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La rinascita di Rocco Hunt

Non appena Rocco Hunt ha rilasciato, il 30 agosto 2019, il suo ultimo progetto “Libertà” l’Italia ha tirato un sospiro di sollievo; non solo perché l’hype generatosi era tanto, ma anche perché i risultati che ha iniziato ad ottenere non erano per nulla scontati.

Non appena Rocco Hunt ha annunciato “Libertà” (uscito il 30 agosto 2019), l’Italia ha tirato un sospiro di sollievo lungo e soddisfacente. Il silenzio dell’artista napoletano era stato infatti particolarmente prolungato: circa quattro anni erano trascorsi dal suo ultimo album, senza che questi rilasciasse annunci ufficiali certi, durante i quali egli ha anzi a posticipare l’uscita del disco venturo.

Sebbene tuttavia l’apnea dei suoi seguaci si facesse insopportabile e a tratti sconsolata, quel che davvero preoccupò la totalità dei fans fu la rivelazione di presunti contrasti con la propria etichetta che, in seguito, lo avrebbero indotto – sosteneva – ad optare per l’abbandono definitivo della musica e del palcoscenico.

«Adesso non me la sento più di continuare e credo sia meglio lasciarvi con il bel ricordo che avete di me. Ho troppe pressioni e forse è arrivato il momento di mollare tutto e darla vinta a tutte le persone che vorrebbero la fine della mia musica. Ho creato tante aspettative che non riesco a mantenere. Per adesso quindi mollo tutto, purtroppo mi sembra la decisione più onesta da prendere», aveva detto.

Un equilibrio precario

Se però fin da subito in molti avevano dubitato dell’affidabilità di quelle parole scritte sotto un post di Instagram poi repentinamente rimosso, bisogna anche dire che in pochi si aspettavano un disco con un successo simile.

Nel ritornello del brano di apertura del disco canta che giura “che non sbaglio mai più” (rivolgendosi alla madre), e lo ripete come un mantra; e forse proprio questo mantra ha reso la chimera realtà, perché dopo appena due mesi dall’uscita i risultati del disco sono più che ottimi: alcuni brani del disco hanno infatti ampiamente superato i 17 milioni di plays su una piattaforma di streaming come Spotify, e il progetto alla sua uscita ha occupato la prima posizione in classifica.

Il disco – come pure avevamo previsto – è stato introspettivo. Racconta di Rocco, del suo rapporto col quartiere (“Nun se ne va, nun se ne va / O’ ricordo de’ strade, nu fil e sole che trase / Fa ascì i criatur a pazzia’”, dice in “Nun se ne va”), con l’amore (“Cuore Rotto”), del rapporto con il successo (in “Grande Bugia” dice: “Ho fatto un patto col demonio sto muto Charlot / Soppresso da sto personaggio che ho / La maschera che indosso mi ha scavato un fosso da un po’”).

Eppure, esso conserva l’attenzione alla melodia: il progetto è riuscito a trovare un perfetto equilibrio fra la musicalità radiofonica (si pensi a “Ti volevo dedicare (feat. J-ax & Boomdabash)”, il brano più ascoltato di tutto il progetto, o anche a “‘Ngopp a Luna”) e un aspetto conscious che era imprescindibile perché il lavoro potesse rimanere in vetta alle classifiche (“Maledetto Sud (feat. Clementino)” ne è un esempio importante).

Il Dialetto

L’hype – che come sappiamo costituisce sia un elemento propulsore per un nuovo progetto, sia un mostro capace di cannibalizzare i dischi che, incerti, non riescono a rimanere saldi sulle proprie gambe – non era però l’unica nemesi del disco: Rocco Hunt ha infatti riproposto anche brani di una certa importanza lirica in dialetto (“Libertà”, che ha raggiunto ottimi risultati), oltre a brani dal suono non pensato per avere una diffusione attraverso le radio: “Cuore rotto (feat. Gemitaiz & Speranza)”.

«Ho usato tantissimo napoletano (…); la libertà più grande è stata quella di esprimermi nella maniera più consona», ha detto nell’intervista che gli abbiamo fatto in occasione del rilascio del disco. Ma dopotutto ci aveva detto in passato, mostrando una certa lungimiranza, che credeva «che il pubblico possa mettere la stessa attenzione che impiega per cercare i testi di brani statunitensi per i testi di un brano in napoletano».

Guarda ora: Intervista a Rocco Hunt per Esse Magazine

Insomma: i motivi per cui il progetto di “Libertà” ha avuto un simile successo sono molteplici. Il ragazzo è riuscito a coniugare un idioma assai musicale ma non di immediata comprensione, testi vari e complessi, sonorità da “RAI 1” ma anche più vicine all’underground (senza mai perdere un carattere catchy assolutamente raro) e una penna pulita, netta, a tratti ancora street e sempre capace di essere rappresentativa.

Ascolta ora: “Libertà” di Rocco Hunt

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