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Junior Cally ha fatto bene a togliersi la maschera?

Dopo l’uscita del secondo album ufficiale è tempo di chiedersi se la sua sia stata una strategia vincente; lo abbiamo chiesto a due dei nostri redattori.

Il 6 settembre è uscito “Ricercato”, il secondo album ufficiale di Junior Cally per Sony Music Italy. Il progetto composto da dodici tracce vede la partecipazione di diversi colleghi e amici, ma quello che più ha destato interesse è stata la scelta di rivelarsi.

Togliersi la maschera era la mossa di cui aveva bisogno? Due dei nostri redattori si sono espressi a riguardo.

Camilla C. : A prescindere da tutto penso che “Ricercato” sia un buon disco, che mantenga riconoscibile il personaggio di Cally evidenziandone la crescita. La scelta dei featuring – venendo da un esordio solista a tutti gli effetti – è coerente con l’intento di rinnovarsi già annunciato lo scorso anno, mentre il fil rouge tematico fama / disillusione che inizia con “Tutti con me” e si conclude in “Nessuno con me” può essere una buona giustificazione rispetto alla rivelazione. 

Maria Roberta A. Ricercato è fondamentalmente un’operazione coerente con il percorso di Cally, sono d’accordo.

Ma penso anche che evidenzi una ricerca di evoluzione più spinta a superare il personaggio da lui stesso costruito: la scelta di iniziare con la maschera è stata un generatore di hype importante nello sviluppo della sua linea artistica, oltre che il suo personale approccio ad un genere musicale che ha da sempre dato relativa importanza alla celebrazione di sé e del proprio personaggio.

In un’intervista a Vice, Cally diceva che stava prendendo il suo percorso con calma, con la piena consapevolezza che la maschera stesse facendo girare la curiosità e che avrebbe continuato a farlo. Credo che si sia aperto un varco e si sia costruito uno spazio artistico in modo intelligente e non scontato, ma in Ricercato mi sembra di percepire che questo spazio gli stia stretto.

Camilla C. : Sicuramente è stata una scelta artistica riconoscibile e penso che l’anonimato lo sia altrettanto, per questo la decisione di togliersi la maschera mi ha lasciata un po’ interdetta. Guarda il progetto Liberato, che è quello di maggior successo nel panorama italiano (senza andare a scomodare i Gorillaz che di fatto hanno un solo frontman definito), ha un codice ben più personale di mille altri volti, è iconico di per sé: vedi una rosa, quel font lì, un cappuccio nero ed è lui. Parte il live e non ti serve sapere altro.

Credo che l’interazione con il pubblico non sia pregiudicata dall’identità reale di un artista, visto che Junior l’ha fatto presente più volte nelle ultime interviste come un fattore limitante; a maggior ragione oggi che lo streaming ha reso tutto patinato.

L’ascoltatore consapevole si approccia al disco e non al personaggio. O meglio, è pronto a vedere la coesistenza di Antonio e del suo alter ego, nella misura in cui decidono di presentarsi nelle tracce. Credo che non ci fosse un bisogno oggettivo di metterci la faccia per palesare la sfaccettatura più introspettiva, il messaggio sarebbe arrivato ugualmente: “Sigarette” ad esempio è inaspettata, non solo a livello contenutistico, è una ballata a tutti gli effetti e aiuta nell’intento di avvicinarci alla persona pre fenomeno, ma non sarebbe stata meno credibile con la maschera anzi, avrebbe assunto una valenza intrinsecamente universale.

Ho paura che questa scelta più che un’esigenza personale sia la volontà di piegarsi a certe pressioni, di definirsi in maniera canonica. Credo abbia intrapreso un percorso che conosciamo bene e che per questo non sia così rivelatore.

Maria Roberta A. : Io penso invece che la caduta della maschera non rientri, almeno non del tutto, nella sfera delle influenze o aspettative di altri. La costruzione di una sua identità artistica per prendersi un posto nella scena italiana ha funzionato bene, ma l’ho sempre vista come un processo in corso.

Nonostante le sue stesse dichiarazioni riguardo la volontà di mantenere la vita privata separata da tutto il resto, credo non sia sempre possibile prescindere dallo sviluppo naturale della propria linea artistica, che può suggerire o addirittura imporre passaggi assolutamente non chiari a priori.

La mia idea infatti è che non si sia piegato ad un’esigenza altrui, ma ad una sua personale.

L’aumento della consapevolezza riguardo a quello che voleva fare del e con il suo personaggio è venuta da sola, una volta raggiunta la stabilità come artista. Non escludo la plausibile influenza delle pressioni esterne, come dice tu, di rientrare in ranghi più canonici di auto definizione, ma non la elevo a ragione principale del cambiamento.

Camilla C. : Lui stesso ha dichiarato che gli ultimi tempi sono stati tra i più difficili è vero, ed intervistato da webl0g.net ha descritto un episodio in particolare che mi ha colpito: “Al penultimo live estivo ho vissuto una delle situazioni più assurde che mi siano mai capitate. Ero nei camerini e un ragazzo che poco prima aveva fatto delle foto con me con la maschera, se ne stava nascosto a scattarmi foto senza. È stata una situazione scomoda, imbarazzante.”

Riconosco che mantenere segreta la propria identità presupponga un certo grado di sacrificio (soprattutto riguardo alla sfera più intima) e richieda grande impegno. Ma non più del lavoro fatto per alimentare l’hype intorno ad un qualsiasi personaggio pubblico. Parliamoci chiaro, il personaggio non è sempre una trasposizione fedele della persona, è una scelta – opinabile o meno – e questa implica la costruzione di un immaginario credibile da fornire al pubblico: ergo necessita di lavoro e sottende delle rinunce. 

Ora, lungi da me sindacare quanto Junior debba spendersi per la sua fanbase, non è davvero questo il senso che permea il discorso, né tanto meno quanto questa sua identità fosse realmente ignota (Cally è pieno di tatuaggi e rumors sul suo nome ci sono sempre stati), il punto è: che grande cambiamento sarà questo? Il Junior senza la maschera – artisticamente parlando – in cosa potrà essere diverso? Quale quid in più avrà se vogliamo interpretare questo cambiamento come un’esigenza imprescindibile. Francamente non lo so, spero ci stupisca tutti.

Intanto metto in loop lui e Giaime (una delle tracce migliori del disco a mio avviso).

Maria Roberta A.: Su questo siamo assolutamente d’accordo: il vero perno della questione, quello che dovrebbe generare il vero interesse, è tutto ciò che potrebbe venire dopo.

La nuvola mediatica originata intorno alla rivelazione dell’identità potrebbe passare in fretta senza portare ad una radicale svolta. Ma sinceramente non credo molto a questa eventualità. Vedo più probabile che Cally riesca a tenere insieme coerentemente i diversi stadi della sua evoluzione, o del suo personaggio, aggiungendo gradualmente quello che sente che manchi.

I wrestler si tolgono la maschera, cioè la loro identità sul ring, quando vengono sconfitti e ne scendono. Cally forse sta attraversando il percorso opposto: ha tolto la maschera, simbolo della sua personalissima scalata verso il ring, per svelare una identità che rappresenterà la sua permanenza sul ring stesso.

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