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È davvero obbligatorio pubblicare il venerdì?

Il venerdì, ormai dal 2015, è il giorno della musica. Un obbligo da seguire a tutti i costi?Abbiamo chiesto a due nostri redattori un parere in merito.


Il venerdì è diventato da qualche anno a questa parte il giorno della musica: tra playlist riaggiornate e conto delle vendite la maggior parte delle release viene concentrata a ridosso del fine settimana. Una decisione presa nel 2015, quando l’uscita dei dischi venne posticipata dal martedì al venerdì per combattere il fenomeno della pirateria. Quanto ha influito questo cambiamento nel nostro modo di ascoltare musica?


Maria Alfano: Secondo me la scelta del venerdì ha un senso palese, però ha anche contribuito a quelle abitudini di ascolto leggermente frettolose che credo si stiano diffondendo abbastanza negli ultimi tempi; far uscire tutta la nuova musica nello stesso giorno può ridurre il tempo riservato alle singole uscite.
Comunque le playlist dedicate alle novità del venerdì possono essere un’interessante opportunità per aiutare gli artisti emergenti a farsi conoscere o magari ad uscire da una nicchia di ascoltatori. Tu come la vedi? Per gli artisti emergenti è un altro discorso, ma per quelli affermati secondo te è davvero obbligatorio sempre e solo il venerdì per pubblicare nuova musica?


Filippo: Il più delle volte l’ascoltatore subisce passivamente certe situazioni, come in questo caso. Abbiamo dovuto imparare ad aspettare il venerdì, divisi tra musica italiana ed estera, ritrovandoci poi con una matassa di produzioni da sbrogliare; addirittura ci stupiamo se un progetto non esce di venerdì. Per quel che mi riguarda è una questione di interesse minimo per chi consuma la musica, funzionale semmai a catalogare e a predisporre le uscite a mo’ di calendario. Da quel punto di vista forse facilita la ricerca, ma ormai in molti si distaccano da questa prassi, e succede in tutti i paesi. I release radar di Spotify sono puntuali, ma sono anche legati a chi ascolti e segui, difficile che qualcosa salti fuori così dal nulla. Le playlist possono essere più utili in questo senso, perlomeno per scremare i livelli più alti. Ma sugli emergenti vedo poca incidenza. Allo stato attuale mi sembra evidente che conti solo per gli artisti e il loro posizionamento. Come prendersi il #1 in Billboard, e modellare su queste immagini il proprio status in un’era comunque molto dipendente dal dato. Ma da qua a dire che uscire il venerdì è cruciale ne passa. Cruciale per chi poi? È davvero così?


Maria Alfano: Quoto in pieno, è una abitudine mediatica che ormai abbiamo processato e interiorizzato  però ho un dubbio anche sui dati: per farti un esempio molto recente, l’hype che c’era intorno a “23 6451” era talmente tanto che sinceramente io penso che avrebbe raggiunto comunque questi risultati impressionanti indipendentemente da più o meno qualsiasi cosa.


Filippo: Molto probabile. Sta all’artista decidere se e quanto inserirsi in una logica di mercato particolare. Ma al fan cosa cambia? L’aver più tempo nel weekend di sentire musica? I dischi stanno passando di moda. E ormai ascoltiamo musica ogni ora.

Maria Alfano: Ma anche avere più tempo nel weekend non coincide a priori con il fatto di usarlo per un ascolto meditato. Non mi sembra che il surplus temporale lavori in favore davvero di niente se non appunto come dicevi del portarsi a casa i numeri, e neanche per forza di cose. E poi infatti, le abitudini di ascolto si sono evolute di pari passo con la moltiplicazione delle possibilità di ascolto e con i servizi di streaming e la mobilità totale della musica.


Filippo: Pensiamo solo ad un fatto: qualcuno si ricorda che “Persona” è uscito di giovedì? Non mi pare. Eppure nella percezione del pubblico è un disco di successo, che si porta certificazioni in tasca ogni settimana.


Maria Alfano: Infatti, anche con i numeri e le certificazioni il legame con il giorno di uscita è flebile.
Ma poi personalmente io a volte il venerdì mi sento disarmata: mi rendo conto di essere esagerata, però cerco sempre di dedicare il giusto tempo alla musica e quando capita che escono molte cose lo stesso venerdì, e non è così raro, mi rendo conto che per meditare su quello che ascolto devo fare una selezione.


