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Anastasio: riparto dal mio “Atto zero”

“Atto zero” è il titolo del suo nuovo album mentre “Rosso di rabbia” è il nome del brano che lo ha visto in corsa per la 70° edizione del Festival di Sanremo. Abbiamo parlato di questo e tanto altro nel corso dell’intervista che abbiamo fatto ad Anastasio.

“Atto zero” è il titolo del suo nuovo album mentre “Rosso di rabbia” è il nome del brano che lo ha visto in corsa per la settantesima edizione del festival di Sanremo. Abbiamo parlato di questo e tanto altro nel corso dell’intervista che abbiamo fatto ad Anastasio, rapper campano noto per aver vinto X Factor 2018.

“Atto zero” è il titolo del tuo nuovo disco e dà l’idea di una (ri)nascita di qualcosa, di un nuovo percorso per te: ci si deve aspettare un nuovo Anastasio da questo progetto?

Per la prima volta (o quasi) ho avuto il tempo di ragionare sui pezzi, dato che i ritmi finora sono stati frenetici. “Atto Zero” significa “non ho ancora cominciato”.

In cosa pensi di essere migliorato negli ultimi anni e cosa invece hai tentato di salvaguardare dell’Anastasio prima della fama e del successo.

Quello che andava salvaguardato del vecchio me era la fame, oltre che la spontaneità. Sono due cose che vengono facili quando ci si sente incompresi. Paradossalmente, ora che mi ascoltano in tanti, mi sento più incompreso che mai, quindi sto apposto. Sono maturato nello stile e nella ricerca degli argomenti, ma sento che c’è ancora tanto da studiare.

Pensando a te non si può ovviamente non parlare di X Factor. È passato ormai un anno dalla partecipazione al programma: come hai vissuto il passaggio da una grande esposizione televisiva al ritorno ad una dimensione dove l’attenzione è meno invasiva e capillare?

Il passaggio dalla quotidianità all’esposizione massima (e viceversa) è uno shock. Ci si può sentire inebriati dal successo istantaneo ma, almeno a me, non basta per sentirmi soddisfatto. Quello che conta è tenere ben chiaro l’obiettivo artistico.

Quanto è stato difficile mantenere alta la concentrazione e il focus sul tuo percorso una volta terminato il programma?

Non facile, mi sono trovato di punto in bianco con un pubblico nuovo di zecca che conoscevo poco e mi sono detto “fa come se non esistesse”. Non vorrei cambiarmi artisticamente per adattarmi a un pubblico, ne soffrirei, e infatti così non è stato.

È noto che è sempre difficile per i rapper che partecipano ad X Factor ottenere un rispetto condiviso ed essere ben accolti da parte della scena rap. Hai avvertito anche tu questo fatto e, se sì, come hai gestito questo aspetto?

L’ho avvertito, eccome, e lo avevo messo in conto. Nel gioco del rap conta molto il rispetto guadagnato sul campo e c’è chi mi ha fatto sentire un appestato ma la faccenda mi diverte, la prendo sportivamente. Finora sono stato isolato, da ben prima di X Factor, ma il paradosso è che la mia musica credo ne risenta positivamente. Il rap è il mio strumento ma non la mia cultura e non lo dico perché disdegno l’hip hop, anzi ne apprezzo tutti i valori e mi sono fatto i kilometri anche solo per farmi un cypher. È solo che mi fanno sorridere i sacerdoti ortodossi della “doppia H”. Anche perché per giudicare un artista conta il flow, come e cosa scrive e come tiene il palco.

Guarda ora Anastasio a XFactor.

Ho notato che nella tracklist del disco non sono presenti feat e di solito non fai praticamente collaborazioni. È più una questione di carattere oppure una precisa direzione artistica quella di non fare collaborazioni?

Sinceramente non mi interesserebbe fare un feat tanto per farlo, magari perché combinato. I singoli d’esordio o di lancio di un album spesso sono senza feat perché equivalgono a una presentazione, nel mio caso è l’intero disco a essere così anche perché, finora, ogni pezzo che ho scritto segue un topic ed è in sé conclusivo, quindi non sarebbe stato neanche semplice trovare spazio per un altro artista. Potrà capitare che esaurirò quello che voglio dire in una sola strofa e allora, in futuro, potrebbe succedere che inviterò un’altra voce.

Sei sempre stato uno che ha guardato sempre alla grande tradizione dei cantautori italiani: per te qual è stato il rapper o quali sono i brani che più si sono più avvicinati al livello di scrittura dei grandi cantautori del passato?

Il più vicino al cantautorato, pur restando nel rap, credo che sia Dutch Nazari, e segnalo anche Carlo Corallo che, non a caso, è uscito con un progetto chiamato “Can’tAutorato”.

“Rosso di Rabbia” è il titolo del brano che porti a Sanremo: su che basi e secondo quali criteri hai scelto proprio questo brano rispetto agli altri?

È un pezzo con un tiro notevole, sonorità rock / blues, chitarroni distorti, rap a mitraglia. Mi sembrava una bella soluzione per il Festival. Si farà notare.

Guarda ora Anastasio – Rosso di rabbia

Ho visto che collaborerai al Festival con una band storica come la PFM, ma qual è il gruppo o l’artista di quella generazione con cui ti piacerebbe o ti sarebbe piaciuto collaborare?

Ragazzi, sarò banale, ma dico proprio la PFM, gente che con la musica ci ha sempre giocato, ci si è sempre divertita senza preconcetti, non a caso si tratta della band italiana che ha avuto più successo all’estero.

Qual è il disco rap che ti ha fatto avvicinare alla scrittura?

Te ne dico tre, i più ascoltati quando ero ragazzino:

* “Schiena contro Schiena” dei Duplici

* “Le dimensioni del mio Caos” di Caparezza

* “Solo un uomo” di Mondo Marcio.

Ascolta ora Anastasio – Atto zero su Spotify

Ringraziamo Anastasio per la disponibilità e gli auguriamo le migliori fortune per la sua carriera

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