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Sfera e gli altri: storia dei rapper imprenditori

Sfera Ebbasta ha inaugurato il suo healthy fast food: l’occasione è propizia per parlare dei rapper che hanno sfruttato notorietà e capitali derivati dalla musica per nuovi business.

Settimana scorsa Sfera Ebbasta ha inaugurato il suo healthy fast food a Milano, con il socio Andrea Petagna.
L’occasione è propizia per parlare dei rapper che hanno valicato la frontiera artistica e dato vita ad altri business: si tratta di iniziative imprenditoriali, a volte interne al mercato musicale ma più spesso esterne, create sfruttando notorietà e capitali derivati dall’attività artistica.

Sfera ha commentato l’apertura del suo Healthy Color dicendo che in passato gli è capitato di rimanere senza i soldi necessari per mangiare ad un fast food e ora ne ha aperto uno: tutto questo dopo aver sfoderato un successo musicale dopo l’altro, accumulato dischi di platino, aperto la sua etichetta discografica ed essersi seduto sulla poltrona da giudice ad X Factor.

“Se dai poveri ho imparato a fare i contanti, dai ricchi, poi, a reinvestirli e farne altri”, cantava Marracash in Bastavano Le Briciole: creare nuove economie da cui fare altri soldi è stata infatti l’idea di non pochi artisti hip hop, in Italia e oltreoceano.

Che sia un’ulteriore via di riscatto o un segno di fiuto per gli affari che possono fruttare nuovi soldi, la lista dei rapper che si sono improvvisati imprenditori, e con successo, è lunga.

Abbiamo pensato perciò di scrivere una storia dei più noti e di parlare di questo fenomeno in rapida crescita.

Linee d’abbigliamento, ristoranti, etichette discografiche: gli esempi di attività commerciali messe in piedi dai rapper si sprecano e sono, il più delle volte, contraddistinti da esiti a dir poco felici.

Sfera Ebbasta

Il già citato rapper milanese, preso ad esempio degli artisti businessmen italiani anche per la prontezza dei “riflessi” imprenditoriali, mostra di sapersi muovere bene nelle diverse attività commerciali.
Lo hanno notato anche i giornalisti della sezione economica del Corriere della Sera, che hanno coniato un termine che descrive perfettamente le sue mosse sul mercato: parlano infatti di una “Sfera Corporation”, che include BHMG e una nuova società con sede bolognese, Cupido.

La prima, etichetta discografica fondata e gestita da Sfera, Charlie Charles e Shablo, per ora contempla nel suo roster Gue Pequeno ed Elettra Lamborghini ed è anche il canale ufficiale per acquistare il merchandising.
La seconda, su cui per ora si sa poco, sarebbe destinata all’organizzazione di eventi e alla promozione di artisti.
Ma ad oggi bisognerebbe aggiornare le attività elencate sotto questa denominazione aggiungendo il neonato ristorante situato in un locale in zona Moscova a Milano, rilevato dal rapper e dal calciatore della Spal.

Luchè

Luchè è stato uno dei primi ad investire tempo, soldi ed energie nel campo gastronomico: ha vissuto per anni a Londra dove è diventato socio della pizzeria Bravi Ragazzi, che ha una sede nel capoluogo britannico e una a New York. In un’intervista a Rolling Stone ha ammesso che non sia così semplice portare avanti più attività commerciali in parallelo ad una carriera artistica ormai decollata, ma questo non ha rappresentato un ostacolo alla sua resilienza: il rapper di Marianella ha fondato il suo marchio di abbigliamento, Black Friday, caratterizzato da collezioni uniche e limited edition, in perfetto stile streetwear.

A questo punto non stupisce che le mosse imprenditoriali di Luchè non si fermino qui: a inizio del 2019, il rapper napoletano ha deciso infatti di usare la sua esperienza nel campo della musica e della discografia per creare la sua label indipendente, BFM Music.

Secondo le parole dell’artista stesso, l’etichetta, nata e gestita in collaborazione con Universal, si occuperà di “talent scout, produzione artistica e management” di giovani talenti selezionati con cura per essere lanciati sul mercato musicale italiano.
Le prime tre firme di Be A Fam Music sono state CoCo, MV Killa e Geolier, conterranei di Luchè e giovani stelle nascenti del rap.

Gue Pequeno

“Parlami di business oppure non esiste”, rappava Gue in Business.
E infatti nel fare un elenco dei rapper che si sono lanciati nel campo commerciale, è impossibile non citare il rapper milanese, uno dei primi ad esportare in Italia una tendenza alla venture imprenditoriale tipica degli artisti hip hop americani.

Nel 2011 si è lanciato nel campo discografico, fondando con Dj Harsh l’etichetta Tanta Roba che ha scritturato artisti come Ensi e Salmo e tuttora vanta Gemitaiz, Madman e Priestess nel proprio roster.

Gue si è contraddistinto per aver collaborato a riconoscere e a lanciare giovani talenti della “nuova generazione” di rapper, tra cui anche Fedez e Ghali ed Ernia (all’epoca membri di Troupe d’Elite, parte del roster di Tanta Roba).

Inoltre come Luchè, anche l’ex Dogo ha fondato la sua linea d’abbigliamento, Zen, marchio streetwear online only Made in Italy.
Gue è inoltre socio di Nove25, gioielleria con sede a Lugano e a Milano.

