Connettiti con noi

Estero

Tutto ha una fine, Karl Kani no

Il guaio di quando sei un sopravvissuto è che tutti pensano tu possa farlo di nuovo o, peggio, essere immortale. Molto probabilmente Carl non lo è, ma le grandi idee sì.

È sempre emozionante osservare come nel tempo le grandi idee sopravvivano meglio di qualunque altra cosa sulla Terra.

Te ne accorgi quando vedi Marra fare quattro Forum di Assago a 11 anni dal suo debutto, quando Jay-Z ritorna su tutte le piattaforme di streaming e la gente impazzisce; quando un designer, figlio di madre costaricana e padre panamense, riporta il suo marchio dimenticato al centro della conversazione pubblica dopo anni di silenzio.

Si dice che sia meglio guadagnarsi la fiducia e il rispetto dei propri figli che acquisire la notorietà e l’adulazione delle masse: di questo Carl Williams, fondatore dell’iconico brand d’abbigliamento Karl Kani, ne è consapevole. Fin dalle prime parole della sua visita milanese in cui lo incontro mi dice «non c’era nessun altro brand che supportava la cultura come lo facevamo noi, quindi è stato piuttosto facile arrivare a rapportarci con un certo tipo di artisti nel modo in cui l’abbiamo fatto».

Carl ci ha raggiunti a Milano qualche settimana fa insieme a Snipes, che ha scelto di regalargli una giornata di incontri ed esperienze in giro per la città in cui ho avuto la fortuna di finire in mezzo. Lo raggiungo in un ristorante in zona Navigli – dove da lì a poco cenerà – per portarmi a casa più conoscenza possibile e saperne di più su quelle due parole che ammiravo dai baggy jeans dei ragazzi più grandi, e che oggi vedo rispuntare sui vestiti dei miei coetanei e delle nuove generazioni.

La storia di Karl Kani è una storia profondamente hip hop in termini di hustle per farcela. Tupac realizzava pubblicità gratuite per il suo brand per il rispetto e l’ammirazione nei confronti di Carl. Biggie e Aaliyah indossavano i suoi prodotti. Le grandi idee non muoiono, appunto, ed essere stato IL brand della cultura afroamericana in passato gli ha permesso di arrivare ad una nuova generazioni di consumatori che non aveva vissuto la sua fase di declino e l’ha visto per la prima volta sua una foto vintage di Jay-Z o una dei Migos.

Se tutto vi sembra un’impresa impossibile non lo è, perché alla base non c’è niente di più della semplice forza di volontà e della passione di chi ha fatto di un “posso?” (can I? in inglese) il claim di una delle parabole più belle di questa cultura ormai quarantenne.

A 16 anni, nel 1984, si è costruito il suo primo vestito e dopo cinque si trasferisce a Los Angeles. «Sapevo che volevo avere successo, sapevo che volevo farci i soldi e sapevo che non avrei mollato» mi ha raccontato. «La combinazione di questi elementi ci ha dato la forza di costruire in una situazione dove non c’era un’infrastruttura dietro che ci permettesse di creare nulla di grande».

Nella città degli Angeli aprì un negozio di abbigliamento con un amico in un quartiere non indifferente per la storia del rap come Creenshaw. Da lì si muoverà presto verso il centro dopo qualche apprezzamento di più di un malintenzionato, che ammirava talmente tanto la merce esposta da Carl da ritenere che pagarla fosse superfluo. Nonostante ciò, Carl porta ancora nel cuore il quartiere e le sue icone come Nipsey Hussle, che conosceva bene.

