un rap che non è aggressivo, che non ostenta, un rap ‘’luna park’’, che però riesce ad essere pop e piace agli altri rapper. Ha portato un immaginario nuovo, fatto di cartoni animati, che è stato un filone che hanno seguito poi tutti gli altri», ha detto Distefano sul brano in questione.

Ascolta ora ”Dende

A maggio arriva l’iconica “Wily Wily”.

«Influenza perché ‘’Wily Wily’’ ha fatto capire al mondo che Ghali poteva essere la voce della nuova generazione. Questo è il brano che lo ha portato a ‘’Cara Italia’’. Ai Magazzini Generali c’erano 1000 persone (ai tempi era un’impresa) che cantavano un brano in arabo. In Francia artisti di questo tipo sono sempre esistiti, ma da noi era impensabile fino a poco tempo fa», mi ha detto Distefano a riguardo.

Ad ottobre, invece, viene pubblicato “Ninna Nanna” come singolo. Il brano viene reso disponibile inizialmente solo su Spotify. È uno di quei momenti storici in cui il pubblico viene portato dal binomio YouTube/ fisico alle piattaforme di streaming. Uscirà poi anche il video, che segna la definitiva esplosione del rapper di Baggio.

«Record perchè ogni volta che è uscito nel 2016 ha stabilito un record, a livello di visualizzazioni prima e poi di stream. Credo che sia stato il primo indipendente italiano, con ”Ninna Nanna”, ad essere primo in classifica Spotify nella storia, primo in FIMI e primo nella Viral Globale di Spotify».

«Ghali è stato il numero 1 nel 2016», ha concluso Dikele.

Guarda ora il video di ”Ninna Nanna”

Segnare un prima e un dopo, essere un simbolo

Tante parole sono state spese sullo stile rivoluzionario di Ghali, sulla sua capacità di essere minimale e di proporre flow spaziali, bridge e ritornelli incredibili. Non basterebbe una pagina per raccontare dell’eccezionale binomio con Charlie, che confezionò le migliori vesti per uno stile tanto particolare e inedito.

Oltre alle skills prettamente musicali, Ghali stava costruendo un immaginario straordinario. L’artista Italo-tunisino che confeziona hit e che alterna italiano, slang milanese e arabo era, ed è, una totale novità per un Paese come il nostro.

Ghali divenne un simbolo, forse non politico ma sicuramente sociale, di un cambiamento epocale per la comunità italiana.

La rivoluzione nei temi

Ancora: Ghali fu rivoluzionario nei temi. Scelse consapevolmente di non abbracciare le tematiche gangsta e di raccontare, piuttosto, dell’amore per la madre. Alternò immagini fanciullesche e teen, con iconici riferimenti a cartoon, a rime più crude e disincantate, in uno straordinario mix di innocenza e rottura.

Si prese il lusso di costruire un ritornello, come quello di “Ninna Nanna”, a mo’ di filastrocca. Risultato? Hit generazionale.

Tutto questo ha fatto scuola. Consapevolmente o meno, molti hanno seguito Ghali, sia nei temi, sdoganati dall’artista di Baggio, sia nel richiamo ad un immaginario cartoon.

Ghali ha inserito storici riferimenti a Dragonball (“Fumo Namecc, scusami Dende”, “Non ero morto, ero da Re Kaio”) o a Mowgli, inaugurando un filone importante nel rap italiano. L’artista di Baggio ha sdoganato un approccio. Anche per questo Tedua ha potuto operare con leggerezza il concept di Mowgli. Idem per tha Supreme, che ha sviluppato in maniera estrema l’approccio cartoon e anti-gangsta. Ghali lo ha fatto per primo, dimostrando che poteva funzionare. Riuscì a essere pop con un miscuglio di simboli e melodie arabe, produzioni trap , flow spaziali e rime sui cartoni animati.

Il mio amico aveva ragione: non esiste nemmeno oggi qualcosa di più fresco di quel Ghali.

Ascolta ora ”Lunga vita a Sto”

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