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Siamo stati a Londra con Post Malone per ascoltare il suo nuovo disco

“Hollywood’s Bleeding” gaserà chi si è gasato tanto con “beerbongs & bentley”.

Quella del 2019 è stata tutt’altro che un’estate di riposo per il team Esse.

Tra chi è partito senza smettere di guardare la chat di redazione, e chi, invece, ha continuato a realizzare grafiche, video e interviste Abbiamo deciso di sfruttare il vuoto cosmico dell’agosto italiano per trarre conclusioni su quello che ci siamo lasciati alle spalle e a cercare nuove idee per migliorare il nostro lavoro.

Ma è proprio in quel cosmico e afoso vuoto che sulla chat di gruppo apparirono 3 nuovi messaggi che avrebbero cambiato per sempre la storia di quell’agosto con poca nuova musica e ancor meno vacanze.

[08/08/19, 16:17:26] Antonio: 20 Agosto

[08/08/19, 16:17:29] Antonio: A Londra

[08/08/19, 16:17:29] Antonio: Ascoltare in anteprima il disco di Post Malone con lui

Un invito arrivato dalle file italiane di Island/Universal e che ha benedetto tre persone del nostro team. Un’ esperienza che difficilmente verrà spostata nel cestino delle nostre memorie e a cui dire grazie 100 volte suona quasi ingrato.

La seconda più grande sorpresa di quel messaggio, dopo aver saputo che avremmo conosciuto Post Malone, è stata che l’album sarebbe uscito così presto.

Guarda ora “Circles”

Il momento di Post Malone

Il texano aveva già diffuso più di un indizio sul disco, ma dopo il “Detox” di Dr. Dre, gli anni che Travis Scott ha fatto aspettare per “Astroworld” e “Yandhi”, gli annunci degli album di questa portata si prendono sempre più come il “da lunedì smetto” del tuo amico che entra più volte al tabaccaio che in doccia.

In fondo “Stoney”, il suo primo album, era ancora bello alto nelle classifiche statunitensi e mondiali; “beerbongs and bentley” del 2018 era arrivato sulla scia della stratosferica “rockstar” e aveva superato abbondantemente le 2 milioni di copie vendute solo negli States e una nomination agli ultimi Grammy Awards.

La tempestività nella release di un nuovo disco non era dunque quello che ci si aspettava.

Ma Post Malone non è un artista come gli altri e più di tutti ha capito che i primi anni forti di carriera sono quelli dove battere il ferro e non fermarsi finché è caldo.

I dati storici ci dicono che dall’era post Pac e Biggie, tutti i più grandi nomi del genere hanno fatto uno sprint iniziale per prendersi il mercato per poi rallentare più avanti: Jay-Z rilasciò cinque album nei suoi primi cinque anni di carriera, Eminem ne pubblicò tre in quattro anni; Kanye quattro in cinque anni, Lil Wayne — se si contano i mixtape — nove progetti in cinque anni mentre Drake sette in sette anni.

Per capirci, nessuno dei citati ha mai lasciato passare più di un anno tra un disco e l’altro e, guardando dove e chi sono oggi, si può dire che la strategia funzioni.

Guarda ora “rockstar”

L’evento

La bellezza di girare per Londra in un soleggiato pomeriggio di presunta estate (22°) è difficilmente descrivibile a parole, che vengono progressivamente a mancare mano a mano che ci avviciniamo nel quartiere di SoHo dove si sarebbe tenuto il listening party.

L’eterogeneità e la multiculturalità di Soho sono il riflesso del suo passato e delle persone che vi hanno vissuto nel corso dei secoli e che ne hanno determinato il suo spirito anticonvenzionale e liberale. Riserva di caccia durante il regno di Enrico VIII (sembra che il nome derivi proprio dall’antico grido di caccia Soo-hoo!), poi residenza dell’aristocrazia londinese fino a quando, l’arrivo degli immigrati da tutti i paesi (tra i più famosi Marx e Mozart), gettò il quartiere nel disordine e spinse i nobili a trasferirsi altrove. Tra il XIX e il XX secolo l’area si popolò di grandi artisti, attori, musicisti che le conferirono quell’aspetto bohémien tutt’oggi palpabile.

Ma allo stesso loschi giri di prostituzione, abitazioni e locali indecorosi ne fecero una zona malfamata, segnando l’inizio della sua storia come quartiere a luci rosse.

Oggi invece vanta numerosi ristoranti: da quelli economici a quelli stellati, teatri, pub leggendari, negozi di tendenza e discoteche aperte fino a tarda notte.

Arrivato vicino al luogo dell’evento il vicolo stretto, buio e invisibile in cui Google Maps mi segnala l’entrata, capisco subito che ascolterò il disco di Post Malone dentro a un nightclub e, poco dopo, mi raggiunge sul posto Jacopo Pesce, direttore di Island Records che sarà con me per tutto il party e che ogni appassionato di rap in Italia dovrebbe conoscere e ringraziare.

Gli chiedo del suo passato e mi racconta dei suoi inizi discografici in Universal, ai vecchi dischi dei Dogo fino allo splendido presente della label con Sfera e compagnia, che i diversi colleghi internazionali di Universal presenti sul posto hanno decisamente notato, mi dice Jacopo.

