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Chi è stato il migliore nel disco di Skinny?

Venerdì è finalmente arrivato il disco di Night Skinny, “Mattoni”. Chi è stato il migliore?

Venerdì è finalmente arrivato il disco di Night Skinny, “Mattoni”. Chi è stato il migliore? In redazione ci siamo confrontati.

Gabriele Baldassarre: Luchè

Il miglior artista di “Mattoni” credo sia stato Luchè perché è riuscito a lasciare tanto di personale in un formato come il producer album che è quasi pensato per il contrario: divertimento e spensieratezza.
Il suo brano solista e il ritornello con Rkomi sono due brani in cui Luche ha portato il fattore hit e nessuno come lui lo ha fatto in “Mattoni”.

Federico Maccarrone: Noyz Narcos

Il valore di un artista si misura anche in riferimento alla costanza e all’impatto dei suoi lavori: Noyz Narcos apre e chiude “Mattoni”, incanalando appieno il concept del disco e diventando fondamento dello stesso.
La combo con Night Skinny è ormai una sicurezza, tanto da permettere al re di Roma di compiere una delle prestazioni migliori dell’ultimo anno.
Dalla potenza lirica di “Street Advisor” alle barre serrate di “Bad People” e all’apertura della titletrack, Narcos accumula punti su punti, diventando il titano principale dell’intero disco.
Noyz lo dimostra dal “Municipio IV” al “Punto a zero, 9/11”: quelle contenute in “Mattoni” non sono rime, sono fucilate.

Alessandro Quagliata: Luchè

I nostri lettori più accaniti si ricorderanno della mia rubrica sulle Posse Track, in cui analizzavo alcune delle posse track più simboliche della storia, decretando l’MVP della traccia analizzata. Nello scegliere seguivo queste linee guida: il migliore doveva esser stato più spocchioso, più fluido, più tecnico, più arrogante. In sostanza, l’MVP doveva aver spaccato più degli altri, nel senso più hip hop del termine.

Del resto in una posse track si punta a questo: rompere il culo agli altri rapper, pur sotto l’insegna della sportività. Un album come quello di Skinny è una vetrina in cui tutti puntano a mettere in mostra le loro skills, motivo per cui nel decretare l’MVP tra le 16 tracce e i 26 rappers avrebbe senso ragionare come, a suo tempo, facevo con l’MVP della posse track. L’analisi dovrebbe muoversi, a rigor di logica, sulle stesse corde.

Se avessi dovuto scegliere secondo i criteri valutativi che utilizzavo per le posse track non avrei mai potuto scegliere Luchè, perché l’artista di Marianella ha deciso di giocare in un campo totalmente diverso. Avrei dovuto scegliere Marra o Guè, perché continuano a dimostrare di essere fenomeni assoluti sul campo.

Avrei dovuto scegliere Noyz Narcos, perché personalmente non ho amato ‘’Enemy’’ e stupidamente non lo credevo più capace di dominare un beat in questo modo. Avrei dovuto scegliere Fibra, perché continua ancora ad offrire le letture più lucide e giuste su quello che ci è intorno. Avrei dovuto scegliere Ketama o Shiva o Plaza, che non sfigurano nemmeno un po’ davanti ai veterani. Luchè ha ribaltato i miei criteri valutativi. Sceglie di giocare da solo, in un terreno tutto suo.

La prima strofa è esplosiva, il ritornello sale in cielo, la seconda strofa è una mazzata dietro la nuca, il ritornello sale di nuovo in cielo. Testo da brividi. Le altre strofe hanno guadagnato il mio gradimento, quelle di Luchè il mio amore totale.

Dove tutti cercano di fare la gara a chi lo tiene più duro (preciso per evitare fraintendimenti: la gara è assolutamente giustissima e la competizione è stata eccitante e bellissima), Luca si mette in un angolino in disparte e scrive il suo capolavoro. Masterpiece.

Filippo Motti: Marracash

Il cavallo del disco di Skinny che sembra mettere il musetto davanti a tutti gli altri è Marracash, che si fionda nella Casa di Carta portandosi anche la maschera di John Fante per onorare il suo passato. Ha coniugato l’esercizio di stile con l’intensa suggestione di un set, allestito con rime viziate dalla casbah.

Il risultato è un film personale di intellighenzia street, che ti catapulta dietro i vetri fumè di un’auto appostata nel buio della notte milanese. C’è pure l’eco familiare della Dogo Gang nella quote di Viale Cermenate. Almeno due rime se la giocano come migliori del disco. Una sola strofa, ma che rasenta la perfezione. One shot one kill.

Federico Arriu: Fabri Fibra

Ci ho pensato per un sacco di tempo, perché nel disco ci sono davvero tanti artisti meritevoli. Alla fine però sono giunto ad una conclusione: secondo me la migliore performance è quella di Fabri Fibra. “Saluti” è il brano che mi è piaciuto di più fra quelli in cui è presente il rapper di Senigallia: la semplicità delle rime le rende sistematicamente incisive, tanto che ti si imprimono subito nella memoria con prepotenza.

Anche in “Bad people” ha spaccato, ma il brano che mi ha fatto optare per il suo nome è stato “Fumo 1etto”: in una collaborazione infatti un buon rapper mette in ombra gli altri, ma il migliore li valorizza pur restando tale.

Nicolò Falchi: Noyz Narcos

Non è stato facile scegliere la performance più riuscita del disco. Soprattutto in un lavoro dove è evidente che tutti hanno voluto dare il massimo. Dopo averci pensato per un po’ dico Noyz Narcos: l’intesa con Skinny è sotto gli occhi di tutti e, ad oggi, è una delle migliori combo producer- rapper.

