Connettiti con noi

Italia

“Io sono Fasma” non è un’autobiografia

Dopo il grande successo ottenuto a seguito del ciclone sanremese, Fasma ha rilasciato un nuovo, variegato progetto: “Io sono Fasma”. Lo abbiamo incontrato per parlarne faccia a faccia.


Mentre mi preparavo a questo colloquio studiando il personaggio di Fasma e guardandone il diluvio di interviste rilasciate nell’ultimo periodo, l’impressione che ho avuto è stata quella di una sincerità costante e fuori dall’ordinario. La sua figura, che a tratti potrebbe apparire vulcanica, in tutti i documenti che ho visionato non sfocia mai nella prevaricazione. Anzi: il suo modo di esprimersi lascia trapelare l’urgenza di farsi comprendere.

Per quella sua esibita disponibilità a dischiudere le porte del proprio mondo ho scelto di partire, nelle prime domande, dalle sue origini: “Quando e come nasce il progetto artistico Fasma?”.

“Non mi piace concepire Fasma come un progetto – precisa subito -; è piuttosto quello che siamo ogni giorno. Diciamo che Fasma ha iniziato ad avere una concretizzazione quando io, GG, Tommy e tutto il WFK abbiamo iniziato a condividere tutto questo”.

“Quando si parla di me o di GG – continua – si parla di WFK, non abbiamo mai visto Fasma come un progetto, così come non abbiamo mai visto WFK come un’etichetta discografica ma come una famiglia che dà modo alle persone che ne fanno parte di potersi esprimere.

“Mi racconti la nascita di questo album e il pensiero che ti ha portato al titolo di “Io sono Fasma”?”. Questa domanda nasce, ovviamente, dall’intro del disco, intitolata “Tu sei Fasma”.

Il brano, durante il quale il ragazzo non canta quasi per nulla ma si rivolge con un’apostrofe all’ascoltatore, è una dichiarazione d’intenti; lo si potrebbe addirittura definire come “la chiave di volta” che regge tutta l’impalcatura del progetto: partendo da quel pezzo ho riflettuto, arrivando alla conclusione che conoscere la matrice germinale del disco fosse fondamentale per averne una comprensione organica e completa.

Ascolta ora: “Tu sei Fasma” di Fasma

“Non bisogna intendere “Io sono Fasma” in maniera autobiografica, “Io sono Fasma” è la mentalità che ha portato Tiberio a realizzarsi. Invito ogni persona a vedere Fasma come un’emozione, un pensiero, un modo di essere, sperando che tutte le persone che si avvicinano alla nostra musica lo possano interpretare in maniera personale e riuscire a portare questo modo di essere nella propria realtà e nel proprio quotidiano”.

Se si parla del disco però non si può ignorare l’estratto che Fasma e GG hanno portato appena qualche settimana fa sul palco più importante d’Italia. “La tua carriera ha appena attraversato il ciclone di Sanremo Giovani, al termine del quale ti sei collocato al terzo posto nella classifica generale; “Per sentirmi vivo” ha ottenuto un placement ragguardevole in classifica Spotify.

Ascolta ora: “Per sentirmi vivo” di Fasma

Insomma: il feedback è stato positivo. Come mai hai scelto proprio questo brano del disco da portare sul palco dell’Ariston?”

“Innanzitutto – mi dice – una cosa fondamentale è che abbiamo attraversato il ciclone sanremese, abbiamo scelto quel brano e siamo saliti su quel palco, perché tutta l’esperienza di Sanremo non l’ho vissuta da solo ma con GG al mio fianco sopra al palco e con Tommy che ci accompagnava dappertutto”.

“Perciò abbiamo affrontato questo Sanremo con tutta la famiglia al completo come al solito. Non abbiamo studiato di andare a Sanremo, è avvenuto tutto in modo abbastanza naturale. Non abbiamo neanche mai pensato di voler presentare una traccia diversa da “Per sentirmi vivo”.

Anche GG ci tiene a dirmi la sua su questo tema: “Sai, quella è una traccia matura e l’abbiamo portata avanti perché credevamo fosse la cosa più matura che avessimo fatto fino a oggi”.

“Quello è il brano che ci poteva rappresentare di più. Ecco, siamo saliti là sopra e abbiamo cercato di far parlare la musica e nient’altro. Credevamo che quella canzone ci potesse rappresentare al meglio”, conclude il cantante.

“Come hai recentemente affermato tu stesso il disco “non ha genere”; all’ascolto i brani sono molto versatili, sia musicalmente sia da un punto di vista testuale e contenutistico. Quali sono gli artisti che più ti hanno influenzato?”

“Quando facciamo un disco cerchiamo di esprimere noi stessi al 100%, facendo uscire tutte le emozioni che abbiamo dentro. Automaticamente riteniamo che la cosa più giusta da fare in determinati casi sia scegliere sonorità differenti in base al tipo di emozione che si vuole affrontare.

