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Alla scoperta di J Lord

Ascoltando J Lord ci si ritrova inaspettatamente dinnanzi ad un artista complesso: una sintesi di un ambiente ostile e difficile, la giovane età e un talento purissimo possono offrire ad un pubblico disposto ad ascoltare.

Se digiti “J Lord” su YouTube, l’algoritmo di ricerca individuerà un canale con appena 2020 follower e tre video al momento in cui scrivo. Il ragazzo è un rapper di colore che scrive in napoletano. È vario, tecnicamente molto forte, con una voce perfetta sui beats che – bisogna dirlo – il suo producer Krous sa imbastirgli a dovere.

Ma perché dare uno sguardo a quel profilo?

London

Il video caricato più tempo fa è quello di “London“. Esso è il brano in cui l’originalità del rapper partenopeo è meno spiccata, ma presenta già i germi – seppur in forma embrionale – delle sue più notabili qualità.

Guarda ora: “London” di J Lord:

In primo luogo, fin dalle prime barre, emerge la sua sua capacità scrittoria. Il testo scorre non ruvido, pulito, musicale e allo stesso tempo tecnico, aiutato anche da un beat semplice ma di alto livello di sofisticazione.

Dalle sue parole si evincono dei temi canonici, trattati con rime lapidarie nella loro frugalità, e per questo trapunte di efficacia. Il brano s’impernia sull’affermazione del proprio desiderio, potente e locomotore (“vogl’ ‘na casa a London”); esso è inquinato solo dalle ombre che la pericolosità della strada getta su di lui (“‘sti strad’ fann’ paur”) e dalla consapevolezza di esser già attorniato da una folla di mancatori di parola e arrivisti (“teng tropp’ ‘nfam attorn'”).

Girls Planet

Il secondo video caricato da J Lord è “Girls planet”. Il brano si discosta, soprattutto per tematiche trattate, da “London”.

Guarda ora “Girls planet” di J Lord:

Sebbene il brano tratti un tema più leggero, esso si riequilibra modulandosi su un uso più spiccato di punchlines (“ti magn’ com a Majin Bu”) che conservano la freschezza del minimalismo e che esibiscono la tempra di J Lord.

Il vero pezzo forte del canale è però un brano ben specifico, intitolato “Figli del passato”. Il video si apre fin da subito con lo squillo acuto di una pantera, ovverossia il nunzio di un’illegalità che odora di suburbana periferia.

Guarda ora “Figli del passato” di J Lord:

J Lord sa di avere una “benedizione” (il suo talento), ma anche di vivere “in mezz’ a’ guaj”. Napoli è il posto in cui si cresce senza andare a scuola, è la piaga purulenta da cui – per citare le Scritture attravero il filtro di Saviano – la “cocaina” (e non solo) si insinua come un cammello attraverso la cruna di un ago, nelle vene del paese e nel naso di una prostituta; egli spennella i contorni della città di mezzo fra Inferno e Paradiso, dove angeli e demoni si affrontano in una guerra fratricida che gli permette di mettere in rima “terrore” con “cuore”.

Insomma, Napoli è la drammatica matrice dei “documenti fake”, il ducato della “malavita”, la città che accende una sindromica licantropia criminale nei cuori dei ragazzi.

Allora ascoltando si entra in una sorta di trance empatica: J Lord ha la capacità di condividere simpateticamente la rabbia canina del fanciullino di Secondigliano; una furia nervosa e ansiosa, che poggia sul panico di morte penetrata “dintr’ all’oss”, fino al midollo e ancor di più, tanto da modificare il gene dell’innocenza e della virtù di un bambino.

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