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Come si lavora all’immagine di un artista?

Abbiamo intervistato il fotografo e lo stylist di Roshelle in Mama per capire in cosa consiste il lavoro sull’immagine di un artista.

Il 30 agosto è uscito Mama, il nuovo singolo di Roshelle, in collaborazione con Lele Blade, seguito dal video il 5 settembre: il video è una vera e propria performance, che ha portato diversi artisti a lavorare insieme in un contesto di cooperazione tra idee e mondi diversi.

Abbiamo intervistato due membri del team che si è occupato dell’intero progetto con Roshelle, per capire cosa e chi c’è dietro all’immagine degli artisti.

Mattia Guolo è il fotografo che si è occupato della cover del brano: la sua esperienza comincia in campo pubblicitario e, attraverso le prime collaborazioni con Machete e 333MOB, si proietta poi nel mondo musicale.

Simone Furlan, invece, partendo da una specializzazione nel campo delle arti visive, è approdato al mondo della moda, divenendo art direcor e stylist. I due lavorano insieme a diversi progetti, tra cui una serie di ritratti fotografici di diversi musicisti, come Lazza e Side.

In questo frangente, risulta fondamentale il management di Filippo Agostinelli, che metterà in contatto il duo con Roshelle per la realizzazione del progetto di Mama.
La nostra intervista mira ad approfondire come si lavora con i diversi ambiti dell’immagine di un artista, per creare progetti coerenti con la sua personalità e il suo stile e funzionanti a livello artistico e commerciale.

ESSE: Siete un team, quindi avete un approccio condiviso al lavoro con gli artisti: come funziona questo processo creativo?

Mattia: Noi cerchiamo di creare dei progetti ad hoc per gli artisti, per soddisfarne a pieno le esigenze, che però non sono le uniche.

Infatti è importante anche rendere l’artista appetibile ai brand, stando però attenti sia a non sfociare in derive troppo commerciali, sia a non rinchiudersi nella sfera puramente artistica. Bisogna far funzionare insieme le necessità dell’artista e dei diversi brand.

Simone: Chi lavora con l’immagine di un artista deve conoscere la sua personalità e il suo mood, per non stravolgerne l’identità ma supportarla ed enfatizzarla nei progetti. Nel caso di Roshelle, poi, questo è avvenuto in una situazione di scambio collettivo molto stimolante.

ESSE: Quindi come è nata l’idea per il progetto di Mama?

Mattia: È stato un work in progress.
I due punti fermi erano la collaborazione con Converse e la partecipazione di Red, un artista con cui Roshelle voleva collaborare. Quindi abbiamo deciso di far convivere l’immaginario sensuale di Roshelle con l’estetica streetwear del brand. Poi da lì è stata un’evoluzione organica: Red, per esempio, all’inizio doveva occuparsi solo dell’artwork della cover. Ma poi il tutto si è trasformato in una vera e propria performance, con l’idea dell’abito e con la realizzazione del video, da parte dei ragazzi di No Text Azienda.

Simone: Dal punto di vista dello styling, l’abito di carta richiama la scenografia sullo sfondo: Red ha disegnato e scritto su entrambi, così che concettualmente Roshelle stesse indossando l’ambiente stesso. L’abito è anche una fusione di stili perché ha una silhouette tipica degli abiti d’alta moda ma è stato realizzato con un metodo totalmente innovativo e “urban”.

È un ragionamento fatto di contrasti, simile a quello che ho seguito nello styling di Rkomi ed Ernia per il video di Acqua Calda E Limone.
Abbiamo mescolato uno stile totalmente contemporaneo, come è quello street, con un orizzonte più classico come l’alta moda.

Guarda ora il video di Mama

ESSE: Che peso ha il vostro lavoro nella costruzione dell’immaginario di un artista?

Mattia: Credo che l’evoluzione dell’immagine e quella della personalità artistica siano legate strettamente.
È un processo organico che implica coesione: in Mama per esempio non volevamo ribaltare l’immaginario che Roshelle già aveva, ma lavorarci perché si evolvesse in modo naturale.

Simone: Secondo me, per la personalità di Roshelle vale un discorso analogo a quello che abbiamo fatto per l’abito.
Il progetto di Mama, lo styling, la scenografia e tutto il lavoro che c’è stato dietro rispecchiano bene la sua natura fatta di contrasti, cioè combinazione di contemporaneità pop ed estetica urban.

Abbiamo sperimentato e avvicinato due universi lontani: l’obiettivo reale era di puntare sulla presentazione di una novità.
Per questo definire il momento artistico di Mama puro “pop” è riduttivo e lo stesso vale per l’intera persona di Roshelle.
Quindi credo che il nostro lavoro sia anche un canale in cui l’artista può costruire il suo immaginario e magari anche sperimentarci.

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