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Il rap europeo ha bisogno di fare squadra

Connessione: la parola chiave che l’EU-rap dovrà tenere a mente per non perdere il contatto con il passo del rap americano.

Il rap italiano si sente finalmente parte di una cornice. Lo percepisce attraverso segnali tangibili, come la presenza di Marracash nella top 200 globale di Spotify o gli studi di registrazione condivisi con top producers del calibro di London On Da Track.

Sfera Ebbasta e London On Da Track

PASSI AVANTI

Ogni mese si fanno passi in avanti, grazie ad artisti che mantengono un passo costante nella personale scalata al successo continentale, nonostante la pioggia di critiche. I gufi non mancano, ma la freccia continua ad andare a segno a dispetto di altre carriere che, nonostante l’aura della predestinazione, si arenano senza fare troppo rumore prima di approdare oltre confine.

COLLABORAZIONI

Nessun topic infiamma poi le fan base quanto il feature. Le connections spiazzanti sono all’ordine del giorno: un tempo Pusha T in compagnia di qualche rapper tricolore non ci avrebbe fatto immaginare nulla in ottica futura. Oggi le prospettive sono molto diverse, e perfino il sogno può trovare riscontro nella realtà.

A partire da questo presupposto, possiamo allargare il discorso a livello continentale. Molti game hanno rinnovato il proprio appeal rispetto ad un modello che rimane inamovibile. Il rap americano deve continuare a rappresentare una motivazione per migliorarsi, la linea del record mondiale che i nuotatori sognano di superare in vasca.

Guarda ora: Batiment

L’Italia rimane, come dicevamo all’inizio, parte di una cornice attorno ad una tela riempita dalle bars e dei beat made in USA, che rimangono il metro di paragone. A farle compagnia nel contorno, il ventaglio di offerte musicali urban europee e non, che dal centro del quadro prendono continua ispirazione.

A intarsiare gli angoli della cornice, i differenti gradi di maturità che la cultura HH manifesta a seconda dei luoghi. Fattore che ha sempre posto il nostro paese qualche gradino sotto realtà come la Francia, soprattutto per assetti sociali diversi, oltre che per un pubblico poco educato a determinati meccanismi e visioni.

KEY-WORD: CONNESSIONE

Pensarsi al pari degli americani (o puntare a superarli) risulta piuttosto difficile al momento. Ciò che può mutare concretamente in positivo, è la propositività in certi progetti.

Guarda ora: Trappin en el Vaticano

Prendiamo due casi recenti vicini a noi: “Colpo Grosso”, coi nostrani Guè e Plaza spalla a spalla con Snik e Noizy su un tappeto co-prodotto dai 2nd Roof e Bret Beats, e “C’est la vie”, firmata da TY1 per le barre di Plaza e Dosseh.

Guarda ora: Colpo Grosso

Italia, Grecia, Albania, Francia. La parola chiave è “connessione”, il vero motore della crescita culturale, sociale e tecnologica. L’Eu-rap pullula di scene talentuose e variegate che possono ambire ad offrire un quadro d’ampio respiro al di là dei singoli exploit à la Rosalía. Se si unisse per sfornare puntualmente qualcosa di incisivo, potrebbe davvero accelerare la propria crescita.

Guarda ora: A Palé

Prendiamo in esame la sola l’Italia: i benefici della stagione degli italian remix sono sotto gli occhi di tutti, sia in termini di classifica e impronta locale (Plaza su tutti) che di bontà dei giudizi strappati alla critica (Ghali in particolare).

IL PESO SULLE SPALLE DEI LEADER

La responsabilità maggiore pesa sulle spalle degli artisti di punta di ogni paese con una tradizione rap consolidata. Non si tratta solo di puntellare il proprio posizionamento, ma di sposare una missione: conferire al rap europeo un amalgama ancora più riconoscibile e catchy, senza scadere nel piatto conformismo.

In passato era stato lanciato qualcosa di simile. Si trattava di Diversidad – The Experience Album (2011), un progetto che univa numerosi artisti europei (tra cui OrelSan e Valete) per mettere a punto “a unique european urban experience”. In quel caso a rappresentare l’Italia nel disco ci aveva pensato Luchè.