Il criterio che ho seguito è stato questo: togliendo “Saluti”, Noyz è dentro ai tre pezzi che preferisco del disco “Street Advisor”, “Bad people” e “Mattoni”. Il rapper romano è in uno stato di forma eccezionale e nonostante la concorrenza nei suoi pezzi fosse altissima – si misura con Fibra e Marra  per intenderci– fa delle strofe eccezionali.

Antonio Dikele Distefano: Ketama

Parto da una premessa fondamentale. Per me questo è un disco bellissimo e scegliere il migliore non è facile. Se devo però dire chi mi ha stupito di più, la mia scelta va per Ketama. Lui ha davvero qualcosa di speciale, nonostante non sempre gli venga riconosciuto secondo me ha un potenziale enorme.

La sua voce sul beat è inconfondibile. Sta migliorando sempre di più, nelle melodie, nei ritornelli, e direi anche nella scrittura. Sa subito farti entrare nel suo mondo, senza filtri e mezze misure. ‘’Stay Away’’ è una hit enorme.

Endri Kalthi: Noyz Narcos

‘’Da RM parla NN’’. Alzi la mano chi aspettava questa cattiveria. Alzi la mano chi aspettava questa crudezza. Arriva Noyz e ce la serve su un piatto d’argento, condito da flow e attitudine enorme. In tanti hanno spaccato, ma nessuno a questo livello. Non è un caso che sia lui ad aprire il disco. Aspettavo davvero tanto un Noyz così in forma.

Maria Roberta Alfano: Fabri Fibra

Penso che il migliore in Mattoni sia Fibra. Nonostante l’apparente immediatezza di questo mio verdetto personale, in realtà ci sono pervenuta dopo un paio di ascolti centrati più su una logica onnicomprensiva, che mi ha portato a focalizzarmi sul funzionamento generale (e ottimo) dell’album.

Ma quando ho iniziato a ragionare su chi potesse essere definito il migliore, mi è venuto naturale propendere per Fibra. Secondo me nelle tre strofe che ha tirato fuori per Skinny, emerge al meglio una delle sue più grandi forze: rappresenta uno stile inossidabile che viene “dagli anni Novanta” ma attraversa tutto il ventennio e si plasma sull’epoca senza snaturarsi.

In Mattoni, Fabri mostra il suo talento per l’evoluzione inclusiva perché sa tenere insieme tutti “i Fibra” che è stato e allo stesso tempo non perdere mai terreno sull’attualità. Anzi, rielabora il suo concetto di attualità ad ogni strofa: non è mai né passato né futuro ma è sempre un presente che li contiene, ancora e già, entrambi.

A mio parere in Mattoni questa qualità risalta particolarmente per la natura stessa del progetto: lo si nota al meglio in Fumo 1etto, dove Fibra divide la scena con due giovani talenti. La doppia F ha dimostrato meglio di tutti di saper essere sempre un’avanguardia e allo stesso tempo un pilastro del rap italiano.

Camilla Castellan: Quentin 40

Premessa, che ha tutta la valenza di un elogio: Night Skinny ha fatto un capolavoro. Non solo perché ha prodotto un disco rap che lo è per davvero, riconsegnandoci la poesia dei sample e del soul (che sposano coerentemente la scelta della stampa in vinile, abbandonandone il vezzo un po’ dandy degli ultimi anni), ma perché ci è riuscito in una maniera straordinariamente personale e contemporanea.

TNS è la stanza dello spirito e del tempo del rap italiano: è psichedelico, romantico, calibrato e crea un universo senza precedenti, nel quale riescono a coesistere le personalità più disparate.

Sarà forse per questa propensione alle retrovie che mi è tanto familiare o per la modestia – intesa come qualità morale – con la quale si approccia al talento altrui (cosa rarissima di questi tempi) che Luca non penso ci abbia regalato solo la più riuscita istantanea musicale attuale, ma addirittura la miglior versione di sé stesso.

Oggi il primo mattone per l’eterno è stato posato.

In quest’ottica pensare alla performance più efficace del disco diventa impresa titanica poiché ogni traccia è in sé tanto Skinny quanto Artista. Eppure, se penso a quei pezzi che ho salvato in playlist già dal primo ascolto, una costante c’è: Quentin40.  

Quentin mi ricorda un Fibra giovanissimo, ma senza relegarlo all’ombra della fama altrui penso sia davvero abile nello scritto. Genera un immaginario forte, stampa in testa le stesse parole che sulla traccia creano uno sposalizio da brivido.

Ha il quartiere senza essere così purista da rinnegare la dancehall (mi viene in mente Farenheit che in termine di produzione è fatta a quattro mani, Cream e Quentin), delle parole tronche ne ha fatto un tratto distintivo e non ha paura di essere conscious e trap allo stesso tempo (su un rullante rabbioso è in grado di costruirci un algoritmo fatto di piccoli numeri che ci raccontano le grandi cose della vita).

È impattante e consapevole in una maniera quasi sinistra.

Nelle due tracce firmate da Night Skinny (che trovo straordinariamente compatibile con Vittorio, entrambi calati in un flusso di coscienza che dal suono più greve all’incastro melodico delineano l’ascesi per eccellenza) c’è tutto questo e i featuring con Ernia e Rkomi chiudono il cerchio delle scelte riuscite a pieno.

Chi è il migliore?

Secondo la redazione di Esse Magazine, il migliore nel disco di Skinny è Noyz Narcos.

Votazioni:

Noyz Narcos – 3

Luchè – 2

Fabri Fibra – 2

Ketama – 1

Marracash – 1

Quentin 40 – 1

Secondo te chi è il miglior rapper nel disco di Skinny?

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