Salmo & Machete

Il rapper sardo non è da meno rispetto ai suoi colleghi: anche lui ha fondato nel 2012 un’etichetta discografica, Machete, insieme a DJ Slait, El Raton ed Enigma e anche lui ha una sua linea di abbigliamento street, chiamata Doomsday Society.
Inoltre la crew di Machete è stata la prima ad importare in Italia la compenetrazione di musica e videogiochi con la pubblicazione di Machete Gaming, canale televisivo sulla piattaforma Twitch, già usata da Machete per trasmettere le battaglie di freestyle del Mic Tyson.

Oltreoceano: Jay-Z

Sebbene io abbia aspettato fino ad ora a trattare i rapper-imprenditori americani, i primi a lanciarsi nel mondo del business sono stati proprio loro.
Jay-Z è stato recentemente riconosciuto da Forbes come il primo rapper miliardario: la rivista statunitense ha elencato alcune delle principali iniziative imprenditoriali che, insieme alla sua musica pluripremiata, l’hanno portato a raggiungere questo status.

Jay-Z inizia da spacciatore a Brooklyn per poi muoversi verso il mondo della musica: il suo primo album esce per la casa discografica fondata da lui stesso, Roc-A-Fella, ormai quasi 24 anni fa.
Jay è stato sicuramente un pioniere per la figura del rapper imprenditore ora così diffusa, perché tre anni dopo ha dato vita alla sua Rocawear, marca d’abbigliamento.

Ma le attività commerciali della rapstar non sono lontanamente finite qui: è infatti co-proprietario con Bacardi di un cognac chiamato D’Ussé, gestisce Tidal, servizio di streaming musicale che ha rilevato e rilanciato nel 2015, investe nel campo artistico e immobiliare.
È un imprenditore a tutto tondo e la sua idea è stata questa sin dall’inizio della sua carriera.

Infatti in un’intervista rilasciata sempre a Forbes, nel 2010, Jay-Z ha parlato del suo passato in Def Jam spiegando che già da allora aveva in mente qualcosa che andasse al di là di scoprire e scritturare artisti: avrebbe voluto investire in canali televisivi e locali dove poter promuovere al meglio questi artisti e ricavare altri soldi da rimettere poi sul mercato creando altre attività.

Ma, continua, probabilmente questa idea era troppo visionaria in quel momento per l’etichetta e lui sentiva il suo potenziale “sprecato” e anche per questo optò per seguire la strada che gli sembrava più adatta alle sue ambizioni.

Kanye

Un altro esempio emblematico di artista-imprenditore statunitense è sicuramente Kanye West: il rapper di Chicago infatti è noto, oltre che per il suo talento come artista e producer e i suoi tweet provocatori, per la collaborazione con Adidas nella creazione delle celeberrime scarpe che portano il suo soprannome, le Yeezy. Ma i primi passi di Kanye nel campo del business risalgono a molto prima.

Nel 2004 ha fondato la sua etichetta discografica, G.O.O.D. Music, che vanta tra i suoi artisti nomi di big come Pusha T e Big Sean.
Nel 2011 poi si è lanciato nel business del design, dando vita a DONDA, agenzia che si occupa della creazione di contenuti artistici, tra cui la realizzazione di video e film.

Nel 2008 ha iniziato una breve ma intensa avventura nel campo della ristorazione annunciando che avrebbe aperto dieci ristoranti della catena Fatburger nell’area metropolitana di Chicago: alla fine i ristoranti effettivamente aperti furono solo due e chiusero nel 2011.

Inoltre, West è socio di Jay-Z nei diritti di proprietà di Tidal e possiede una compagnia di abbigliamento per bambini, chiamata Kids Supply, con la moglie Kim Kardashian West.

Il campo della moda è infatti senza dubbio quello in cui Kanye ha avuto maggior successo: ha collaborato con brand come Louis Vuitton, Nike (con cui sono uscite le prime Air Yeezy) e Giuseppe Zanotti.
Nel 2011 ha lanciato la sua prima linea di moda, DW Kanye West, che ha ricevuto recensioni discordanti ma che ha comunque contribuito a proiettarlo a tutti gli effetti nel mondo della moda.

Due anni dopo infatti ha firmato il contratto con Adidas: alle scarpe si è aggiunta presto la linea d’abbigliamento, Yeezy Season, che ha ricevuto critiche positive da moltissimi fronti. Ora tutti i capi creati da West sono stati accomunati sotto la dicitura Yeezy Supply e riscuotono un enorme successo in tutto il mondo.

Questo compendio di storia dei business creati dai rapper dimostra chiaramente come Jay-Z avesse centrato il punto quando, ormai quasi dieci anni fa, parlava della forza innovativa apportata dalla musica rap, che è sempre stato un genere che lascia spazio alle aspirazioni degli artisti: all’epoca, nell’industria musicale e soprattutto nel rock, esisteva una convinzione piuttosto comune che mal sopportava la figura di artista-imprenditore, cioè del musicista che fa soldi con altro oltre alle sue canzoni.

Ma l’hip hop ha sempre minato alle fondamenta questa idea di tenere a tutti i costi separati l’arte e il business.
E da qualche anno a questa parte, con l’esplosione del genere e del successo degli artisti anche in Italia, è diventato chiaro che questa sia la strada maestra per un numero sempre maggiore di rapper che si dimostrano abili nell’intravvedere e sfruttare le opportunità giuste per creare nuove economie e far girare i soldi anche fuori dalla musica.

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