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Quentin40 deve ripartire da “Fare Chiasso”

Doveva essere giovane e promettente. “Mattoni” l’ha consacrato definitivamente, ora vogliamo di più.

Un anno fa Vittorio era sulla bocca di tutti.

La borgata romana artefice di tanta tempra e potenziale fiorisce totalmente quando arriva nella metropoli milanese, portando con sé però una serie di aspettative non da meno.

Essere giovane, nuovo e promettente era qualcosa di imprescindibile dall’affermazione. Qualcosa di quasi ingombrante.

Il battesimo del fuoco

La coppia Quaranta – Dr. Cream (ossia Ruben Manupelli, già membro dei RapCore, conosciuto da Honiro Label e 1/3 del collettivo Mitraglia Rec) è molto più solida di quanto superficialmente questo paio d’anni abbiano palesato. Interamente curato dal produttore è infatti l’ep omonimo del 2016, fondamentale – con la consapevolezza di oggi – per l’evoluzione artistica di 40.

Spulciando fra le tracce che rimangono su YouTube c’è “Thoiry”, la versione originale che verrà remixata dodici mesi più tardi da quel visionario di Achille Lauro – insieme a Gemitaiz e Boss Doms. 

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Niente sarebbe stato tanto potente quanto un primo piano tra le duemila persone radunate per l’occasione, le barre troncate e lo schieramento da quartiere, ma in Piazza Duomo.

Detto fatto.

In mezzo alle due colonne d’Ercole e sulla scia di più di 15 milioni di visualizzazioni mostra il suo manifesto.

Rivolù Dizionà

L’elisione è una chiara cifra stilista e possiede in Quentin una doppia forza: si fa esigenza comunicativa caratterizzante non solo delle sue origini – in una passata intervista rilasciata a Rolling Stone è proprio lui stesso a precisarlo – ma anche di un aspetto musicale molto vicino alla metrica straniera (francese); la difficoltà nell’immediato a cogliere il significato preciso delle parole rende più semplice assecondare il flow. Questa troncatura è in grado di essere anche fortemente evocativa, spesso accompagnando duplici visioni delle immagini che ci propone nel testo.

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Definirlo dunque solo con questo sarebbe limitante e forse giustifica – positivamente – la difficoltà nel posizionarlo all’interno della scena contemporanea. Non è propriamente rap, ma non è nemmeno trap.

 

«La gente vuole cose particolari e io non mi sento libero di esprimermi al 100%. Non che non lo faccia, ma ovvio che tagliare le parole, strillare, lo faccio per arrivarti. Non voglio che mi zompi, mi skippi. Ma non è la musica che voglio fare. La musica è un’armonia, un messaggio vero.» – Quentin40 per Vice

I liricisti esistono ancora

Forse non è così casuale che tra i grandi sia stato proprio Fibra a notarlo.

La potenza descrittiva di Fabrizio risulta a tratti imparagonabile nella stessa discografia “tarducciana”, figuriamoci un azzardo al di fuori della sua persona. Eppure in una dimensione non così dell’assurdo penso possano coesistere, insieme e le collaborazioni ne sono un’evidenza.

La realtà spigolosa di Quentin40, gli scenari urbani che sanno di periferia, le compagnie rumorose che stanno sullo sfondo e quella corsa disinteressata per dimostrarsi all’altezza delle aspettative sanno tanto di un Fabri Fibra giovanissimo, forse con qualche mostro in meno.  

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Un’altra somiglianza plausibile si ritrova nell’amministrazione centellinata della propria immagine pubblica. È codificata sì, ma non preminente. 

Questo sicuramente non rende proprio fluido l’approccio con i fan, mi rendo conto che una mozione simile potrebbe sollevarsi (la sua esibizione al Plug – Mi di quest’anno per quanto sia stata apprezzata ha palesato questa poca dimestichezza, così come l’uso sporadico dei canali social) ma contestarla non credo contribuisca a dare maggiore merito all’artista.

Vittorio parla nelle tracce e questo è molto più soddisfacente di cento stories. Specialmente se quello che dice ti costringe a metterlo in loop ben oltre le 24 ore.

“Mattoni” getta le basi del nuovo disco?

40 viene pubblicato a marzo di quest’anno e Quentin entra ufficialmente nell’olimpo delle giovani promesse. Nonostante le tracce presenti non siano tutte inedite, l’hype che genera e la varietà proposta gli assicurano un posto in quello che sarà il disco dell’anno: Mattoni.

Night Skinny gli regala due universi unici: il primo con Ernia, molto più autocelebrativo e “classico”. Non così distante insomma dall’immaginario in cui fino a quel momento si è proiettato, anche se con / Quattro al tema e dieci e lode in pratica / Se oggi definisco io la nicchia, ma a colpi di minchia / Dieci in matematica punta l’asticella decisamente più in alto.

L’altro invece, quello più suggestivo, è quello dal quale forse dovrebbe ripartire oggi. 

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È il pezzo giusto per ritrovare quell’intento armonioso ed evocativo in cui riesce benissimo. Rkomi rende tutto più melodico e radiofonico, ma Quentin si ritaglia una strofa che condensa almeno una dozzina di spaccati e in questo pochi sono abili quanto lui. Il tutto su un beat rallentato e molto più dolce dei suoi soliti (fatta eccezione per “Giovan8” “Scusa ma”).

Sono passati parecchi mesi, il 2019 sta per concludersi e noi non ne abbiamo abbastanza. 

Ora come ora ci accontenteremmo anche di un singolo, che tanto si sa le sue poche parole non deludono mai. 

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