Guarda ora: The Experience

UNA NUOVA DIVERSIDAD?

L’idea di riproporre nel 2020 una sorta di reunion dei colossi del nostro continente potrebbe capitalizzare tutti gli sforzi fatti dai rispettivi rap game negli ultimi anni per portare la propria nazione nelle classifiche e nei gusti globali.

In Italia la connessione con la Francia viene riproposta da tempo. Ne sono un esempio i feat di Sfera con Kalash e SCH e le prove di Izi e Plaza con Dosseh. Anche facendo qualche passo indietro non mancano i casi, come Fibra che portò Youssoupha in “Squallor”.

Ninho e Capo Plaza

Nel momento in cui (come nel caso dell’ITA-remix di “Pookie” di Aya Nakamura) si riesce perfino a migliorare una hit, viene spontaneo chiedersi se inseguire una maggior coesione continentale non sarebbe la cosa giusta da fare per tutti.

COMBINAZIONI

I tempi sono maturi per diversi motivi. Il panorama rap europeo ha ormai perfezionato in ogni suo angolo artisti di spessore, alcuni forti anche di caratura internazionale. Vale per la Francia, la prima della classe, per noi, per la Spagna, per l’UK, per la Germania, per il Portogallo, per i balcani.

Guarda ora: Lamborghini German RMX

Dai PNL a C. Tangana, da ProfJam a Raf Camora, da Nafe Smallz a Noizy, da Capo Plaza a Yung Beef, da Gzuz a Koba LaD, c’è un blocco di materiale creativo eterogeneo da scolpire e da scoprire, oltre che un alto numero di combinazioni possibili davvero spiazzanti.

SEMPLIFICAZIONI, NON MUSICA PRECOTTA

Inoltre, la varietà tematica ed estetica in continuo sviluppo fa sì che l’Europa si affermi come un ricettacolo di casi artistici sempre più singolari. Questo anche perchè i vari prodotti sono immersi in realtà sociali e background profondamente diversi l’uno dall’altro. Un solido punto di forza: ambienti differenti, attraversati da linguaggi trasversali e sfumature originali.

Dalla prospettiva esterna può rappresentare un problema, perché diventa difficile riconoscere il quadro: si sa, su scala globale le semplificazioni tirano di più. Ma pensare di aggirare la prova con piatti insipidi e precotti non porta da nessuna parte sulla lunga distanza: quando ci si specializza, riconoscere la fuffa diventa sempre più facile.

Guarda ora: Money Baby

Per molti anni gli stessi Stati Uniti sono stati recepiti come un calderone unico dai meno esperti, senza badare troppo alle differenze tra (per dire) la scena di Atlanta e quella newyorkese. Ma anche questo rapportarsi “ingenuo”, perlomeno all’inizio, veicolato da pochi elementi cardine (lo stile, i temi, i suoni, la lingua), fa il gioco dei rap game in una prima fase embrionale di affermazione.

LEZIONE IN SPAGNOLO

Ecco perché ritrovarsi in riferimenti e immagini comuni può rivelarsi la scelta giusta. Alla fine è quello che la scena latina ha fatto negli ultimi due anni: si è coesa portando il proprio immaginario e le proprie formule ovunque, nonostante le differenze tra realtà come l’Argentina, Cile, Porto Rico o la Spagna siano sostanziose.

Così facendo, ogni artista si è reso riconducibile ad un insieme da cui tutti peschiamo (volenti o nolenti) ogni mese: J Balvin è ovunque, Bad Bunny ha portato la latin trap su un altro livello, Rosalìa viene coinvolta da Travis Scott, Anuel AA presenzia tanto nel reggaeton quanto nei dischi di artisti come Meek Mill.

Guarda ora: He trabajado con Duki y Neo Pistea

Ogni mese artisti come Neo Pistea, Duki e Jhay Cortez si interconnettono con ogni scena di lingua spagnola attraverso featuring, sessioni di studio o semplici serate passate in compagnia. Rendere tutto questo visibile, fa sì che passi la forza di un collante che rende il tutto più accattivante. La copiosa generazione di streaming è consequenziale, perché da fuori questo mosaico viene recepito come un corpo unito.

