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Il 2016 ha eletto il Re di Napoli

Pino Daniele ha saputo comunicare allo Stivale intero cosa fosse Napoli e cosa vuol dire essere napoletano. Luchè dal 2016 è riuscito a fare la stessa cosa.

Questa settimana di Esse Magazine sarà interamente dedicata al 2016: un anno essenziale per la costruzione delle fondamenta di tutta la musica urban italiana che possiamo ammirare oggi. Nei prossimi giorni dedicheremo i nostri contenuti agli avvenimenti musicali più importanti del 2016 e ai protagonisti che hanno preso quei dodici mesi per portarseli nella storia.

Montesquieu ne era convinto: alcuni popoli hanno una innata predisposizione per una determinata forma di governo.

Napoli ha da sempre avuto a cuore l’istituzione monarchica. Il popolo partenopeo ha maturato il bisogno di un individuo particolarmente carismatico che incarnasse l’essenza della città.

Napoli è un microcosmo complesso e dalle molteplici sfumature. Ma ha anche uno spirito proprio, condiviso all’unisono dalla sua gente. Quando la città ha conosciuto un uomo che ha fatto di quello spirito una ragione di vita, lo ha reso suo figlio e incoronato come suo re.

Ma più che di un re, ha avuto gli oneri e gli onori di un vero e proprio leader: eletto, voluto, amato, acclamato dal popolo.

Un leader, che è arrivato nel 2016 accompagnato dal miglior maggiordomo che potesse avere per entrare nella storia: l’album, finalmente e giustamente certificato disco d’oro, “Malammore“.

Guarda ora “O’ Primmo Ammore”

L’elezione del 2016

Con il suo terzo album in studio Luche è diventato Napoli: un rapporto di immedesimazione totale tra la città e il leader.

La politica c’entra ben poco. I leader di Napoli sono stati musicisti, cantanti, attori, poeti, ma quasi mai politici. Per esserne il leader, devi amare Napoli e, allo stesso tempo, odiarla un po’.

Devi desiderare di comporre una tua ‘’Napulè È”, ma anche cercare- in qualche modo- di fuggirne. Il sentimento più sincero tra Napoli e il leader non è monocolore. Non è un amore banale e standardizzato. Il vero amore ha una punta d’odio. Pino Daniele e Troisi avevano con la città questo tipo di rapporto e bruciavano di questo sentimento. Napoli è spettacolo e tragedia, carezza e schiaffo, Mergellina e Secondigliano.

Nel 2016 La città sembrava versare in una situazione abbastanza inedita. I leader storici del passato erano deceduti. Totò mancava da un pezzo. Avremmo voluto godere più a lungo dell’ironia e del sarcasmo di Massimo Troisi. Avremmo voluto ascoltare un’altra volta ancora la chitarra e il graffio di Pino Daniele. Ma nulla, il destino era stato beffardo.

Napoli era orfana e il trono partenopeo aspettava in solitaria di essere seduto da un degno erede. Uno dei pochi nomi che sembrava essere credibilmente candidabile era Luchè. Almeno tra gli ascoltatori di rap, un nome che non necessita di alcuna presentazione.

Molti non perdonarono a Pino Daniele di utilizzare l’italiano nella sua musica e di esser fuggito dalla città. A Luchè è successo qualcosa di assai simile. Alcuni hanno visto in lui il principale artefice dello scioglimento dei Co’ Sang. Altri lo hanno etichettato come il traditore del dialetto e, di rimando, della napoletanità. Ma il lavoro di Luchè, dopo la rottura dello storico connubio con Ntò, è in verità assolutamente encomiabile. Per esportare e difendere la napoletanità, l’uso del dialetto non è una condizione necessaria.

Non è, tra l’altro, nemmeno una condizione sufficiente: non basta scimmiottare qualche parola in dialetto per esprimere lo spirito partenopeo. Luchè ha limato e- sotto molti aspetti- migliorato le rime e i testi dei tempi passati. Il rapper di Marianella riesce oggi a esprimere e concettualizzare nei propri brani la napoletanità con molta più efficienza. Pino Daniele ha saputo comunicare allo Stivale intero cosa fosse Napoli e cosa vuol dire essere napoletano. Luchè da quell’anno in poi è riuscito a fare la stessa cosa.

«Il 2016 è stato l’anno di Malammore di Luchè, che ha segnato una parte importante della sua ascesa» mi ha detto Jacopo Pesce, direttore di Island Records Italia.

