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Luchè ci ha raccontato Black Friday

Non è una novità che un rapper si dedichi alla creazione di un brand, ma “Black Friday”, fondato da Luchè insieme a CoCo, vuole racchiudere in sé tutta la conoscenza del mondo della moda e della modernità dei due artisti. Abbiamo intervistato Luchè per farci raccontare tutto sul brand.

Non è una novità che un rapper si dedichi alla creazione di un brand, ma “Black Friday”, fondato da Luchè insieme a CoCo, vuole racchiudere in sé tutta la conoscenza del mondo della moda e della modernità dei due artisti. Abbiamo intervistato Luchè per farci raccontare tutto sul brand.

“La mia maglia dice che è un venerdì nero, così nero che ha oscurato il tuo profumo”.

Luché in “Lasciarsi Andare” con CoCo


Black Friday è nato nel 2009 da un’idea di Luchè, Coco e Mario Pini, designer e amico storico di Luchè.

Non è una novità che un rapper si dedichi alla creazione di una marca di streetwear, ma “Black Friday” vuole racchiudere in sé tutta la conoscenza del mondo della moda e della modernità dei due artisti.

Le influenze londinesi e oltreoceano sono chiare in ogni capo della collezione, che va a rappresentare un lifestyle e un’idea artistica ben definita.

Federico: Quando hai capito che era arrivato il momento giusto per puntare su una tua linea di abbigliamento?

Luchè: Direi che è un campo che ci ha sempre affascinato. Se ci fai caso io e Coco spingiamo questo brand da anni, ma solo ultimamente gli stiamo dando vita concreta. La passione per la moda, lo streetwear in generale, è una cosa che è in noi da sempre, ci piace la parte creativa del confezionare abiti. Ho capito che era il momento giusto di provarci davvero quando ho visto tanti brand diventare grossi con l’aiuto di noi rappers come testimonials. Adesso che ho tutti gli artisti che mi piacciono con me, mi sembra il momento migliore per pompare.

Federico: Qual è stato secondo te il rapper che ha unito nella maniera migliore il mondo della moda con quello della musica?

Luchè: Senza dubbio ASAP Rocky. Ero a Londra quando è esploso e le cose non sono state più le stesse. Tutti si vestivano come lui, nacque questo nuovo modo di essere hip hop. Dark, ricercato, controcorrente. Molto affascinante, ma col tempo ha prodotto una serie infinita di posers, che come tutti in questa società hanno evidenziato solo il lato estetico della cosa, ma non quello artistico.Federico: Da dove nasce l’idea di questo nome e quali sono stati gli immaginari da cui avete preso ispirazione?

Luchè: Il nome è nato così per caso, a Coco piaceva come suonava. All’inizio ci siamo ispirati alle icone della nostra città per avere comunque un’identità precisa, poi adesso invece stiamo lavorando a collezioni più generiche per soddisfare tutti. come immaginario ci siamo sempre identificati in quei brand streetwear che avessero un sapore alternativo, underground.

Federico: Siete partiti utilizzando una figura iconica come Nino D’Angelo, successivamente avete utilizzato Craxi. Da cosa partite solitamente per elaborare un concept che si sposi bene con una linea d’abbigliamento?

Luchè: Come detto prima, all’inizio volevamo dare un concetto ad ogni capsule, prima con Nino definendolo la nostra prima vera popstar, poi con Craxi (Craksi sulla t-shirt) dedicando la capsule all’Italia degli anni 80 e le sue contraddizioni. Adesso vogliamo staccarci da questo metodo di lavoro e disegnare collezioni varie, generiche, ma sempre con dei messaggi da cogliere. Io credo che al giorno d’oggi il messaggio possa essere espresso in varie forme, tanti artisti vestono maglie con sopra degli slogan forti. Qualsiasi concetto se espresso nella chiave giusta può sposare un brand, ovviamente sempre in linea con la filosofia del brand stesso.

Federico: Com’è organizzato il team di lavoro dietro Black Friday e quali sono gli aspetti sul quale intervieni con maggiore decisione?