CAMBIARE LE COSE

L’Europa ha l’occasione di stravolgere questo canovaccio. O meglio, di farlo suo. Consolidando i rapporti reciproci e generando numeri sostanziosi nelle rispettive chart, si educherebbero gli ascoltatori tutti ad aprire le orecchie; in primis quelli nazionali, che scoprirebbero così nuovi profili.

In secondo luogo quelli d’oltreoceano, facilitati da piattaforme capaci di catapultarci da un universo di suono all’altro in un play. Ecco perchè entrare in più playlist possibili è ormai un’urgenza.

Guarda ora: Nao Me Venhas Chatear

Altrettanto importante sarebbe tributare lo stato di forma attuale della scena europea con un upgrade di posizionamento. La maggior parte dei paesi EU si trova nella situazione ideale: non soltanto ha qualcosa di nuovo da rappare al mondo, ma ha anche i mezzi per farlo al meglio.

IL MONDO IN ASCOLTO

Non si tratta di una semplice utopia, perché nel momento in cui la connessione diventa una norma che sposta attenzione ed interesse su scala continentale (anche grazie alle numerose comunità di parlanti di francese, inglese e spagnolo sparse per il mondo) discuterne diventa un obbligo. Qualcuno ha già cominciato a scriverne, a dimostrazione che un orecchio all’Europa è sempre proteso.

Guarda ora: Karneval

Questo processo non può prescindere dalla conquista contenutistica più importante. I profili maggiori in Europa, se uniti, sono in condizione di fare un salto in avanti perché hanno caricato il titolo di “rapper” di nuove sfumature.

Il fine è considerarsi soprattutto artisti a 360, portando nei polmoni ogni esperienza vissuta e buttarla fuori senza ripetersi mai, nemmeno nelle modalità.

OSTACOLI

Gli ostacoli più insidiosi per portare l’euro-game su un altro livello sembrano essere due: da un lato la poca elasticità in termini di gusti che si riflette sugli ascolti. Un certo grado di pigrizia smorza l’interesse di molti ascoltatori, precludendo la possibilità di immergersi in un nuove scene e di affezionarsi ad esse, con un po’ di pazienza.

Guarda ora: M.D.L.R

La domanda va fatta a noi stessi: quanto impegno metteremmo da domani nell’ascolto di una scena inesplorata? Spulciare le classifiche Spotify dei diversi paesi è un buon inizio, ma serve una costanza che molti non hanno, e che porta a non valorizzare determinati featuring in uscita.

La seconda difficoltà è decisamente più complessa da districare. C’è un sentimento che fatica ad entrare nel nostro ordine di idee: sentirsi cittadini europei, prima che italiani, greci o tedeschi. Oggi più che mai, per via dello spirito anti-europeista che si diffonde a macchia d’olio nella politica e nella quotidianità.

Ma sforzarsi di abbracciare una condizione più ampia è necessario per migliorare il passo dei campioni del mondo. Di conseguenza, per far sì che l’EU-rap diventi qualcosa di concreto e affiatato, bisogna rifarsi agli utenti: sono proprio loro che devono porre la prima pietra di una nuova concezione che definisca l’idea di ascoltatore europeo.

Guarda ora: Marie

STELLE CHE BRILLANO

Le condizioni per far coesistere realtà linguistiche differenti ci sono tutte, a patto che si insegua una coesione di immaginario costruita sulla ricchezza, quindi nella diversità. Ci sono molti vantaggi nel proporre l’artista europeo, nato in Italia ma con fratelli in Germania, amici in Albania, influenze in Spagna.

Unire le vibes di Napoli e Marsiglia, Lisbona e Barcellona, Berlino e Londra. Tutti elementi da tradurre in qualcosa di intuitivo sul piano sonoro e contenutistico. Sta tutto qua, il punto di forza della connessione: dar vita ad un insieme che faccia risaltare ogni stella che lo compone. Proprio come la bandiera europea. La nostra bandiera.

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