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Perché il 2019 del rap italiano ha ancora tanto da dare

Tre potrebbero essere le connotazioni precise per i restanti mesi del 2019: ricambio generazionale, quote rosa e attese di grandi ritorni.

Settembre ha di per sé qualcosa di profetico. Gli appartiene un moto rivoluzionario che pochi altri mesi hanno: si iniziano i bilanci conclusivi, ma ancora di più si apre ad una ripresa stranamente motivante; è quella parte dell’anno dove tutto pare possibile e musicalmente parlando lo è per davvero. 

Dal principio il 2019 si è rivelato un trionfo del mondo urban e a dirlo sono le classifiche Fimi – riportate da ilmanifesto.it – targate made in Italy: 26 titoli su 30 appartengono ad artisti italiani e per lo più under 25 (svetta Sfera Ebbasta con più di 200 mila copie fisiche e digitali vendute, passando per Salmo, ErniaTedua), mentre in un’ottica internazionale per la prima volta nella storia alla 61° edizione dei Grammy Awards – nella categoria canzone dell’anno – è stato premiato un artista rap, Donald Glover aka Childish Gambino, che con “This is America” ha fatto incetta di successi. Anche il Primavera Sound festival dallo stampo prettamente indie – elettronico ha portato sul palco nomi del calibro di FuturePusha TNas

Con questi pregressi che si delinei un fine anno deludente è pressoché impossibile e, supponendo una degna conclusione, tre potrebbero essere le connotazioni precise per i restanti mesi: ricambio generazionalequote rosaattese di grandi ritorni

Generazioni a confronto: cosa aspettarsi dalle prossime uscite

Ricambio effettivamente è un termine che a mio avviso sottende sempre un che di polemico, prevede nell’idea comune una sostituzione di qualcosa o qualcuno; penserei allora a questo 2019 come una coesistenza di spaccati generazionali (e generi, contaminazioni) ugualmente rilevanti che, riconosciuto il potenziale reciproco, creano pezzi dal sapore futuristico eppure familiare. 

Non che questa debba necessariamente essere la formula di Eulero da applicare a tutti i progetti da qui in avanti, ma se Gué Pequeno nel suo ultimo EP Gelida Estate insieme a Lazza ha raccolto più di 5 milioni di stream e Luché con “10 Anni Fa RMX” feat. CoCoTony Effe qualcosa meno, forse ci sarebbe da riflettere. 

La nuova scuola non è più tanto nuova, ha appreso quello che c’era da sapere ed ora è pronta a camminare con le proprie gambe; forse l’inizio di quest’anno poteva ritenersi ancora il tempo del rodaggio, ma quelle scommesse oramai sono certezze discografiche accompagnate da numeri importanti. 

Il progetto forse più ambizioso che tutti aspettano è quello di Night Skinny che venerdì 13 settembre pubblicherà il nuovo album per Island Records / Universal Music. Come anticipato qualche tempo fa nelle stories sarà il seguito di Pezzi, disco datato 2017, che già vedeva la partecipazione della nuova wave, ma moderatezza non è di certo una qualità che affiancheremmo a Luca Pace che infatti ha pensato bene di condurre i giochi del suo prossimo lavoro (sarà l’unico produttore presente) con 26 altri artisti.

Nella realtà italiana precedenti simili si contano sulle dita di una mano per di più se le collaborazioni puntano a SperanzaShivaMadame, Taxi BVale Lambo, nomi per nulla scontati e carichi di potenziale – il che prevede quindi un certo rischio che pare non lo spaventi per niente.

A dichiarare che i giochi si siano appena aperti è anche Capo Plaza reduce dal tour europeo che l’ha visto esibirsi in Spagna ed in Croazia, ma che non l’ha distratto dal focus del successo confermato a luglio dall’uscita di “So cosa fare”. L’8 settembre tornerà dove tutto è cominciato e suonerà per la prima volta a Salerno, tra quei palazzi che nei video trovano sempre il modo di farsi spazio. 

