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COVID19: Ok i freestyle, ora però la musica, grazie.

Questa storia non storia niente. Spiego meglio. Facciamo finta che quanto sto per scrivere sia la risposta ad una lettera di una follower arrivata in DM, la lettera è questa:

Ciao Wad, non sapevo che scrivessi anche su Esse Magazine. Ti seguo in radio e ti amo tantissimo. – è una lettera inventata e quindi me la invento come voglio – A parte questo: cosa ne pensi di tutti questi Covid10-Freestyle? Spero di ricevere una tua risposta. A presto e sei bravissimo, incredibile, surreale. Ti amo.” 

Risposta: Amica mia, è un periodo pessimo per la storia di questo astroworld in cui viviamo. Forse uno dei peggiori di sempre. Noto che la gente ha come primo input quello di rifugiarsi nelle emozioni, cioè un decreto del Governo non puó salvarci, ma una canzone potrebbe regalarci l’illusione della salvezza. E quindi questo flusso di #Covid19Freestyle ci ha fatto bene, ha “creato significato”.

La musica è un esigenza fisica per chi la fa, e il rap sa sempre come pesare la storia contemporanea. Ovviamente ci sono stati degli ottimi freestyle e dei pessimi freestyle, è normale che sia così. Ma l’attitudine generale è stata super positiva, nonostante il periodo storico dark, paradossale e apocalittico, Urban Dictionary ha coniato il termine “coronapocalittico”. L’immaginazione condivisa è la vera natura di quello che facciamo noi pupazzi alla riscossa appassionati di musica. E di vibes. E di parole. E di arte. 

Ora peró succede questo: il periodo, il virus, l’emergenza sembra non avere un finale imminente e quindi se in questa prima fase l’industria musicale ha fisiologicamente rallentato il ritmo, azzerando uscite discografiche oltre che, ma questo doveva farlo per legge, annullare instore e festival e concerti, ehm…cosa volevo dire? Ah si! Che ora chi fa musica nella vita, famoso o meno che sia, deve dimostrare che fa musica per fare musica prima ancora che per fare soldi.

Non citeró Childish Gambino, The Weeknd o J Balvin, ma basterebbe a farti capire che: ora serve la musica! Le canzoni, gli album, i remix, anche se non puó esserci business, è ora che si vede chi lo fa per la musica. Cioè chi lo fa per la storia. Altrimenti, amica mia, come dicevo all’inizio: questa storia non storia niente. E dopo l’emergenza potremmo aver capito chi sono i veri artisti che fanno la musica per i fan e chi sono quelli che la fanno per venderla ai fan. Mi fermo qui, ma tu scrivimi, scrivimi sempre, dammene ancora come in quella in canzone di Luchè. 

WADDAFUCK #1

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