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È meglio o peggio se il tuo partner ascolta i tuoi stessi artisti?

O più nel dettaglio: quanta importanza hanno i gusti musicali nelle relazioni e perché?

Questa domanda, posta in modo meno raffinato, nel mio caso sarebbe: ma tu usciresti con uno che ascolta country? Nel vostro, inserite al posto di country il genere musicale che non riuscite ad ascoltare (o magari nemmeno a contemplare di farlo), neanche con tutta la buona volontà di essere open minded che siete riusciti a racimolare in anni di pratica.
O, ancora più semplicemente, quanta rilevanza hanno i gusti musicali del vostro partner nella relazione?

Nota bene: sono tutte domande abbastanza circostanziali, perché dipendono dai singoli individui e non possono essere risolte oggettivamente e in generale. Infatti questo articolo avrà un “finale aperto”, perché nessuno può dirvi come è meglio per voi e perché il peso delle singoli parti della vita non è fisso e univoco per tutti; quello che posso fare in merito è essere obiettiva nel raccogliere e selezionare la pioggia di dati che ho trovato a riguardo e trarne le opportune conclusioni; quantomeno per capire perché ci siano effettivamente così tanti articoli, sondaggi, discussioni di psicologi, musicologi, professori ed esperti di ogni genere su un argomento apparentemente dipendente da tanti e diversi fattori.

Questione (psicologica) di compatibilità

I gusti musicali non sono una circostanza random della nostra esistenza: li sviluppiamo nell’età adolescenziale (almeno fino ai primi vent’anni) e tendono a riflettere i nostri vissuti, la nostra personalità e la nostra identità. Un ricercatore del dipartimento di psicologia della University of Maryland, il dottor Dylan Faulkner Selterman, ha dedicato del tempo a studiare le connessioni esistenti tra i gusti musicali di un individuo, i suoi valori fondamentali e le sue interazioni sociali e ha spiegato il motivo per cui sono molti quelli che preferiscono una compatibilità musicale con il partner, rispetto per esempio ad un’intesa su altri media culturali (come i film).

Ha anche citato uno studio psicologico che individua nella musica un indicatore di valori fondamentali e quindi le conferisce un ruolo non marginale nella struttura di una relazione sociale, non soltanto amorosa: è stato chiesto ad un gruppo di ascoltatori di heavy metal e ad un altro di amanti dell’hip hop di valutare le descrizioni di persone con gusti musicali simili ai loro, diversi o non specificati; piuttosto banalmente, il risultato è stato che i partecipanti tendevano ad apprezzare di più le descrizioni di persone con gusti musicali simili ai loro, perché le sentivano più “vicine”.

Deal breaker?

Ma è davvero un deal breaker? Secondo i giornalisti di DJ Booth, le relazioni possono cambiare il nostro sguardo sul mondo e sulle cose a cui teniamo ma, per chi è una “music head”, cioè una persona che attribuisce alla musica un peso specifico piuttosto alto, è più facile che essa divenga una questione cruciale in diversi casi.

È più facile ma non è automatico: la compatibilità dei gusti fa tanto ma, in negativo, può fare tanto anche auto-rinchiudersi in un solo modo di pensare (o ascoltare, in questo caso).

Il punto è sempre quello: quanto valutiamo importante la musica nella nostra vita e quanto siamo disposti a farci influenzare da qualcun altro?
Le interviste in materia denotano una maggiore consapevolezza in persone che non solo amano la musica ma magari ci vivono anche (perché la fanno di lavoro), che si rendono conto di essere più aperte a provare ad ascoltare diversi generi o anche solo a scoprire nuovi e diversi approcci al proprio genere preferito quando l’input a farlo viene dal contesto di una relazione sentimentale.

Non deve trattarsi per forza di un salto in lungo tra generi opposti, ma quello che emerge è una generale spinta a voler instaurare una comunicazione a riguardo: in uno degli articoli, l’intervistato per esempio raccontava di essere interessato a capire le preferenze musicali delle compagna, anche perché legate alle sue origini etniche.

