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Nulla sarà più lo stesso dopo l’album di Tha Supreme

Qualche giorno fa Tha Supreme ha annunciato tramite le storie e la bio di Instagram di stare lavorando al suo primo album. Ancora non si sa nulla a proposito, ma una cosa è certa: dopo il suo disco nulla sarà più lo stesso.

Se esiste un artista che non ha fatto altro se non stupire da quando è comparso nel rap game, quello è stato sicuramente Tha Supreme. Dopo essere venuto alla ribalta producendo “Perdonami” per Salmo a soli diciassette anni, il giovane ha dimostrato di saper intersecare suoni su suoni mantenendo un’armonia dai tratti cartoonesca (come forse ben si addiceva alla sua età) con un brano dopo l’altro.

Ascolta ora: Perdonami

Ogni beat, coi suoi ritmi in levare, i drop potenti, le sonorità videoludiche (si pensi a Gameboy Color di Dani Faiv) e l’allegria caleidoscopica che lo permeava si sapeva arricciare attorno alla voce del rapper per cui era prodotto, finché il ragazzino di Roma non ha iniziato ad usare la sua di voce. 

Guarda ora: Gameboy Color

Prima 6itch e 5olo, poi Night Cherry, m8nstar e infine oh 9od

Così facendo – forse inconsapevolmente – Tha Supreme ha cambiato doppiamente le cose: in un primo momento ha innovato il beatmaking, proponendo le produzioni forse più riconoscibili e caratteristiche della scena; successivamente, ha cambiato totalmente il modo di fare rap, entrando sui suoi stessi beat con dei flow mai sentiti prima.

Ma è una verità universalmente riconosciuta che quando emerge un énfant prodige di fatto nella musica, cinque o sei brani non possono che essere il semplice prologo per un romanzo ben più lungo.

E così è stato: dopo questo proficuo incipit il legame con la Machete si è stretto sempre di più, finché non è stato invitato a collaborare all’interno del Machete Mixtape vol.4, rappando nel brano più di successo del disco più ascoltato del 2019 con un mostro sacro come Fibra: Yoshi.

Ascolta ora: Yoshi

L’eloquenza di tha Supreme è il suo palcoscenico

Qualche giorno fa ho scoperto che Nietzsche diceva che parlare molto di sé può essere anche un modo per nascondersi. Tha Supreme ha fatto il contrario: è un personaggio dalla potenza evocativa e comunicativa senza pari, eppure in pochi ne conoscono il volto.

Non compare mai in interviste, non si mostra quasi mai via social e anche i suoi video musicali risultano essere costituiti da cartoon che lo ripropongono in una salsa animata amatissima dal pubblico, perché divertente, colorata e originale. 

Ma cosa c’entra questo con la musica? C’entra perché così facendo Tha Supreme ha posto l’attenzione su ciò che non è un contenuto visivo (e quando lo é, esso risulta sempre essere subordinato all’ambito musicale).

La conseguenza di ciò è che il silenzio nel suo caso è divenuto un megafono fatto di mistero e capace di canalizzare l’attenzione di un pubblico iperdistratto sul punto focale della sua arte, sulla quale – dunque – egli sembra continuamente focalizzato.

Così facendo il giovanissimo ha saputo cavalcare l’onda dell’hype, e ora che ha annunciato con una semplice storia su Instagram e poche parole in bio un nuovo disco dalle potenzialità incredibili, si ritrova tutta l’attenzione del pubblico italiano addosso. 

Unire i puntini

È a questo punto, quindi, che Tha Supreme si ritrova ad unire i puntini. Dopo un periodo di rodaggio come quello passato come beatmaker e come rapper con diversi progetti, l’artista romano si ritrova con una maturità artistica tale per cui l’annuncio di un nuovo album risulta essere non solo naturale, ma anche necessario. Ma lo è solo per lui? Io penso che forse, a necessitare di un disco simile, sia principalmente la scena. 

L’album sarebbe infatti l’ennesimo colpo agli equilibri della musica italiana, e avrebbe la possibilità di cambiare in direzioni imprevedibili l’andamento dei trend e di rinnovarli. Tha Supreme l’ha dimostrato: ogni volta che impugna la penna o stende una linea di 808 il resto della scena si volta incantato, consapevole dell’unicità di quel prodotto. E questo, molto probabilmente, accadrà ancora.

Inoltre, come abbiamo già detto, le persone aspettano con gli occhi chiusi e le orecchie tese un disco del giovane principino Mida, che col suo primo album potrebbe indossare la corona da re. Il periodo di rilascio dei singoli sopracitati poi lo ha fatto immergere nella pozza della sperimentazione, trasformandolo in un artista privo di una comfort zone; inoltre, lo ha fornito di conoscenze tali da poter chiamare qualunque penna (e probabilmente sarebbero Montblanc) nel suo album.

Infine c’è anche un altro fattore da considerare: come sostenevo qualche articolo fa, il rilascio potrebbe avvenire in una stagione storica del rap italiano, che ha le potenzialità per essere particolarmente positiva proprio per i producer solisti.

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