Luchè: Mi occupo un po’ di tutto, ma specialmente la parte artistica. Siamo in 3 a mettere insieme idee che poi vengono realizzate dai grafici, abbiamo un team che si occupa del press, foto e social. Poi c’è l’ufficio di rappresentanza (switchapparel) che si occupa della distribuzione.

Federico: Oltre alla musica e all’abbigliamento, affianchi anche il business della ristorazione: qual è il settore più difficile a livello imprenditoriale nel quale muoversi secondo te?

Luchè: Di sicuro la musica hahaha!!! Per quello che ho passato io nel mondo della musica, il resto davvero non mi fa paura. Scherzi a parte, lasciando da parte la musica e il rischio che un artista come me corre ogni volta che fa un disco (che se sbagliato manda per strada decine di persone), direi la ristorazione. Non è più come una volta, soprattutto a Londra dove secondo me non c’è più la mentalità giusta per crescere, si gioca al ribasso coi prezzi e gli italiani tendono a tagliarsi le gambe a vicenda, invece di aiutarsi. Purtroppo in quel settore c’è molta gente ignorante che non fa altro che scadere nel gossip: è un campo molto difficile, devi aver a che fare con tante persone, e sono tutte insoddisfatte. Al giorno d’oggi anche i pizzaioli vogliono diventare star su Instagram, è tutto diverso. In America invece secondo me è meglio, c’è un attimo margine di guadagno che ti permette ancora di progettare. L’abbigliamento anche può essere pericoloso, ma se si fanno i passi giusti, senza esagerare e ponderando bene il proprio mercato, si riesce a stare a galla e crescere nel tempo.

Federico: Quanto ha influito Londra sulla tua evoluzione e sul modo in cui hai concepito il brand?

Luchè: Londra ha influito tantissimo nella mia vita in generale. Quando sono andato lì a 20 anni ero un ragazzino di Napoli che non riusciva a trovare se stesso. Londra mi ha dato proprio quello, la sicurezza di essere me. Inconsciamente ha influito anche sul mio modo di fare arte, che sia musica o moda, perchè lo spirito che si respirava a Londra tanti anni fa era quello ribelle, quello di fare le cose diversamente, di emergere dagli altri per quanto diversi fossimo. Adesso le cose sono cambiate secondo me, Londra si è molto uniformata ed è diventata più banale.

Federico: Nella collezione di quest’anno, invece di usare immagini di personalità pubbliche, avete preferito rafforzare il brand “Black Friday”. Quanto è importante oggi per un brand essere riconoscibile?Luchè: Molto importante, soprattutto all’inizio. Un brand come il nostro in questa fase iniziale deve acquistare la fiducia dell’acquirente ma allo stesso tempo deve essere memorizzato. La gente deve leggere Black Friday ovunque, deve vedere la scritta addosso più persone possibili, cosi da convincersi che Black Friday sia una cosa seria e reale.

Federico: Abbiamo visto molti rappers creare le proprie linee di abbigliamento, da Guè con Zen a Marracash con Peso, che però con il tempo sono state abbandonate. Quale pensi possa essere il segreto di Black Friday che ne permetterà la diffusione sempre più capillare?

Luchè: Ognuno di noi entra nel business per motivi diversi. Noi con black friday speriamo in una crescita costante anche se lenta, preferiamo guardare ad un progetto a lungo termine che possa ingrandirsi di anno in anno. Molti brand hanno un boom e poi si stabilizzano o spariscono, noi puntiamo ad avere quel boom di sicuro, ma vorremmo poi diventare una realtà grossa, e lo si fa quando aumenti la qualità e lo spessore dei capi disegnati, ingrandisci la distribuzione, e diventi più competitivo a livello internazionale. Ovviamente tutto rapportato al mercato che hai, trovare il giusto bilancio tra idee e prezzi è tutto.

Federico: Hai già in mente lo sviluppo o il concept della prossima collezione?

Luchè: Sisi. Usciremo a dicembre nei negozi con la capsule invernale con giubbini (già tutti sold out) e felpe.



Ringraziamo Luchè per la disponibilità.

Segui la pagina Instagram di Black Friday: @blackfridayldn


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