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2010-20: imparando da RapBurger e Hip Hop TV

Le due realtà non hanno soltanto riempito le giornate di migliaia di appassionati. Hanno gettato le basi per vivere il rap a 360 gradi prima della definitiva esplosione.

Prima che il rap esplodesse definitivamente a livello mediatico, ogni appassionato aveva i propri canali privilegiati per coltivare quella passione per se stesso e assieme agli altri. Al di là di MTV, due realtà che hanno gettato le basi in Italia per vivere il genere a 360 gradi sono senz’altro RapBurger e Hip Hop TV.

Recensioni, concerti, news, informazione, videoclip: questo e tanto altro veniva offerto ad utenti che vedevano i propri artisti preferiti approdare in televisione, ma che soprattutto vedevano legittimato quel mondo. Quest’ultimo veniva proposto finalmente “con il vestito buono”, con uno spazio dedicato e riconosciuto. Non solo.

MERITI

Tanto a RapBurger quanto a Hip Hop TV va riconosciuto un merito: aver creato un angolo culturale su cui costruire un consumo regolato e istituire una vera e propria cultura del genere.

Anche solo perdersi nei video mandati in successione sul canale TV o spulciare i vari contenuti caricati sul portale di RapBurger ha permesso agli ascoltatori di imparare molto sui codici e sulle sfumature di un movimento nazionale e internazionale.

Elementi che non venivano esclusivamente proposti, messi sul piatto, ma anche problematizzati, sia attraverso la penna di autori e redattori sia tramite l’interazione telematica e fisica con il pubblico.

Un processo di apprendimento che riguardava non soltanto il rap italiano, ma anche l’americano. Rap game, sviluppi e contenuti vari, filtrati dai due media, diventarono accessibili ad un pubblico che riuscì così a specializzarsi prima del boom. Finalmente sapeva a chi rivolgersi per “farsi una cultura”, con un’esperienza giornaliera completa, che andava ben oltre l’ascolto.
Abbiamo chiesto alla redazione di RapBurger di lasciarci un commento in merito.

IL CONTRIBUTO DI RAPBURGER

Proprio il sito web dedicato all’approfondimento quotidiano dell’universo HH era riuscito all’inizio del decennio a consolidare un posizionamento importante, spiccando come porta privilegiata per l’accesso alle informazioni sui rapper preferiti di tantissimi utenti. Le recensioni dei dischi non rappresentavano soltanto un momento atteso dal fan di turno per vedere un riscontro sul proprio album del momento, ma soprattutto un’occasione di confronto interna al pubblico, che poteva così costruirsi un’identità di ascoltatore ancor più definita col passare dei mesi.

Anche nel caso specifico di RapBurger la TV diede una grossa mano per l’affermazione della piattaforma: il programma di Deejay TV “The Flow” presentato da Mixup ospitava una volta a settimana Koki, chiamato a rappresentare RapBurger, con cui si faceva il punto dei contenuti messi sul sito. Un momento decisivo, considerato che migliaia di studenti di ritorno da scuola si piazzavano davanti al programma una volta arrivati a casa.

Ritagliarsi quello spazio conferma la bontà di un lavoro che ha lasciato un segno davvero positivo sulla forma mentis di una grossa fetta di pubblico specializzato. La redazione di Rap Burger, contattata da Esse Magazine, ritorna così su quegli anni:

«Nel 2011 il rap italiano aveva bisogno di essere raccontato con dignità, mancava un media che parlasse di questo genere con cognizione di causa, in maniera professionale e non fanatica. RapBurger aveva l’obiettivo di rispondere a quella che era diventata una necessità del rap italiano in quel momento, divulgando con la stessa attenzione i pochi progetti discografici major e i tanti indipendenti proponendo una linea editoriale critica. Per gli artisti non siamo stati degli amici ed è anche giusto così, ma con alcuni di loro abbiamo dato vita a qualche evento come BOOST016 e SKILLZ».

Non solo contenuti web, per l’appunto. Anche l’organizzazione di eventi era un obbiettivo, e a rileggere certi nomi che calcavano quei palchi si coglie in pieno la lungimiranza di quella realtà, la visione per certi versi pionieristica (perlomeno in Italia), ma soprattutto l’autorevolezza di cui godeva RapBurger:

«Se ricordo una situazione particolare era proprio quella di BOOST016, sul palco centrale si sono esibiti dei nomi che messi insieme oggi farebbero un festival da migliaia di persone: Coez, Tedua, Izi, Frah Quintale, Shiva, Rkomi, Claver Gold ecc. In più c’era la finale del contest di beatmaking dove tra il pubblico c’erano dei professionisti pronti a fare scouting, proiezioni di film, conferenze e un mercatino musicale. Chi c’era stato aveva definito l’evento come una Jam 2.0».

HIP HOP TV

Impossibile poi non riconoscere a Hip Hop TV un massiccio apporto visuale alla formazione del pubblico rap italiano. Il flusso di contenuti non stop mandati in onda erano diventati un vero e proprio rifugio per chi non si riconosceva nel resto dell’offerta musicale e televisiva, anche perché il canale sapeva coniugare come nessuno in quel momento immagine e suono con una selezione puntuale ed efficace.

A fare la parte del leone ci pensavano i live al Forum, in cui non mancavano mai le sorprese, ma soprattutto la certezza che la stragrande maggioranza della scena che conta ci sarebbe stata. Se si intercettava il billboard di HHTVBDAY-Party appeso per strada fermarsi era d’obbligo, per scorrere rapidamente i nomi a caccia della propria rapstar preferita.

PUBBLICO SCOLARIZZATO

Questi sono solo alcuni dei motivi per cui il pubblico più maturo del game tricolore dovrebbe essere grato a RapBurger e Hip Hop TV. Gli effetti di ritorno del loro operato hanno investito una generazione di ascoltatori facendola sentire sulla cresta dell’onda prima che il rap spopolasse davvero come oggi.

Ma, cosa più importante, entrambe le realtà hanno messo in mano agli user degli strumenti che andassero oltre l’eco della loro opinione personale. Una buona percentuale di rap-fan è stata letteralmente scolarizzata.

Mettendo il pubblico davanti ad un contenuto, ad un giudizio, ad un’intervista, ad una cronologia di uscite, ad una grafica, ad un live, lo si mette davanti alla consapevolezza che il relativismo culturale, anche e soprattutto nell’HH, non può venir meno.

RapBurger parlava di tutti, da Fibra all’Unlimited Struggle. HHTV portava al Forum sia i Dogo che Bassi Maestro. Scelte pluridirezionali significative, che ricordavano ai più giovani che una tradizione solida la si costruisce su una scena, cioè un ventaglio di differenze. Ma che sottolineavano soprattutto quanto fosse indispensabile e connaturato al rap avere dei punti di ritrovo condivisi di discussione, fruizione e engagement. Una lezione da riproporre, che ha indicato la strada a molti.

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