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Non possiamo dimenticarci di Scott Storch

Il producer siede al tavolo della storia del rap mondiale. Eppure fra le nuove generazioni sono in pochi a saperlo. Ma non è mai troppo tardi per imparare qualcosa in più sul nostro genere preferito.

Il 12 dicembre 2019 è uscita “Zorra”, l’ultima fatica discografica di Bad Gyal, una delle artiste piú popolari della scena urban-dancehall spagnola. C’è un dettaglio interessante: la strumentale, co-prodotta da un beatmaker d’eccezione.

Guarda ora: Zorra

Il producer in questione è Scott Storch, nome che dirà forse poco – colpevolmente – agli appassionati più acerbi, ma che in realtà rappresenta uno dei profili artistici più influenti della storia del rap game. Uno di quelli che, per intenderci, ha davvero confezionato un suono su misura per più di una generazione.


Alcune delle più grandi hit di 50 Cent, come le immortali “Candy Shop” e “Just a Lil Bit”, portano la sua firma. Chi mastica rap da un po’ sa bene quanto certi pezzi abbiano permesso al rap di far breccia nel nostro panorama continentale. Quello che molti ignorano, è che la storia di Storch non si ferma nei ’00.

Guarda ora: Candy Shop

La sua tastiera produce ancora qualità riprodotta ovunque. Non bisogna tornare troppo indietro con gli anni per scovare qualche colpo da maestro da top playlist. Anche nel mercato odierno ha saputo dire la sua.

Una delle ultimissime produzioni che ha macinato numeri straordinari è, ad esempio, “KIKA” di 6ix9ine e Tory Lanez, amata in tutto il globo per il sound inconfondibile, che vanta più di 210 milioni di streams. Sempre nello stesso disco (“DUMMY BOY”) troviamo “WAKA”.

Anche lo streammatissimo album di Summer Walker annovera una sua produzione (“I’ll Kill You”), così come “beerbongs & bentleys” di Post Malone (“Zack & Codeine” nello specifico). La lista dei dischi recenti in cui Storch ha investito una parte del proprio talento è ancora lunga: da “Championships” di Meek Mill a “LIFE’S A TRIP” di Trippie Redd, le dita del producer non hanno mai cessato di lasciare il segno.

Tutte ottime ragioni per impedire che una minor visibilità mediatica non renda giustizia ad un mito che anima ancora le narrative dell’hip hop. Non a caso, artisti come DaBaby continuano a cercarlo per dare qualcosa in più ai propri progetti.


Il rapper di Charlotte è stato infatti immortalato nei giorni scorsi a lavoro con Storch, a testimonianza dello smalto di cui gode ancora il suo nome.


Se sostiamo per un secondo sulla fase che stiamo vivendo, ci accorgiamo di una tendenza piuttosto curiosa. Lo “spirito” del nostro tempo si ritrova su un punto: molto (se non tutto) è già stato detto. Ritorna così “di moda” ritornare al passato tra citazionismo e rivalutazione. In realtà, dietro questa pratica si cela un intento ben più nobile: continuare a trasmettere una tradizione.

Ecco perché una foto di Timbaland e Scott Storch comparsa pochi giorni fa su Instagram dischiude un’epoca d’oro che molti non hanno avuto la fortuna di vivere, ma che continua tutt’oggi a far sentire il proprio impatto.

Sono artisti del genere che ci hanno permesso di muovere i primi passi in un mondo così lontano. E lo hanno fatto imboccando vie visionarie. Il legame tra Timbaland e Jay Z (storico il beat di “Dirt Off Your Shoulder”) o il suo impegno nella creazione della dimensione sonora di Missy Elliott non sono stati colti immediatamente dal pubblico generalista. Per quella fetta, il “battesimo” con i lavori del produttore coincideva e si esauriva con il suo universo artistico “di facciata”, che per molti è stato Justin Timberlake.

Guarda ora: Dirt Off Your Shoulder

L’errore in cui la percezione ha fatto cadere il senso comune è che Timbaland fosse solo quella cosa lì. Ma i fatti e la storia dicono ben altro: bastava scavare un po’. Idem Scott Storch, che ritroviamo oggi in un singolo spagnolo stabile in top 50 Spagna. La fiamma della sperimentazione non si è spenta, e continua a fare luce su risultati importanti a livello internazionale.


Purtroppo, il rap non sfugge a fisiologici meccanismi generazionali: ogni annata ha i propri modelli, e probabilmente per i giovani di oggi Storch non rientra in quella cerchia di punti di riferimento capeggiata dai vari Metro Boomin, Jetsonmade e London On Da Track.


Eppure parliamo di un artista con un palmares di prim’ordine, capace di trovare un posto in “2001” di Dr Dre, disco dalla portata vertiginosa e dall’influenza mastodontica. “STILL D.R.E.” parla da sé.

Ascolta ora: 2001

Non solo: il pubblico italiano, quando il rap non era ancora così trasversale nel suo immaginario musicale, era stato sedotto – al pari di altre realtà europee – soprattutto da artisti come Eminem e 50, con cui Scott Storch aveva un contatto diretto. In questo senso, come ci ha ricordato Federico 2nd Roof nel format Esse Magazine “Com’è nato il beat”, anche la nostra passione è figlia del suo suono. L’Italia non può cancellare questo debito come se niente fosse.

Guarda ora: Com’è nata MONTENAPO

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