Sicuramente quest’album non è un album che va a riprendere sonorità di altri artisti, abbiamo cercato di esprimere noi stessi al meglio sia a livello testuale che, con GG, a livello musicale. Ogni traccia che abbiamo fatto, ogni scelta musicale che abbiamo deciso di intraprendere, l’abbiamo fatta facendo parlare quello che avevamo dentro e non la nostra testa”.

“In molti, proprio per questa versatilità, hanno faticato a darti un’etichetta. Premettendo che sarebbe riduttiva, se dovessi dartela tu, quale vorresti che fosse?”

“Un genere libero”, dichiara. “Penso che quando andiamo a fare musica, sia io sia GG, abbiamo un’idea molto libera della musica e soprattutto un’idea liberatoria. Automaticamente ho sempre preferito dare al genere il mio nome, Tiberio, perché credo siano sfumature di me e di quello che noi siamo ogni giorno”

“Dare un’etichetta a qualcosa – mi spiega allora GG -, anche a sé stessi e alla musica, rende tutto più futile. Quindi secondo noi dover dare un’etichetta per forza è solo una maniera per semplificare, vorremmo al contrario invece che la gente interpretasse da sola quello che sta ascoltando”.

Riflettendoci, è incredibile la sinergia che i due mettono nella loro risposta. Ed è proprio di questo aspetto collaborativo che mi interesso: “Per poter ottenere un risultato tanto vario è necessario avere una grande sintonia con chi lavora con te, oltre che molto lavoro e tanto tempo: quanto è stato importante negli ultimi anni GG, il tuo producer? Cosa pensi che non saresti stato in grado di descrivere di Fasma senza avere lui alla produzione in questo disco?”

“Fasma e GG hanno sempre camminato insieme, perciò quando penso a Fasma penso a GG e credo che lui faccia lo stesso. Sinceramente l’intimità che fa parte della nostra amicizia mi ha dato modo di aprirmi molto più facilmente in questa musica. Sono convinto che il mix sia dato da due ingredienti, Fasma e GG, senza quelli non sarebbe lo stesso mix”.

“Sanremo a ventitré anni direi che è già un ottimo traguardo. È mai rientrata fra le tue ambizioni una simile esperienza o non ci avevi mai pensato? Qual è il tuo più grande sogno adesso?”

“No, non ci avevamo mai pensato. L’abbiamo deciso per gioco, però sinceramente se tornassi indietro rifarei questo gioco altre mille volte. È stata un’esperienza bellissima, non tanto per l’esperienza stessa ma per come ce la siamo vissuti.

Sopra quel palco stavo con GG, abbiamo portato la nostra musica accompagnata da un’orchestra. Non avevo mai sentito un’orchestra. Vedere per la prima volta un’orchestra e sentirla suonare un pezzo che abbiamo fatto in camera io e GG è stata un’emozione indescrivibile. Ci siamo emozionati”.

A quel punto, mentre dalla risposta colgo i residui di un lieve stupore fanciullesco, gli rivolgo qualche domanda più specificamente relativa all’album. “Ho notato – gli dico – che “Fenice” è un brano chiave dell’album. Saper ricominciare e rinascere dalle proprie ceneri, proprio come l’animale mitologico, è fondamentale anche nell’ambito artistico oltre che in quello emotivo. In termini di evoluzione artistica quale pensi sia la conquista più grande che hai ottenuto con questo disco?”

“Il fatto che anche con questo disco stiamo portando avanti la nostra idea di musica. Non ci siamo fatti plasmare dalla realtà che ci circonda ogni giorno, abbiamo cercato di definire la nostra realtà. Questa credo sia la cosa più importante.

Penso che, come dicevi tu prima, ripartire dalle proprie ceneri sia importante, non solo a livello artistico ma anche a livello personale. Accettare il proprio passato per rendere il futuro migliore è la chiave di lettura di ogni esperienza, soprattutto quelle che molte volte non riusciamo ad accettare.

Credo che “Fenice” sia l’accettazione di una realtà che non è più in bianco e nero ma che sta diventando pian piano a colori. Secondo me la nostra conquista più grande è stata riuscire a portare un po’ di colori in questa musica in bianco e nero che facciamo”.

“Sei un artista che gioca molto con l’introspezione, e nell’album spesso squaderni i tuoi sentimenti ai tuoi fan (per esempio in brani come “Nudi”, o nella stessa “Per sentirmi vivo”). Quale pensi sia la tua più grande debolezza?”

“È proprio la mia maniera di scrivere”, mi risponde. La risposta mi stupisce: “Questa scrittura è sempre partita come voglia di sfogarsi ed è stato bello vedere come instaurando un dialogo con le persone che ci hanno capito – perché per me non sono fan – mi ha dato modo di esprimermi ancora meglio e di riuscire ad andare ancora più a fondo nei miei pensieri.