«Quando non avevo nulla volevo arrivare in tutto il mondo, poi sono cresciuto e ho portato la mia musica in tutta Europa. Ora voglio tornare giù da me, è il momento giusto […] sarà l’inizio di una nuova storia ancora più grossa, non mi voglio fermare. Anche se tutti mi dicono che ce l’ho fatta io so che ho solo iniziato.» – Capo Plaza su Instagram

Settembre sarà il mese vincente di Shiva, forse il più giovane tra i talenti su cui puntare: laziale ma oramai adottato a pieno titolo dalla Milano Ovest ha tutto quello che vorremmo sentire e probabilmente di più. Non so quanti si ricordino gli esordi di “Cotard Delusion”, ma già allora difficilmente avremmo attribuito quei tecnicismi ad un ragazzino di quindici anni.

Dal One Shot Game del 2015 – per la crescita artistica fatta – sembra che siano passati millenni: c’è stato “Rip RMX” con Side BabyMachete Mixtape 4 e l’ultimo singolo con Emis Killa che solo su Spotify ha più di 8 milioni di ascolti e 4,7 visualizzazioni su YouTube.

Al di là della forza visiva che regala la scena sul belvedere che domina la città, il flow freschissimo e la credibilità che si costruisce tra le mosse mai ostentate vale dieci volte quei numeri. Promettente, si può dire solo questo.

Ascolta ora: ”Mon Fre”

«Insta mi annoia, ci sentiamo quando ho l’album chiuso.» – tha Supreme

Questa la breve bio che da qualche giorno l’artista romano ha pubblicato sulla sua pagina Instagram rimuovendo tutti i post presenti fino a quel momento. Con la stessa volontà di evasione proposta in “m8nstar”– singolo che gli ha attribuito la nomea del nuovo hitmaker forse più talentuoso (“Yoshi”, tra le tracce che compongono il progetto firmato Machete, è il brano più ascoltato nella top 50 di Spotify Italia ed il ritornello è stato definito dal collega Dani Faiv «il migliore degli ultimi tempi») – tha Supreme si è ritirato per concludere il primo disco ufficiale che con tutta probabilità vedrà la luce proprio in questa fine anno.  

Tanti sono i nomi da cui ci si aspetta altrettanto. Nell’aria c’è un possibile Zzala 2 seppur mai confermato dall’artista, Tedua dopo Mowgli e già con il singolo “Elisir” ha intrapreso un percorso nuovo che speriamo faccia da apripista ad un disco non troppo lontano e lo stesso vale per Speranza che non ha ancora un album ufficiale alle spalle, ma diverse collaborazioni; vaneggiando potremmo augurarci che in cantiere ci sia qualcosa con Massimo Pericolo viste le recenti stories.

Quote rosa

Senza buttarci nel campo minato del sessismo che nel rap risponde alla voce del machismo – da intendersi forse più come fenomeno da parte di chi ne fruisce e non di chi lo fa – il 2019 è stata la riqualificazione delle donne e la definisco tale per un motivo semplice: non è un posto che ci si è guadagnate ora, l’abbiamo sempre avuto ma tacitamente.

“Dej why you ain’t drop yet?” rappava Dej Loaf in “We Good” eppure in “Ryda” pareva essere lei a portare i pantaloni e non The Game

Ascolta ora: ”Ryda”

In Italia probabilmente di esempi del genere ce ne sono stati pochi fino ad ora, ma dietro le quinte donne come Paola Zukar – da anni nel settore, prima nella rivista Aelle e poi nella discografia – hanno custodito e guidato talenti come Fabri FibraMarracash

L’innovazione di quest’anno è stata anche questa, la parificazione di genere e soprattutto della libertà con la quale artiste al femminile possano scegliere di trattare o meno determinati argomenti senza essere messe alla gogna – o quasi.

Priestess è tra quei nomi un po’ più navigati e in attività già da un paio di anni, ma solo questo aprile ha rilasciato il disco ufficiale Brava dove ha collaborato con Madman e Gemitaiz. Chadia Rodriguez è invece colei sulla quale Big Fish e Jake La Furia prima di tutti hanno puntato con la traccia “3G” uscita lo scorso anno.

