Connettiti con noi

Estero

Aspettando “Persona”: “Tha Carter V”

Così come Marracash negli ultimi tre anni, anche Lil Wayne fece attendere sei lunghi anni (dal 2012 al 2018) per quello che sembrava essere il suo ultimo lavoro: “Tha Carter V”.

Ci siamo, questa settimana esce il disco più atteso dell’anno. La redazione di Esse Magazine ha deciso di accompagnare i propri lettori nel countdown: dedicheremo gli articoli dei prossimi 3 giorni a quei dischi italiani e internazionali che, come “Persona”, hanno causato una grandissima attenzione nella fan base.

Precisiamo di non avere alcuna pretesa di completezza, e che il criterio di scelta non sarà strettamente legato alla qualità dei dischi, ma al grado di attesa generato nella fan base prima della release.

Tha Carter V

Gotthold Ephraim Lessing, un eclettico uomo di lettere del XVIII secolo, diceva che «L’attesa del piacere è essa stessa il piacere». Tuttavia, forse non si può assumere come una verità dal carattere universale: non sarebbero stati poi tanto d’accordo con il drammaturgo tedesco i tanti fan del rap e dell’hiphop mondiale mentre aspettavano il più atteso dei progetti di Lil Wayne: “Tha Carter V”.

Il progetto, uscito nel 2018 dopo una complessa storia di deadlines non rispettate e di diversi arenaggi, generò un tale hype nel pubblico che riuscì a vendere 480.000 unità nella prima settimana, venendo subito certificato platino.

Una pubblicazione travagliata

Il progetto venne annunciato ufficialmente presso lo Sprite’s NBA All-Star concert tenutosi a New Orleans nel 2014; sebbene precedentemente fossero trapelate poche ma succose informazioni, solo durante la performance di Drake e Lil Wayne fu resa ufficiale la notizia: la data di rilascio era il 5 maggio 2014. Già il 27 marzo però Cortez Bryant, il manager di Lil Wayne, negava il tutto.

Dopo l’uscita di alcuni brani fra cui “Believe me”, “Krazy”, “Grindin’ (featuring Drake)” e “Start a Fire (featuring Christina Milian)” l’album venne fissato per dicembre, ma anche questa data di rilascio – sta volta a causa dei dissapori fra Wayne e Birdman, manager della sua etichetta – venne smentita (in quell’occasione egli si paragonò ad un “prigioniero” relativamente ai rapporti con l’etichetta durante un’intervista per Rolling Stone).

Ascolta ora: “Grindin'” di Lil Wayne

Da quel momento seguì un treno di pubblicazioni (l’EP “Sorry 4 the Wait 2”, “Free Weezy Album”, il collaborativo con 2 Chainz “ColleGrove” – per cui mai venne creditato). Solo nel settembre del 2018 si riaprì la possibilità di ascoltare “Tha Carter V”: passato a Universal Records, Lil Wayne dichiarò che il progetto sarebbe finalmente stato rilasciato il 27 di quel mese.

Ascolta ora: “Sorry 4 the Wait 2” di Lil Wayne

L’album

Il disco fu uno dei progetti più attesi di sempre, e al suo rilascio seppe sostenere perfettamente la pressione di tutto questo hype: “Tha Carter V” esordì infatti in Billboard 200 al primo posto, sostenuto anche dalla memoria delle parole che sei anni prima Lil Wayne aveva pronunciato a proposito di un suo possibile ritiro dal palco.

«Penso che quest’album sarà il mio ultimo album solista… […] sarà impossibile per me lavorare ancora in questo modo, per qualunque altro album», aveva detto a HipHopDX, aggiungendo che la musica del disco «sarà personale» (e di fatto sia sua figlia Reginae sia la sua ex-fiancée Nivea hanno un ruolo importante nel disco).

Probabilmente è questo uno dei motivi per cui “Tha Carter V” fu capace di soddisfare delle attese lievitate tanto a lungo; il progetto è un’istantanea dello spirito artistico di Lil Wayne, che esplica le sue sfaccettature più ignote in arabeschi di voce e tonnellate di autotune.

E forse proprio in ragione di questo carattere “fotografico” e “introspettivo” dell’album che sul beat schizofrenico di Zaytoven (in “Problems”) può rappare: “I should have a tattoo that say: I’m not like my dad” (“Dovrei avere in tattoo che dice: “Non sono come mio padre”).

Sebbene “Tha Carter V” sia un amalgama di lavori che coprono un arco cronologico compreso fra il 2012 e il 2018 il disco rimane armonico e non dà mai l’impressione di essere un’accozzaglia confusa e caotica di brani.

Fra i brani di maggior rilevanza fra i ventitré dell’album sicuramente si possono citare alcuni featuring: in “Dark Side of the Moon” Nicki Minaj si apre all’R&B, con Kendrik Lamar in “Mona Lisa” Lil Wayne tratteggia un ritratto psichico d’un fan ossessivo in una nuova “Stan”; e poi, infine “Don’t Cry”, con XXXTENTACION e “Let it Fly” con Travis Scott.

Brani come “Let It All Work Out” poi sono piccoli rubini di valore, che riaprono nei loro luminosi riflessi argomenti dati per assodati, sconvolgendo tutti: quel colpo di pistola cui egli, a soli 12 anni, era sopravvissuto non era stato un incidente (“Too much was on my conscience to be smart about it / Too torn apart about it, I aim where my heart was pounding”).

Proprio con questa potente rivelazione dunque si chiude il dodicesimo album in studio, nonché il più atteso della carriera del rapper nato alla periferia di New Orleans: esso se ne andava con l’hype con cui era venuto, perché il messaggio che rimaneva all’ascoltatore era che ancora tanto ci sarebbe da scoprire di Tunechi.

Ascolta ora: “Tha Carter V” di Lil Wayne

Per rimanere aggiornato su tutte le novità del mondo Urban continua a seguire il nostro magazine.

Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla nostra newsletter

Popolari

Fedez ha provato a spiegare la sua strategia senza riuscirci

Italia

Nipsey Hussle Nipsey Hussle

Chi era Nipsey Hussle?

Estero

Come funziona un tour europeo?

Italia

Come si ottiene il permesso per un sample?

Italia

Come cambierà la musica con la nuova legge europea?

Lifestyle

Rkomi, ci è piaciuto il disco?

In Evidenza

marracash guerra marracash guerra

La guerra di Marracash

Italia

Fotoromanzo: Capo Plaza

Italia

Connettiti
Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla nostra newsletter