Filippo: Fortunatamente la selezione è l’unica cosa che rende attivo il ruolo dell’ascoltatore in questa situazione. Proprio per questo mi chiedo perché gli artisti più piccoli non cerchino con maggior frequenza di prendersi la copertina di giorni differenti. È vero, dal 2015 si è passati al venerdì, ma prima lo stesso valeva per il martedì. Però onestamente la musica e la sua fruizione sono così diversi rispetto a 5 anni fa che non ha molto senso porsi limiti in questo senso. Il rischio poi è che molti lanci si perdano a livello mediatico. È il pubblico che sceglie. Ma se uscire al venerdì risponde ad una strategia specifica, e comunque c’è talmente tanto affollamento che si rischia di passare inosservati, ha senso insistere?


Maria Alfano: Personalmente credo proprio di no; e credo anche che ci siano tradizioni che vengono mantenute per il puro fatto di essere tali: la questione dei lanci di artisti emergenti o comunque non già popolari a livello mainstream è la cosa più significativa da questo punto di vista; penso dovrebbe anche venire dagli artisti stessi la consapevolezza che uscire il venerdì per il solo fatto che sia la “procedura standard”, anche se a conti fatti non conviene, è una di quelle tradizioni che si possono o dovrebbero circumnavigare.


Filippo: È possibile che aumenti la confusione togliendo quel riferimento settimanale?


Maria Alfano: Non credo, anzi a me sembra che gli artisti gestiscano bene le nuove uscite anche con i social; comunque, come dicevamo prima, ormai ascoltiamo musica in ogni momento quindi non penso ci sia davvero la possibilità che si crei confusione. Però ha senso che le playlist con le novità vengano aggiornate in un unico giorno come il venerdì, in modo da riassumere la settimana in nuova musica. Se effettivamente pubblicare il venerdì è un’abitudine pensi condivisa, quali potrebbero essere le ragioni che spingono alcuni artisti ad ignorarla? Prima ricordavi che “Persona” è uno dei dischi a non essere uscito di venerdì, e probabilmente come ragionavamo noi è una questione che ad alcuni artisti non interessa, ma ci possono essere altre motivazioni secondo te?


Filippo: Una questione che interessava artisti ma soprattutto case discografiche era la lotta alla pirateria: accordarsi sull’uscita di un giorno comune per le release doveva arginare il fenomeno. Però, dopo tutti questi anni in cui i sistemi si sono più rodati, si potrebbe ragionare in un altro senso. Cosa è meglio per me, in quanto artista? Ritagliarmi il mio spazio in un altro giorno a dispetto delle logiche di classifica? O continuare a rischiare di perdere stream spalmati sul resto dell’ offerta? Il punto fermo della questione sono probabilmente le playlist che fanno più comodo di quello che si pensa. Al di là delle questioni logistiche e commerciali, credo che ognuno dovrebbe ragionare in questi termini di ottimizzazione di quella parentesi, nel mercato dell’ attenzione. Non so quali altri motivi potrebbero esserci per andare in una direzione piuttosto che in un altra, ma è indubbio che puntare a scendere in campo quando c’è troppo traffico rappresenta un problema per molti artisti medi.


Maria Alfano: Secondo te c’è spazio per un possibile cambiamento, anche in un futuro prossimo? Abbiamo ripetuto che la situazione si sta evolvendo in maniera radicale da quando non c’erano i servizi di streaming e, sulla stessa linea, i social avevano un ruolo meno rilevante nella promozione della musica, quindi a mio parere le cose potrebbero cambiare in futuro, iniziando magari proprio da artisti meno mainstream e da case discografiche indipendenti che, come dicevi, scelgono di non seguire le logiche di classifica per dare maggiore visibilità ai loro lanci.


Filippo: Fortunatamente c’è già chi si muove diversamente, sia in Italia che all’estero, che si tratti di Marra o di Rich The Kid. All’ascoltatore forse cambierà poco, ma potrebbe essere una bella scommessa per gli artisti provare a ritagliarsi spazi differenti dalla norma. Col passare del tempo vedremo che direzione prenderà la maggioranza. Ma non escluderei una buona percentuale di nomi.

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