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Come dovrebbero evolversi gli in-store per sopravvivere?

Per anni è stata una pratica diffusa e redditizia fondata su una sorta di do ut des tra artista e fan, ora l’in-store è in forte declino e va ripensato.

Per anni in Italia è stata una pratica diffusa e redditizia fondata su una sorta di do ut des tra artista e fan, ora l’in-store, così come l’abbiamo visto negli ultimi anni dieci anni, è in forte declino e va ripensato.

Quali sono le cause di questo cambiamento? Perché una pratica che per anni è stata un must sia per gli artisti sia per il pubblico ha subito questo rallentamento in Italia?

Essenzialmente sono due motivi principali: la presenza costante sui social dei rapper e la scomparsa dall’uso quotidiano dei lettori CD.


Sempre sui social

È ormai chiaro che l’esplosione di Instagram e l’importanza dell’immagine ha determinato una presenza massiccia dei rapper all’interno dei social network: tra post, foto, stories e quant’altro, il pubblico si è abituato a scrutare quotidianamente il suo artista preferito in ogni momento della sua giornata.

Se da un lato questo ha portato i fan a stringere un rapporto d’intimità con il suo idolo, dall’altro il pubblico, ormai abituato a vedere costantemente sui social qualsiasi esternazione o condivisione del rapper di turno, ha perso interesse nel voler incontrarlo poi incontrare fisicamente.

Ormai gli eventi e le possibilità di entrare in contatto un rapper si sono moltiplicate, per questo farsi una fila lunga per una foto e una firma frettolosa appare come un qualcosa di ormai superato.

Moti in-store, infatti, per motivi organizzativi e per permettere ad ogni fan di essere accontentato con foto e autografo, si sono trasformati in una fredda processione dove gli artisti – nella maggior parte dei casi – sono costretti ad ottimizzare i tempi, facendo una firma e una foto nel giro di pochi secondi.  Alla lunga questo ha stancato.

La scomparsa del CD


È del tutto appurato che ormai sono in pochissimi ad usare questo supporto. Lo streaming e la diffusione degli smartphone ha ormai conquistato il primo posto per la fruizione musica. L’utilizzo dei CD è considerato ormai un nostalgico feticcio di chi preferisce ancora toccare con mano un prodotto, sfogliare il bootleg e leggersi i testi in formato cartaceo.

Visti i pochi incassi – al contrario del vinile che è in crescita negli ultimi anni – le case discografiche preferiscono in molti casi evitare di stampare un disco in formato CD e puntare tutto sul digitale. Per questo motivo risulta quasi inutile organizzare un in-store dal momento che si fondava tutto sull’acquisto del disco in cambio della foto e firma. Sono dunque sempre meno quelli che organizzano in-store nella maniera del classico firmacopie.

Guarda ora Emis Killa – Instore tour

Nuove idee per nuovi In-store

Anche all’estero questa pratica, per i motivi già elencati, sta avendo un’evoluzione. Tranne in pochi casi, ormai la foto e una fredda stretta di mano non basta. Il pubblico vuole di più e, per suscitare il suo interesse, deve essere accontentato. Per questo gli in-store vengono ripensati in altre maniere. In Italia ad esempio prima tha Supreme, con l’operazione della virtual experience, poi J-Ax hanno provato ad ampliare e rivedere l’esperienza dell’in-store. Proprio il rapper milanese, in occasione della promozione di “ReAle“, ha organizzato un in-store tour comprensivo di mini live in un-plugged.

J. Ax intervistato a 105 Mi Casa ha spiegato i motivi per cui ha scelto questa formula:

«Come faccio a premiare chi nel 2020 ti compra il disco fisico? Ho pensato di arrangiare i brani in una versione unica e speciale che sentiranno solo in quest’occasione».


Guarda ora J-Ax a 105 Mi Casa

Una maniera originale di premiare chi ancora non vuole perdersi la presenza del proprio cantante preferito durante le tappe di presentazione del proprio disco, ma che ci ribadisce quanto questa formula necessità di essere cambiata e arricchita.

L’ in-store è stata una pratica che per anni è stata un cavallo di battaglia per artisti e case discografiche, che ha contribuito ad incentivare le vendite dei dischi in maniera esponenziale e salvare parte dell’indotto perso dopo anni di pirateria digitale.

Ora che le piattaforme streamining hanno fagocitato tutta la fruizione della musica, l’imperativo è ripensare totalmente questo rituale, arricchendone l’offerta con un live o con una presentazione dibattito – come aveva fatto Ensi in occasione dell’uscita di “Clash”. I tempi del semplice firmacopie sono ormai al tramonto e vanno prese le giuste contromisure.

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