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In Italia su Instagram vince chi ha poco da dire

Siamo sicuri che la sovraesposizione suoi social sia la strategia giusta per far decollare il proprio progetto artistico? Alcuni casi presi in esame sembrano suggerirci il contrario.

«Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?» . Così recitava una famosa battuta di Nanni Moretti nel capolavoro del cinema italiano “Ecce Bombo”, uscito nel 1979, riguardo l’opportunità o meno di partecipare ad una festa.

Quella festa a cui fa riferimento Nanni può trovare la sua moderna analogia nella volontà di affermare la propria presenza sui social network, che per alcuni diventa una vera e propria ossessione: ovvero condividere ogni istante della propria vita, partecipare ad ogni evento mondano per poi renderlo pubblico a tutti, soprattutto tramite Instagram.

Questo eccesso di presenzialismo trova riscontro in numerosi rapper nostrani, alcuni dei quali dedicano più tempo alle stories che nello stare in studio. Sia chiaro: ciascuno è libero di impostare la propria vita nel modo in cui ritiene più opportuno e di usare i social nella maniera più adatta alle proprie esigenze.

Tuttavia, in mezzo ad una selva di rapper che presenziano quotidianamente nella timeline di Instagram, sembra che alcuni facciano più rumore più per la propria assenza che per i propri post o IG stories. Ci riferiamo sia ad alcuni artisti della nuova scuola, come Tha Supreme – di cui non si conosce praticamente il volto – e Shiva, che pubblicano solo gli aggiornamenti di date o le uscite discografiche; sia pure ad alcuni artisti di una generazione differente come Marracash – che è stato per mesi inattivo sui social –  o Caparezza, l’esempio più estremo in tal senso.

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Dopo il successo di Santeria mi sono accorto che la mia carriera, da sola, non mi avrebbe reso felice. Esistono persone per cui il lavoro è il fine ultimo dell’esistenza e il successo il metro della felicità stessa. Non sono mai stato io. Avevo bisogno di una dose di vita vera, l’ho cercata disperatamente, e me la sono presa tutta in faccia… Ho lentamente smesso di postare sui social perché non avevo niente di buono da condividere e mi illudevo che sparire da qui mi avrebbe anche fatto sparire dal mondo. Oggi mi sento fiero di essere sparito. In un momento in cui tutti fingono di non essere interessati all’ opinione che gli altri hanno di loro, sparire è stata la cosa più punk che abbia mai fatto. Vedo i miei follower che calano di giorno in giorno, l’esatto contrario di come dovrebbe funzionare e I don’t give a fuck (rock’n’roll?). I Social mi ricordano quelle telenovelas che guardava mia madre in cui se salti 20 puntate, quando torni non è successo un cazzo. Sono contento che Business Class sia stato certificato oro, è una buona anticipazione di quello che sarà lo stato d’animo del nuovo album che sto finendo. Sto anche scrivendo un libro, tutto di mio pugno, ed è una cosa che sognavo di fare da sempre. – Ciò che trascuri diventa di altri – e io ho trascurato voi e ho trascurato me stesso e ora non so se siete ancora miei, lo scopriremo presto. Ma io so di essere più mio che mai. Foto di @tommybiagetti

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L’esempio Caparezza

Proprio l’artista di Molfetta è un vero caso emblematico: è praticamente assente dai social nei periodi in cui non è attivo musicalmente, non rilascia informazioni sulla sua vita privata ma solo qualche post sporadico per annunciare una certificazione o un evento importante al quale ha presenziato.

E, nonostante la sua reticenza sull’uso dei social e la sua prolungata assenza, il pubblico rimane lì, non si sposta di un millimetro. Ogniqualvolta l’artista pubblica un progetto i fan accorrono sia nei live e si fanno sentire sul lato vendite: non a caso l’ultimo disco di Caparezza ”Prisoner 709” ha fatto registrare un doppio platino a cui è seguito un lunghissimo tour con una grande affluenza di persone.

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Grazie Ravenna! #709tourestivo

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Un altro caso molto interessante, benché fuori dal circuito del rap, è quello dei Verdena. La rockband italiana è capace di far passare tra un post e l’altro anche 3 anni , mantenendo invariato il suo status e la sua rilevanza. Un lasso di tempo che, ai tempi dei social, è quasi era geologica ma che sembra non sortire alcun effetto sull’attenzione del pubblico, che risponde presente ogniqualvolta la band bergamasca rimette la testa fuori da sotto la sabbia.

Dunque se è vero che Instagram rimane sempre un canale di comunicazione principe e utile per aggiornare il pubblico sulla propria vita personale ed annullare la barriera tra arista e fan, l’elevato uso può anche essere controproducente e suscitare un effetto negativo.

Questo è anche uno dei motivi per cui negli ultimi anni c’è stato calo di interesse e di presenze presso gli instore e a determinati concerti; poiché il pubblico, vedendo ogni giorno sui social il proprio artista preferito, si abitua alla sua presenza e perde lo stimolo a volerlo poi incontrare dal vivo.

Per questo, tornando al “dilemma morettiano”, decidere di non partecipare alla festa e mettere al centro di tutto solo la musica risulta, alla fine della fiera, la scelta vincente.

Ascolta ora Caparezza – Ti fa stare Bene

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