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Enzo Dong: l’attesa non sempre è sinonimo di hype

Aspettative, desiderio, tensione: questo è quello che Enzo deve al suo pubblico. Il momento giusto è ora.

Da qualche anno a questa parte la Grande Macchina ci ha abituati ad un numero non indifferente di prodotti. Questo ha dilatato il mercato a dismisura, rendendo la richiesta di beni culturali non poi così diversa da quella dei prodotti industriali poiché simboli anch’essi della promozione sociale (ancor prima che culturale). 

Rendendo questa premessa pertinente all’ambito discografico si potrebbe ridurre l’artista al mero produttore di beni di consumo. In risposta a questa negatività – di per sé già sufficientemente svilente – c’è chi ancora tenta la contestazione, scegliendo di rifiutare i canali canonici creandone di alternativi o sfruttandoli a proprio vantaggio, eludendo le strade dell’impersonalità. 

È proprio tra le pieghe sottili di questo gioco che si sviluppa l’attesa o forse sarebbe meglio definirla la condizione di attesa

Kafka post moderno

“La mia vita è una perenne attesa prima della nascita”

Fretta e attesa sono le due soluzioni antitetiche al controverso rapporto dell’uomo contemporaneo con il tempo. Che questo sia inteso in maniera ciclica o lineare poco cambia. La nostra esistenza si compone di piccole e grandi attese, nella speranza che accada qualcosa che potrebbe non accadere mai o semplicemente non manifestarsi come speriamo.

Ma l’attesa ha un valore intrinseco al di là della sua realizzazione. 

Kafka spiegava allora le componenti di quello che oggi sta alla base del concetto di hype, adattato alle dinamiche contemporanee per sfruttarne il potenziale.

La sua traduzione letterale è montatura, gonfiatura ed è da intendersi in maniera prettamente strategica. Oltre all’attesa di qualcosa di particolarmente desiderato è un termine che concerne un certo grado di tensione.

È qui che inizia la storia di Enzo Dong.

 

La musica ai tempi dell’hype

Ci sono stati tempi nemmeno troppo lontani dove la tendenza dominante era quella di pubblicare progetti all’improvviso, senza preavviso o campagne social che ci rimbalzavano da un profilo Instagram ad un altro. Ora invece, influenzati anche dal modus operandi d’oltre oceano, le strategie sono diverse. 

C’è chi annuncia l’uscita futura con indizi velati seguiti da hashtag che in poco diventano virali, chi si affida ai countdown, chi pubblica foto o video pixelati di possibili copertine e chi prospetta collaborazioni tramite stories che ben fanno sperare il pubblico che lo segue.

La costante dev’essere comunque una sola: tenere vivo l’interesse della propria fanbase.

Ma quanto può funzionare nel lungo periodo un approccio simile? Può minare la credibilità di un artista?

L’arte del procrastinare

Maestro indiscusso del “prossimamente” è il primo figlio di Secondigliano. 

Enzo Dong nasce artisticamente negli anni che vanno dal 2007 al 2009 – periodo di “Memorie” e “Realtà Annur”, ma è qualche tempo più tardi che pubblica il primo singolo ufficiale con l’allora duo Sulset. Il grande salto arriva però nel 2016.

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Da qui inizia il percorso solista e quello di successo. Lo stesso che lo porterà nella soundtrack della seconda stagione di Gomorra con “Secondigliano Regna”, che lo vedrà collaborare con Clementino e lo condurrà in tour, raccogliendo grandi successi. 

Dal 2018 poi una serie di video da milioni di visualizzazioni lo annoverano tra le nuove promesse a cui tendere l’orecchio, visto anche l’annuncio da parte dello stesso Dong di un disco in uscita.

È passato più di anno. Dopo “Gucci Rubate” e “Ciro” – datati ancora ‘18 – ci sono stati altri tre singoli e una serie infinita di falsi allarmi, ma pare proprio che l’atteso disco sia più vicino che mai. E stavolta per davvero.

