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“Veleno”, “Allenamento’’ e gli altri: con i “sequel’’ c’è solo da vincere

La scena vanta numerose saghe apprezzate dai fan. Da Ernia a Capo Plaza, il rap vive di sequel ricordati con piacere, a volte più attesi di un progetto ufficiale.

Certi sequel sono difficili da digerire, soprattutto in ambito cinematografico. Alcuni film sono tesori gelosamente custoditi nel forziere del nostro vissuto: non è detto che la prospettiva di un secondo capitolo del nostro lungometraggio preferito ci esalti. È forte la paura che il prezioso contenuto del baule venga razziato. Violare l’intoccabile, in poche parole.


Certo, la storia vanta qualche eccezione: “Il Padrino – Parte II” è un caso arci-noto di sequel giudicato perlomeno allo stesso livello del primo film. Per molti è riuscito anche a superarlo. Ma al di là delle gesta di Coppola tra il ‘72 e il ‘74, non sono tantissime le saghe che possono vantare secondi capitoli così convincenti.

IL SENSO COMUNE

Quantomeno (è bene ribadirlo) dal punto di vista del grande pubblico. La critica specialistica avrebbe senz’altro da ridire. Tuttavia, se si cerca di includere nel quadro ogni elemento, si è “costretti” a riconoscere una propria dignità anche a quelle ‘verità’.

Se ci sembra che “tutti” dicano una certa cosa, bisogna chiedersi il perché: il rilievo assunto dal senso comune nella costruzione di miti e paradigmi non può essere ignorato. Ha un suo peso, soprattutto quando si parla di cinema (o altro) tra in-esperti.

Sarebbe poi altrettanto ingenuo bollare negativamente ogni eco di approssimazione: ogni tanto va a segno, e trova riscontro positivo nell’analisi dei “tecnici”.

SEQUEL IN MUSICA


Il senso comune rema spesso contro al “nuovo capitolo di”. Vale per il cinema, ma anche per la musica. La litania del disco successivo che è peggio del precedente la conosciamo tutti. Ma il sequel sembra subire meno queste logiche a livello di singoli, venendo anzi ricordato con piacere ed evocato a gran voce dalle fan base.

Come nell’album l’interprete non cambia. Ma il filo rosso (a partire dal nome) che rende il tutto più riconoscibile e familiare aiuta ad evidenziare i pregi, stempera il ronzio e spinge a non perdersi una sola puntata. Un’interpretazione diversa può costare cara.

Ne sa qualcosa “The Mask 2”.
Il secondo atto del film paga una grossa differenza col primo: l’assenza di Jim Carrey, ovvero l’interprete che aveva reso famoso e riconoscibile il protagonista anche a chi non aveva visto il film. La forza del sequel nel rap sta anche in questo: l’artista, banalmente, rimane sempre lo stesso. Non ci sono privati che sovrintendono ai contenuti o ne dispongono. Come reagirebbe il pubblico se un domani un altro rapper proseguisse la serie “Veleno”? Non benissimo, probabilmente.

LEWA, VELENO E ALLENAMENTO


La saga di Gemitaiz e MadMan è una delle più celebri e amate, ma non è la sola che si è ritagliata un posto speciale nel cuore degli appassionati. Anche Ernia ha creato un momento ad hoc per i propri fan più fedeli con la serie “Lewandowski”.

Guarda ora: Lewandowski VI

Per loro rappresenta la costante, l’ancora che tiene ferma una nave che rischia di farsi mangiare dalle onde del cambiamento professionale e personale: Gemitaiz, MadMan e Ernia, nonostante la crescita, lo sviluppo e la sperimentazione, ritroveranno lo zoccolo duro della fan base in un posto sicuro, quello che per molti rappresenta il primo appuntamento con la loro musica e che non perderà mai un valore sui generis rispetto a tutta la loro produzione.

In questo senso, il sequel musicale del singolo è diverso dall’album, lavoro ben più complesso e inclusivo di ogni aspetto del presente dell’artista, anche quelli più lontani dai supporters: il rischio di fraintendimento è alto. Ben più facile è accogliere un passaggio, un pezzo, un tassello più “digeribile”, nonostante l’importanza vertiginosa che assume per le rispettive fan base. Possibile immaginare il duo di “Kepler” senza i “Veleno”?

Guarda ora: Allenamento #2


Il caso di Capo Plaza è, se possibile, ancora più particolare, perché “Allenamento” è il Plaza che bene o male tutti hanno incensato prima del boom, e lega tutti (fan e hater) alla certezza che il talento c’è. Non che ci fosse dubbio su questo, ma l’evoluzione del rapper di Salerno ha fatto storcere il naso a molti.

La saga ricorda a tutti da dove viene, ed ha la forza di parlare un linguaggio davvero universale, perché capace di convincere anche chi oggi ne denigra i fasti del presente tra hit, presunta ripetitività e collaborazioni internazionali.

UNA BUONA SCELTA


Un filo rosso non ancora spezzato, che lascia in sospeso la possibilità che Plaza torni all’allenamento forte dell’esperienza maturata in questi anni. Lo stesso vale per Ernia, Gem, Mad e tutti quei rapper che hanno scelto la via del sequel per arricchire i propri ep, dischi e banger.

Ecco perché si rivela una scelta proficua: è la forza di una continuità che non stona con il cambiamento, perché meno invasiva di un progetto corposo come un album. Fotografa i mutamenti, ma senza rinunciare ad imprescindibili elementi ricorrenti: non solo il titolo, ma anche l’eco degli inizi, più difficile da sentire ad ogni nuovo capitolo di una produzione inedita.

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