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Perché Nicki Minaj non può ritirarsi

La sera di giovedì 5 settembre Nicki Minaj ha annunciato il proprio ritiro, senza dare molte spiegazioni ai fans. Ma tralasciando ogni genere di ipotesi legata a nuovi progetti, perché se il suo improvviso allontanamento dalla musica fosse vero costituirebbe un evento tragico per l’hiphop?

Il ritiro

“Ho deciso di ritirarmi e dedicarmi alla famiglia. So che voi siete felici ora. A tutti i miei fans: continuate a rappresentarmi, fatelo finché non morirò.” 

La sera di giovedì 5 settembre Nicki Minaj ha annunciato con questo semplice tweet una notizia che è stata un vero e proprio scossone per il rap game di tutto il mondo.

L’artista che qualche tempo fa il New York Times aveva avuto l’ardore di definire «la rapper femminile più influente di tutti i tempi» con meno di 140 caratteri pare abbia decretato di voler abbandonare quei fans che, durante la sua carriera, le hanno permesso di vendere oltre cinque milioni di album in tutto il mondo. 

Il tutto è avvenuto con una celerità surreale, simile a quella del fulmine che squarcia il cielo per un istante prima che tutto piombi nel buio. Dalla pubblicazione di quelle fatidiche parole infatti c’è stato solo il silenzio più totale, almeno da parte sua.

Per il resto, com’era prevedibile, sia fan sia i colleghi si sono spesi in congetture relative ad una strategia di marketing per generare hype in vista dell’ipotetico annuncio del nuovo disco. Ma lasciando perdere le ipotesi, perché la sua dipartita è tanto importante e segna così profondamente la storia dell’hip hop?

I numeri

La risposta a questa domanda è una sola: perché l’impatto della sua venuta è stato altrettanto importante per la musica urban mondiale. 
Nicki Minaj è stata il cavallo di Troia che ha permesso l’ingresso di una miriade di artiste donne in un mondo rude e crudo come quello del rap game, in cui aleggiavano minacciosi maschilismo e odio nei confronti del mondo femminile. 

Insomma, è stata – nonostante le molte critiche ricevute in carriera per l’immagine fortemente esplicita e ammiccante che proponeva al pubblico – una pionieristica avanguardia per tutte le donne che successivamente alla sua affermazione come artista hanno impugnato un microfono.

Certo, ci sono state sicuramente altre figure femminili nella storia del rap dalla significativa importanza prima di lei, e non si vogliono sicuramente ricondurre a lei sola tutti i meriti che hanno portato alla nascita di un rap game femminile: Foxy Brown, per esempio, già nei ’90 (a soli 18 anni) pubblicava un album storico in cui figuravano artisti del calibro di Jay-Z, Method Man e Havoc dei Mobb Deep; Laurin Hill scriveva il suo nome negli annali con l’album The score per poi dissolversi inesorabilmente dopo un solo disco solista; Missy Elliott invece spalancava con vis ciclonica un primo spiraglio verso il mainstream per la scena femminile.

Ascolta ora: The Rain

Ma a ben vedere, per quanto uno si impegni, alla fine bisogna riconoscere che nessuna altra figura ha mai ottenuto il successo dell’artista trinidadiana: Nicki Minaj può contare infatti su oltre 22 miliardi di visualizzazioni totali per i suoi video su YouTube e su 1.590 settimane (oltre trent’anni) in classifica Billboard (contando quei brani che la vedono sia come artista principale che come guest e che sono entrati sia in Billboard 200 sia in Billboard 100).

Ha ricevuto inoltre dieci candidature ai Grammy Awards, ha vinto sei American Music Awards, undici BET Awards, un BRIT Award, quattro MTV Video Music Awards, quattro Billboard Music Awards ed un premio Billboard’s Women in Music 2011 Rising Star. Più in breve? È stata la rapper con più vendite di sempre, e la quarta artista mondiale della storia della musica.

Un’icona irrinunciabile

Nicki Minaj però ha un altro merito (che poi è motivo del suo successo), oltre a quello di aver premuto indirettamente per la nascita di una scena femminile: la creazione di un immaginario potente ed evocativo che l’hanno resa, nel tempo, un’icona immortale e irrinunciabile per la musica rap e un modello per le generazioni a venire.

Si pensi a brani come Anaconda per l’immagine spudorata di sé mostrata nel video, o a Monster, brano di Kanye West in cui la ragazza indossa i panni di Roman Zolanski, “un demone dentro lei”  (ovvero un alter ego a detta sua simile a Slim Shady per Eminem) che seppe far sorgere allo stesso Kanye il pensiero di tagliare la sua parte dalla traccia per il timore che potesse lasciare in ombra il resto del suo album.

Ascolta ora: Anaconda

Sotto ogni punto di vista (risultati, influenza indiretta sul mondo della musica e abilità indiscutibile e anzi riconosciuta) Nicki Minaj ha costituito insomma una risorsa purtroppo ancora non esaurita per l’hiphop, e forse è per questo che non può (o almeno pensiamo che non dovrebbe e speriamo che non lo faccia) smettere definitivamente di fare musica.

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