GE – NA sopra una limousine

Nonostante qualche problema legato allo shadow ban innescato su Instagram e causato dalle segnalazioni al suo profilo (il che lo rende ancora non visibile ai nuovi utenti), il freestyle che preannunciava l’uscita del pezzo e spoilerava il feat ha raggiunto in tempi record le 300 000 visualizzazioni. E a guardarlo il motivo è evidente.

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Enzo attacca con un name dropping che tira in mezzo tutti: Night Skinny, Taylor Mega, la Machete, perfino Beba. E lo fa con la sua solita irriverenza. Ma tralasciando il rap gossip la fondamentale è che pare sia il momento giusto per il primo disco ufficiale ed il singolo concretizza l’ipotesi. 

È uscito a mezzanotte e la collaborazione con Tedua ha ben giustificato parte dell’attesa.

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ED like Kanye e Ocean

Per quanto il pubblico italiano abbia recriminato – giustamente – a Dong le innumerevoli volte in cui confermava di aver completato il disco senza di fatto poi farlo uscire realmente, è quello stesso pubblico che poco discute le tempistiche di pubblicazione di artisti internazionali, nonostante l’indubbia diversificazione di background rispetto al rapper partenopeo. 

Di attese ben più lunghe si può parlare nel caso di Frank Ocean che dopo un’intervista del 2012 rilasciata al The Guardian gettò la prospettiva di un nuovo disco.

Passò un anno e nel 2013 con il contributo a “Watch The Throne” insieme a West e Jay – Z comunicò di aver iniziato a lavorarci; trapelarono poi una serie di informazioni più o meno attendibili sul numero di tracce presenti nel progetto, sui featuring e sulle modalità di presentazione attraverso Tumbler, MTV News e diverse ospitate. Nel 2014 Nabil, video director con il quale Frank collaborava, postò delle foto di loro al lavoro confermando la veridicità dell’album. Arrivarono singoli come “Memrise”, annunci da parte di Lil B e Boys Don’t Cry, il titolo ufficiale.

Ma è solo nel 2016, a ben quattro anni di distanza, che Ocean rilascia il disco.

Altro personaggio conosciuto per un gioco simile, forse il più abile, è Kanye. Per lui l’attesa non è ancora finita.

Doveva uscire venerdì 27 settembre il nono disco della sua carriera, preannunciato dalla moglie Kim attraverso una storia Instagram che rivelava la tracklist completa. Vero c’è stata la premiere al Fox Theatre di Detroit dove è stato mostrato il documentario che racconta l’incontro di K con James Turrell (colui che ha ispirato il progetto delle case popolari e la costruzione dell’edificio concepito per le esibizioni del coro). Le immagini riprodotte dei Sunday Service hanno chiarito la nuova attitude dell’artista rivelando anche l’intenzione di portare nelle sale cinematografiche un vero e proprio film, previsto per ottobre. Vero che un preascolto effettivamente c’è stato, nonostante non ce ne sia traccia alcuna (l’obbligo tassativo era quello di consegnare il telefono all’ingresso).

Ma di fatto stiamo ancora aspettando, senza remore. 

Ecco allora perché questa pazienza non si applica allo stesso modo verso artisti connazionali?

Sicuramente l’attesa genera un quantitativo di aspettative non indifferenti e non sempre soddisfarle è impresa possibile, complice anche quella componente di irrealizzabile che la mente genera in maniera incredibilmente sapiente. Ma varrebbe la pena fare un tentativo. 

Un percorso come quello di Enzo Dong, in una realtà tanto dinamica come la nostra dell’ultimo anno – nella quale le uscite sono state parecchie sia in termini di produzioni note che di nuovi volti – è certo arduo, ma ci auguriamo possa finalmente coronare il tanto hype generato con l’uscita del disco.

È il momento giusto o almeno quello necessario.

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