«Ho incontrato Nipsey un anno e mezzo fa a LA, dove abbiamo fatto un pop up shop insieme. Avevamo un rapporto molto stretto con lui e sua moglie, la quale ha pagato mia figlia 7.000 dollari per far sì che il suo ristorante facesse il catering alla sua festa» ha raccontato. «L’ultima conversazione che ho avuto con lui è stata al Roc Nation brunch dell’anno scorso, dove mi chiese qual era il rapporto con mia figlia. Per me fu una domanda molto strana, che mi prese alla sprovvista che mi fece riflettere molto su me stesso e in un certo senso mi portò molto più vicino a Nipsey che purtroppo da lì a poco sarebbe morto».

Quando Carl mi racconta del declino avuto dal marchio negli anni 2000, lo fa con la consapevolezza di chi, a proposito di Nipsey, sa che la vita è una maratona e sul lungo periodo si valutano i risultati. La co-proprietà di Kani con Cross Colours lo portò a prendere strade pericolose, come l’aumento di produzione che causò un sovraccarico di offerta, a cui seguì la naturale svalutazione della merce, venduta a basso prezzo nei piccoli retailers e nei barbershop di tutti gli Stati Uniti.

«Sai com’è», mi spiega. «I cicli cambiano, il mercato cambia e noi non ci adattammo a dovere. Avremmo dovuto compiere decisioni migliori e non l’abbiamo fatto. Tuttavia questo ci ha aiutato ad essere più forti più avanti e oggi c’è una nuova generazione di ragazzi su cui stiamo puntando e su cui stiamo facendo un ottimo lavoro. La vita è fatta così».
Con il marchio Karl Kani che affondava rapidamente, Carl era disperato nel riacquistare i diritti sul suo marchio dal suo ex partner prima che fosse troppo tardi. Otto anni e dieci milioni dopo, il padrino dello streetwear è tornato con l’intera proprietà e più determinazione che mai nel rendere Karl Kani great again.

«La rinascita non è stata fatta tutta in una notte» specifica Carl. «Nel 2015 è riiniziato tutto. È stata mia figlia. È venuta da me e mi ha detto che voleva indossare i miei vestiti, perché molti suoi amici che lei considerava cool li volevano».

«Oggi se guardi il mio Instagram vedi una bella storia. Vedi Ariana Grande, Teyana Taylor, Migos, Jay-Z e tanti altri con addosso la nostra roba senza essere mai stati pagati, ma perché vogliono. E queste cose succedono solo dopo tanto lavoro nel tempo».

Teyana Taylor veste Karl Kani

Otto anni e dieci milioni dopo, il padrino dello streetwear è tornato con l’intera proprietà e più determinazione che mai nel rendere Karl Kani great again.

«Credo che quello che abbia riportato al top Karl Kani oggi sia la nostra cultura interna, un ottimo prodotto e un design di qualità. Oggi ogni ragazzino conosce noi e la nostra qualità. Vogliamo essere il Calvin Klein delle strade».

Il guaio di quando sei un sopravvissuto è che tutti pensano tu possa farlo di nuovo o, peggio, essere immortale. Molto probabilmente Carl non lo è, ma le grandi idee non muoiono mai e se tra 30 anni vostro/a figlio/a vi farà vedere una foto di Ariana Grande o dei Migos chiedendovi spiegazioni su quelle due parole scritte in corsivo, rispondete semplicemente che nella vita tutto ha una fine, Karl Kani no.

Ringraziamo Carl Williams e Karl Kani per la disponibilità

Per rimanere aggiornato su tutte le novità del mondo Urban continua a seguire il nostro magazine.

Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla nostra newsletter

Popolari

Fedez ha provato a spiegare la sua strategia senza riuscirci

Italia

Nipsey Hussle Nipsey Hussle

Chi era Nipsey Hussle?

Estero

Come funziona un tour europeo?

Italia

Come si ottiene il permesso per un sample?

Italia

Come cambierà la musica con la nuova legge europea?

Lifestyle

Rkomi, ci è piaciuto il disco?

In Evidenza

marracash guerra marracash guerra

La guerra di Marracash

Italia

Fotoromanzo: Capo Plaza

Italia

Connettiti
Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla nostra newsletter