In attesa che le lancette dell’orologio britannico si avvicinino all’orario di inizio del party, Jacopo Pesce mi racconta di quanto a Post Malone sia coi piedi per terra e di come al Rock In Roma restò a bere e scherzare con insieme a lui e altri fino ad un minuto dall’inizio dello show.

Tempo due minuti che il suo nome ha echeggiato nel vento gelido di Londra che nel frattempo ha iniziato a farsi sentire, e da un furgone con vetri oscurati ci passa davanti Post Malone in carne ed ossa con la giusta quantità di guardie del corpo per frenare qualsiasi istinto di approccio ravvicinato con l’artista.

Di fatto il momento è arrivato, si entra.

Guarda ora “Wow”

Com’è il nuovo disco di Post Malone?

Si lasciano i cellulari e tutti i dispositivi elettronici in una busta all’entrata, si va di perquisa prima di entrare perché nessuno sa di questo album e un leak con così tanto anticipo darebbe abbastanza fastidio

Siamo un nightclub. È esattamente come ci si immagina il posto in cui incontrerai Post Malone ed esattamente come ci si immagina un nightclub in vecchio stile londinese, solo che intorno non ho stripper, ma uomini e donne di Universal da tutto il mondo.

Il posto è abbastanza piccolo, un po’ burlesque, un po’ punk, luci bassissime, platea ristretta e un mini-palco rialzato con delle sedie dove più tardi Post farà ascoltare l’album.

«Quella è la tipa che in Canada lavora a Drake» mi dice ad un orecchio Jacopo mentre “Pop Out” di Polo G e Lil Tjay mi sfonda l’altro. Mi sembrava già pazzesca come situazione in cui trovarsi, ma Post Malone in persona mi smentisce qualche attimo dopo quando, vedendo che io e Jacopo lo stiamo guardando mentre cammina al centro del nightclub, viene a stringerci la mano e salutarci con un sorriso. Farà così con quasi tutti i presenti.

«Te l’ho detto che è un tipo alla mano» mi ricorda Pesce, mentre penso a quanto sia stato assurdo l’ultimo minuto della mia vita.

Giusto una mezz’oretta per far sì che tutti si accomodino nel locale e Post Malone sale sulla sedia appostata sul palco. Lo segue il suo manager Dre London che lo intervisterà per tutta la durata del party, tra l’ascolto di una canzone e l’altra.

Si parte svelando il titolo del disco: “Hollywood’s Bleeding”. L’ascolto è intervallato da vari siparietti abbastanza comici tra Post e il suo manager che si sfottono e raccontano aneddoti sulla realizzazione del disco — dai brani che dovevano in realtà essere in “The Life Of Pablo” di Kanye fino alla realizzazione del brano con Ozzy, anche se nessuno di questi tocca il livello di quello raccontatomi da Jacopo un’oretta prima.

Mi racconta di Post Malone in vacanza in Italia che fa impazzire Universal per trovargli uno studio di registrazione a Capri, perché nelle vicinanze c’era in villeggiatura Travis Scott e andava chiuso il feat.

Ascoltare l’annuncio delle collaborazioni una alla volta dalle loro bocche fa quasi più impressione che leggerli in tracklist.

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friday:)

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L’ora di ascolto delle tracce è un luna park di sonorità che solo uno come Post Malone, che sta ridefinendo il confine tra generi musicali, poteva creare.

Il disco suona subito molto grosso. A prima impressione noto un po’ più di sperimentazione pop rock che in passato e per il personaggio ha perfettamente senso.

Ci sono le hit per tutti che potrebbero piacere e piaceranno anche a chi non ha mai ascoltato rap in vita sua, ma ci sono anche i brani che gaseranno chi ha ascoltato rap per tutta la sua vita.

Su tutti quello con Meek Mill e Lil Baby con un ritornello di Post Malone che sembra la naturale evoluzione di “rockstar”, fino a quello con la rapstar del momento DaBaby che ha tutto il potenziale di sbancare YouTube e Rap Caviar in un solo colpo.

“Hollywood’s Bleeding” gaserà chi si è gasato tanto con “beerbongs & bentley” e per i feat al suo interno rischia di essere anche più grosso a livello commerciale, visto che su questo punto vi è un upgrade sensazionale, se non altro per notorietà.

Saluto Jacopo Pesce e mi avvio verso l’uscita un po’ estasiato, un po’ confuso nel cercare di trarre subito un giudizio da quello che ho sentito e vissuto, quasi lascio a un bodyguard londinese di un metro e novanta la busta col mio cellulare.

Lo riprendo, torno con la mente all’agosto afoso e vuoto che ho lasciato nella chat di redazione e, mentre esco, digito in fretta per riferire la cosa più importante del party di ascolto internazionale del nuovo e attesissimo album di uno degli artisti più popolari e più apprezzati sulla Terra:

[20/08/19, 21:38:12] Gabriele: È entrato nel locale ha visto che lo guardavo è venuto a salutarmi lui stringendomi la mano

Guarda ora “Goodbyes”

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