«Andai a trovare Luca a Napoli da quel mito di D-Ross e in studio sentimmo un po’ di pezzi. Ce n’erano alcuni clamorosi, la cosa per me più importante e che poteva farlo distinguere dal resto erano i pezzi, in piena forma canzone. Si andava oltre il rap. Mi ricorderò sempre, ho sentito in fila “O Primmo Ammore”, “Che Dio Mi Benedica”, “Quando Non Ero Nessuno” e gli ho detto “vediamoci a Milano, voglio fare questo disco, vedrai che spacchiamo”» ha raccontato. 

«Luca ricordo mi disse “quanto ti aspetti? che dici 2, 3.000 copie le facciamo?”, gli risposi che non me ne fregava un cazzo e che dovevamo pensare solo al fatto che aveva dei pezzi bellissimi. Non bisognava aver paura di quei pezzi, bisognava crederci. Alla fine ne abbiamo vendute 30.000 di quel disco. Uscimmo a metà luglio, avevamo bisogno di creare attorno a lui percezione, e la cosa funzionò, entrammo al n.2 in chart dietro solo ad Alvaro Soler. Ricordo di avergli detto “questo per me è il tuo primo vero disco, al prossimo facciamo il doppio”».

Oggi Luchè nel rap game è uno di quei nomi da battere. Non in termini di vendite, ma per la qualità delle liriche, la profondità dei testi e la potenza delle rime. Egli stesso nelle rime iniziali di ‘’Violento’’, si autoproclamò il nuovo leader di Napoli, dopo la morte di Pino Daniele.

Ascolta ora “Violento”

Un successo Una lezione di vita

«Malammore mi ha cambiato la vita, è stato come un maestro che incontri nel momento più buio per farti capire una volta e per tutte che l’unico nemico in grado di frenarti sei te stesso, e che la felicitá anche se momentanea è una sensazione che esiste davvero» mi ha detto Luche.

«Poi sta a noi farla nostra, custodirla ed imparare da essa, perchè la felicità non deve far paura a nessuno ma soprattutto non deve mai farti sentire in colpa». 

Un disco rivelatosi di successo, partito in salita e finito in un trionfo hollywoodiano, che a riguardarlo oggi, agli occhi dello stesso Luche, assomiglia molto di più a un insegnamento che a una semplice vittoria discografica.

«Ho scritto il disco mentre cercavo di dimenticare alcune cose apparentemente molto importanti per me, per poi scoprirne delle nuove che mi appartenevano di più in quanto più mie» ha spiegato.

«È stato un lavoro molto duro, complesso ed estremamente stancante per me e chi mi è intorno. Ma davvero è stata una lezione di vita, mi ha davvero fatto realizzare quello che in fondo ho sempre sperato, ovvero l’assenza di limiti». 

Guarda ora “Che Dio Mi Benedica”

«Col senno di poi quell’album era forse troppo lungo (ne discutiamo ancora oggi [ride n.d.r.], ma alla fine ci sono affezionato così com’è perché è stato il mezzo con cui io e Luca ci siamo conosciuti, ognuno nel suo ruolo, e grazie alla fiducia riposta l’uno nell’altro, senza aspettative nè pressioni, oggi lavoriamo in sintonia intendendoci al volo» ha detto Pesce.

«Malammore ha fatto capire, in primis a Luca stesso, che Luchè era pronto per fare un campionato importante con le sue canzoni, senza compromessi nè trucchetti, solo con le sue canzoni. Le canzoni, puntammo tutto sulle canzoni, e così grazie al suo talento, la sua caparbietà e l’amore per la sua gente è arrivato a riempire il Palapartenope. È arrivato poi Potere, e direi che tutti ora sanno come sta andando».

Luche nel 2016 ha dimostrato di saper raccontare la sua città con una poetica di livello e- non me ne vogliano i mostri sacri del passato- con un’immediatezza assolutamente inedita. Ermetico, concettuale, incredibilmente esperto nel lavoro di limatura. Non c’è più bisogno del dialetto.

«Per molti è il mio disco perfetto, per me no, ma questo non conta» ha ribadito Luche.

Il trono non è più vacante e Luchè è continua a mettersi talmente tante medaglie addosso che potrebbe non alzarsi più dalla poltrona.

Un percorso cominciato tre anni fa e che merita di durare ancora a lungo.

«Quello che Malammore rappresenta va aldilá di ogni tecnicismo» ha concluso il Re Di Napoli.

«È la rinascita contro tutto, è come vedere la morte e poi ritornare a vivere».

Ascolta ora “Malammore”

Ringraziamo Jacopo Pesce e Luche per la disponibilità

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