Ma, come accennavo prima, questo argomento riesce a smuovere facilmente l’interesse di molti addetti ai lavori in ambito musicale (e psicologico): nel farmi strada nella rete tra le varie pagine che ho trovato (tra l’altro spesso introdotte da titoli disfattisti come “i vostri gusti musicali potrebbero rovinare la vostra relazione”), mi sono imbattuta in un sondaggio di TickPick, i cui curatori hanno intervistato quasi mille persone sui loro gusti musicali e su come essi influenzino le relazioni.

Alcuni risultati mi sono sembrati decisamente eloquenti: il 98% delle coppie intervistate ha dichiarato di avere gusti simili o quantomeno abbastanza simili e di ascoltare qualcosa che non disgustasse totalmente il partner. È emerso che «non solo è meno probabile che nascano coppie formate da membri con gusti musicali opposti ma le differenze nelle preferenze sono anche collegate a livelli piuttosto bassi di soddisfazione circa la propria relazione». Quindi solo il 2% delle coppie con gusti diversi o molto diversi era rimasta in piedi ma, anche in quest’ultimo caso, dava voti piuttosto scarsi alla propria soddisfazione in merito alla relazione.

Consiglio vivamente di leggere questo sondaggio per farsi un’idea generale di quanto possa diventare strano e anche leggermente ridicolo inscatolare un argomento così personale in domande assurde come “qual è la preferenza musicale più attraente?”. Per quanto mi riguarda, sembra tirata fuori da una di quelle riviste in cui le ragazzine adolescenti si dilettavano a scoprire il significato metafisico del loro colore preferito.

De gustibus

Comunque, nonostante alcuni punti abbastanza critici del sondaggio, ammetto che la conclusione ovvia che si trae, almeno dalle domande sensate, è che le preferenze musicali in molti casi sono più importanti di quanto non si pensi. E non lo questiono. Però rispondere alla domanda se sia meglio o peggio condividere i gusti musicali del partner non è universalmente possibile.

Infatti sia che si tratti di una relazione nascente, sia che essa sia già avviata (felicemente o meno), non si può davvero pensare ad un’unica risposta: personalmente riconosco che la musica sia un terreno fertile di conversazione, oltre che uno degli strumenti più immediati per iniziare a capire chi si ha davanti, e che i gusti in comune possano facilitare un’intesa. Ma non sono condizione necessaria perché essa esista. Così come gusti diversi o finanche opposti non determinano per forza di cose l’impossibilità ad andare d’accordo.

E io sono una “music head” e ammetto che una delle prime cose che noto e di cui mi interesso nelle persone (tutte, non solo quelle di sesso opposto), siano i gusti musicali, ma non posso fare a meno che ricordarmi che de gustibus non disputandum est: sui gusti non si discute.
Penso che questo proverbio possa essere rivisitato più o meno con: sui gusti si può discutere, ma dopo aver almeno tentato di capire una preferenza, o meno, dell’altra persona. Specialmente se è il vostro partner.

I vantaggi di ascoltare gli stessi artisti, in poche parole, sono stati descritti dagli intervistati come “immediati” perché hanno subito facilitato la conoscenza, ma quelli di ascoltare artisti diversi possono esserlo sul lungo periodo: oltre che un contributo ad un’espansione degli orizzonti musicali (che non è poi così tragico), anche i gusti diversi od opposti possono aiutare a solidificare una relazione, magari non dall’inizio ma con la condivisione di esperienze legate alla scoperta di nuovi artisti.

Se poi la musica possa seriamente (e drasticamente) diventare un deal breaker, lo lascio decidere a chi legge. Io continuo ad essere abbastanza contenta di non essermi mai dovuta destreggiare in una relazione con qualcuno che ascoltasse country, ma non posso effettivamente dire cosa farei se mi dovesse succedere. Magari finirei per apprezzare il banjo.

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