Per cui è stato bello, ed è bello vedere oggi che la mia più grande debolezza, ovvero quella di parlare di cose che molte volte non riesco neanche ad esprimere con dei concetti, è diventata la mia più grande forza. Questa insicurezza è diventata musica. Oggi forse la mia debolezza più grande è non riuscire ad aver consapevolezza di questo e perciò non riuscire a non aver paura”.

“Pirandello scrisse che “Nulla è più complicato della sincerità”. Qual è stato il brano in cui essere sincero è stato più difficile e perché?”, gli chiedo.

“Penso sia “Basta” perché, oltre a essermi messo a nudo a livello testuale, è stata la prima canzone in cui ho parlato di una realtà che mi circonda: quella della mia famiglia.

Ascolta ora: “Basta” di Fasma

Sinceramente è stato bello vedere che non ho avuto paura di farlo. Se me l’avessi chiesto qualche anno fa non avrei mai immaginato di riuscire a poter parlare di determinate cose nella nostra musica. Sono convinto che dall’altra parte ci sono persone che mi ascoltano davvero e che le parole che ho tirato fuori non sono vane, ma anzi, arrivano dritto dove devono arrivare”.

“Quanto ti senti cambiato da “Moriresti per vivere con me?”?”

“Sinceramente penso di non esser cambiato, non mi sento cambiato da niente di quello che mi è successo, penso che abbiamo raggiunto nuove consapevolezze, abbiamo fatto un percorso e siamo arrivati a oggi più maturi. Credo che questo nuovo album sia il continuo del primo.”

Ascolta ora: “Moriresti per vivere con me?” di Fasma

“Mi racconti come sono nati i featuring di questo disco?”, gli chiedo.

I feat sono con tre artisti della nostra casa discografica. Prima di essere artisti che rispetto a livello musicale, sono tre persone che rispetto a livello umano. Penso che non avrei potuto scegliere featuring più azzeccati, perché chi può parlare meglio della mia realtà se non chi ne fa parte?

Sono persone che ne fanno parte nel mio quotidiano e sono felice che, grazie a loro, sia riuscito a esprimere tre parti differenti di me. Grazie alle loro identità artistiche molto forti mi hanno portato a esprimere tre concetti differenti e tre modi di far musica differenti.”

A quel punto gli faccio una domanda su un tema delicato, difficile costitutivamente: “La scrittura spesso viene vissuta come una pratica terapeutica; quanto lo è per te, visto anche che l’ultima traccia del disco è proprio “Non so chiedere aiuto”?”

“Quest’ultima traccia fa capire quanto per noi questa musica sia terapeutica. Questa musica ha sempre un punto di partenza, che nasce dalla nostra realtà e dal bisogno di esprimersi. Automaticamente l’ho sempre vista come una migliore amica a cui raccontare qualcosa. Più si va avanti più capisco che sia un’amica su cui fare affidamento, perciò finché lei ci sta io le parlo”.

Ascolta ora: “Non so chiedere aiuto” di Fasma

“Hai fatto parecchi passi in avanti in pochissimo tempo in termini di notorietà: quanto ti spaventa la possibilità di perdere magari altrettanto velocemente questa attenzione?”

“Penso che la notorietà sia conseguenza della nostra musica, perdere la notorietà in un futuro  sinceramente non mi dispera. Quello che mi sta realmente portando questa musica sono consapevolezze che sto cercando di realizzare nel mio quotidiano.

Questa musica è una possibilità. Perciò finché avremo cose da dire e le persone avranno voglia di ascoltarci noi saremo lì pronti a dirgliele. Quando questo non accadrà vorrà dire che non avremo più cose da dire o che le persone non ci vorranno più ascoltare. Siamo persone che si mettono facilmente in dubbio e perciò automaticamente non abbiamo neanche paura del fallimento”.

“Ora che stai vivendo la realizzazione del tuo sogno, se potessi parlare con il Tiberio di cinque anni fa che cosa gli diresti?”, domando.

“Quello che è successo cinque anni fa ci ha portato a vivere oggi, perciò non gli consiglierei di fare nulla, perché se tutti gli errori ci hanno portato a dove siamo oggi rifarei altre mille volte gli stessi errori. Significa che in mezzo a quegli errori qualcosa di giusto l’ha fatto.

Lo guarderei da lontano e forse riderei per determinati comportamenti che oggi sono riuscito a cambiare, in senso buono.”

Ascolta ora: “Io sono Fasma” di Fasma

Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla nostra newsletter

Popolari

Fedez ha provato a spiegare la sua strategia senza riuscirci

Italia

Nipsey Hussle Nipsey Hussle

Chi era Nipsey Hussle?

Estero

Come funziona un tour europeo?

Italia

Come si ottiene il permesso per un sample?

Italia

Come cambierà la musica con la nuova legge europea?

Lifestyle

Rkomi, ci è piaciuto il disco?

In Evidenza

marracash guerra marracash guerra

La guerra di Marracash

Italia

Fotoromanzo: Capo Plaza

Italia

Connettiti
Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla nostra newsletter