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Qual è il vero potenziale di Ketama?

Da “Scacciacani” a “Mille Strade” e “Stay Away”, Ketama ha dimostrato di essere pronto a diventare uno dei principali volti del nuovo rap italiano

In un contesto in cui le pubblicazioni sono più di quante fisicamente se ne possano ascoltare, troppo spesso ci basiamo sull’impatto che nel breve periodo un progetto riesce a creare, cercando di prepararci psicologicamente alla pioggia di nuova musica che ci aspetta la settimana successiva.

Quando sento persone lamentarsi di come tutto scorra in velocità e di come tutto invecchi con una velocità disumana, mi torna in mente una frase di Dargen D’Amico: “È colpa dell’ambiente, che in pratica siamo noi”.
È il lungo periodo a decretare il vincitore nella musica e, checché se ne dica, è sempre la qualità a decretare la differenza tra ciò che resta e ciò che scorre via senza lasciare nulla.
Spesso per comprendere serve tempo, ma è una nostra scelta decidere a chi e a cosa dedicare il nostro ascolto.

La mancata comprensione di “Rehab”

“Rehab” non è stato compreso appieno nel momento in cui è stato pubblicato, questo è certo.
Sul lungo periodo, però, la storia è notevolmente cambiata: l’influenza post rock, le controversie legate al personaggio hanno delineato i contorni di uno dei personaggi più interessanti della nuova scena.


La magia di Ketama è avvenuta nell’anno e mezzo che ha separato l’ultimo disco e oggi: comparire in “QVC8”, in “Mattoni” e in “Cos’è l’amore” ha ampliato sempre più il bacino d’utenza dell’artista, creando grandi aspettative per quello che riguarda il suo prossimo futuro.

Ascolta qui “Rehab”:

La dimostrazione delle potenzialità di Kety

L’impatto di “Scacciacani”, con il suo recente disco d’oro, va a avvalorare tutte queste tesi: il pubblico sta attendendo Ketama nella sua dualità e nella sua controversia.


“Mille Strade”, “Stay Away” e “Cos’è l’amore” hanno dimostrato una profondità espressiva in parte inedita per Kety, che si può rivedere in controluce sia in “Rehab” sia in “Oh Madonna”, ma che mai come ora è stata così efficacemente incanalata.
Il fatto di produrre autonomamente le musiche dei propri brani permette la perfetta definizione di una riconoscibile dimensione artistica.

Il decadentismo di Ketama è il motivo del suo successo

Ed è qui che si concentra la nostra domanda: qual è il vero potenziale di uno dei principali esponenti della 126?
Ketama da sempre riesce a rappresentare un senso di malessere esistenziale che accomuna una generazione intera sotto il segno del decadentismo.


Incarnando i paradigmi di Baudelaire e Rimbaud, la noia porta all’arte, alle droghe e alla necessità di gridare a pieni polmoni il proprio disagio.
Tenuto conto di questi punti, si può capire che, in un mondo di nichilisti passivi, l’urlo di Ketama può diventare l’emblema del disagio di un impressionante raggio di giovani adulti.

Questo mondo, quello dipinto in “Rehab” e “Oh Madonna”, appartiene a tutti noi: il punto consiste semplicemente nel capire se riusciamo a intravedere, nelle varie trame della nostra quotidianità, la componente più profonda di quello che ci circonda. Ketama parla di questo, nulla di meno.

Quando non si hanno coordinate, la noia diviene trasgressione e fuga dalla realtà, in un circolo vizioso di autodistruzione.
Chiunque può immedesimarsi nell’oscurità di Ketama, chi non riesce a farlo ora lo farà a breve: è questa la ricetta che, in un prossimo futuro, decreterà la vittoria del rapper della 126 su tutti gli altri.

Ascolta qui “Mille Strade” con Izi:

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