Due universi questi che in qualche modo possono avvicinarsi all’asse TO – NA di BebaRossella Essence, vero fenomeno che speriamo possa in questo inoltrato metà anno pubblicare finalmente un disco ufficiale. L’ultimo singolo insieme a Lazza e il brano con Salmo “Io può” hanno fatto schizzare le aspettative alle stelle visto che le potenzialità ci sono tutte: sa stare sul palco reduce forse dai vecchi contest hip hop, non ha paura di sperimentare (ed una menzione va fatta sicuramente anche a Rossella, produttrice ufficiale della rapper) ed è abilissima negli incastri.

E se le doti di un rapper si dimostrano davanti al mic come potrebbe dire qualche purista, Beba è vincente anche in questo.

Ascolta ora la performance di Beba a Real Talk

Altra storia è Madame che al pari di Shiva è tra i giovanissimi della scena. Originaria di Vicenza è la regina delle metafore della nuova scuola e ha una consapevolezza di sé che a tratti spaventa; in “17” con una semplicità disarmante chiude in quattro barre tutta la premessa iniziale. Anche lei come le colleghe non ha album ufficiali alle spalle e voci indistinte hanno ipotizzato un’imminente uscita visto il post sulla sua pagina Instagram di qualche giorno fa.

Il fermento de i grandi ritornano

Il 2019 sta finendo e nonostante le nuove leve si siano dimostrate più che capaci, l’esigenza che questo tempo ci restituisca artisti come MarracashFabri FibraGhemon per citarne alcuni, è più viva che mai.

Il king della Barona ha dichiarato che proprio questo sarà l’anno in cui vedrà la luce un nuovo progetto maturato in un anno di lavoro, presumibilmente nei primi mesi d’autunno – sarà un’estate crudele per me, ma abbiate fede. La rimonta è il mio forte. Marracash in un post IG – e l’unica cosa certa è che ci sarà una traccia con Massimo Pericolo, definita dallo stesso Fabio il sangue del disco.

Un altro cane sciolto che in fin dei conti può benissimo non piegarsi alle tempistiche discografiche è Fabri Fibra che ogni anno, non importa quanti singoli abbia fatto uscire o in quali collaborazioni l’abbiamo sentito, aspettiamo. Lo aspettiamo sempre e quest’anno, a distanza dei due dall’ultimo disco, quasi lo pretendiamo; alcuni sostengono che l’ultimo post pubblicato sia il presagio di una nuova uscita e noi ce lo auguriamo con tutto il cuore.

E alimentando una congettura che più o meno si può semplificare in Fibra – “Come te” – Al Castellana – “Penso a te” – Ghemon, escludendo la partecipazione a Sanremo con “Rose Viola” è dal 2017 che Giovanni non pubblica più nulla e quel cantautorato misto a rap ricercatissimo ci manca un sacco.

Un sodalizio ormai consolidato da tempo e che speriamo torni insieme a tutti gli effetti benché le carriere soliste siano ugualmente pregne di successi, è quello di GemitaizMadman. Dopo i record segnati con “Veleno 7” – 1,824,280 di stream in sole ventiquattro ore secondo allmusicitalia.it e certificato disco d’oro – hanno iniziato tramite i reciproci profili social ad alimentare la possibilità di un grande ritorno. Ad oggi le uniche certezze sono le date che li vedranno sullo stesso palco nel 2020 in due dei palazzetti più importanti d’Italia (il 13/05 Palazzo dello Sport, Roma e il 20/05 Mediolanum Forum, Milano) che ci auguriamo essere l’incipit per un remake che aspettiamo dal lontano anno d’oro 2014. 

Guarda ora Basement Cafè: Intervista a Gemitaiz e Madman

Speriamo quindi che questi ultimi mesi non deludano le aspettative e riescano a conferire il giusto merito alla nuova scuola, consacrando la “vecchia” come qualcosa di intramontabile. 

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