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La fondamentale differenza tra hit e tormentone

Hit e tormentone non sono la stessa cosa. Capire la fondamentale differenza è essenziale per costruire una carriera di vero successo.

Quello della hit è un discorso che divide. C’è chi appoggia, chi demonizza, chi confonde la hit con il tormentone, chi è abituato ad ascoltare solo la Top 50 di Spotify, chi – per un discorso di principio – non recepisce tutto ciò che può essere considerato tendenza. La hit, dal punto di vista dell’ascoltatore, viene diversamente valutata.

Dal punto di vista della discografia, parliamoci chiaro, la hit è la ricerca ultima di artisti, management, etichette e major. Tutti vogliono, dal lato produttivo, che la musica possa lasciare il segno: il termine viene dal verbo ‘’to hit’’, ovvero colpire.

Proprio nell’etimologia si comprende la prima fondamentale differenza tra hit e tormentone: la prima segna, colpisce, definisce dei codici stilistici, immortala dei significati; il secondo si definisce come tale perché tormenta, viene ‘’imposto’’ dal posizionamento in radio piuttosto che dal gusto democratico degli utenti dello streaming; non innova, piuttosto riprende all’infinito dei crismi consolidati e definiti.

Fare una hit

La hit è fondamentale per l’evoluzione di un genere: nella sua forma sana, non degenerata, ricerca l’influenza e l’innovazione, ancor prima dei numeri. La differenza è abissale e credo che molto spesso si confondano i due concetti, e questo porti molti ascoltatori a demonizzare il brano che colpisce.

Riuscire a fare una hit è un qualcosa che spesso va al di là del calcolo. Si riesce ad innovare solo se ci si focalizza anche su una ricerca personale, spesso non basta muoversi solamente dal preciso scopo di rappresentare una novità nel genere. Ci sono artisti che sono nati per fare hit.

Nell’accezione che do io – e che ho spiegato poco fa – al termine, Kanye West è il più grande hit-maker della storia, perché nessuno ha saputo lasciare meglio di lui il segno, cambiando i codici della musica ventura. Rivoluzionare il gioco è lo scopo di un vero hit-maker.

Guarda ora: ”Gold Digger”

Riprodurre un tormentone

In Italia, soprattutto nella stagione estiva, domina il tormentone. A differenza della hit, il tormentone ha il precipuo scopo di vendere, di intasare le radio e le discoteche. I tormentoni non lasciano il segno, non vogliono farlo, non potrebbero nemmeno: per colpire devi significare, rappresentare il diverso, il nuovo; il tormentone, lungi dal differenziarsi, cerca disperatamente di omologarsi ad una corrente d’acqua putrida, che va sempre più divenendo stagnante, ripetitiva, vuota.

Nessun artista si è mai ispirato ad un tormentone, se non per rifare – a sua volta – un tormentone. Poco importa, perché mai come quest’anno i tormentoni estivi (non chiamiamole più hit!) si sono omologate a dei codici perfettamente chiari, palesandosi definitivamente come musica spazzatura, merce (ne avevo parlato anche qui), ripetizione fine a se stessa, mezzo di istupidimento di massa. E, ahimè, sempre più artisti si sono cimentati nel ciclone trash delle hit estive. Quest’anno è stato il festival della merda.

Perchè non conviene il tormentone

Il tormentone, al di là di ogni valutazione di merito, è musica spazzatura, per un’infinità di ragioni. Non credo possano esistere margini di soggettività. Ciò non vuol dire che non possa essere ascoltato con piacere da qualcuno. Sicuramente non da me, e da chi si ritiene un appassionato di un genere in particolare o della musica in generale.

Nella musica ho sempre ricercato un ‘’momento di senso’’ – come ci disse Dargen D’Amico in un’intervista video di qualche mese fa – ; il tormentone non può essere la mia roba, né tantomeno di quelli come me. Mi sento davvero stupido nel canticchiare ‘’Dimmi dove e quando / questa sera non arrivo in ritardo’’ e odio il fatto di conoscere a memoria il ritornello di una canzone che non ho mai scelto volontariamente di riprodurre. E la cosa mi imbarazza molto, perché cerco anche di non pensarci, ma provo un fastidio che parte dalla bocca dello stomaco che non so controllare: tutti i miei bei principi stoici se ne vanno in vacanza, sbotto, divento antipatico. Guardo nel vuoto e penso a quel che mi diceva Fabrizio Tarducci.

Guarda ora ”Mal di Stomaco”

Le ”argomentazioni”

Molto spesso alcuni artisti, senza fare nomi, si sono giustificati sul loro ‘’passaggio al tormentone’’, argomentando in maniera davvero poco logica:


1) Quando ho cercato di fare un disco di musica nessuno mi ha cagato;

2) Appena ho provato a fare un tormentone ho fatto numeri della Madonna;


3) Faccio sempre tormentoni, vaffanculo alla musica, così farò sempre numeri della Madonna.
(Con tanto di: Che bello, ho fatto 6 dischi di platino, sono il migliore del mondo)

Molti artisti hanno avuto uno slancio di sincerità e hanno ammesso di ricercare il tormentone per riempirsi il portafoglio. Tuttavia, non esiste una scelta meno lungimirante del tormentone, anche dal punto di vista economico. Perché?

Un finto successo

Certo, avere il più grande tormentone estivo ti rende un artista appetibile per la tua major. Puoi strappare un buon contratto, fare tanti live. Sarai percepito come un artista grosso, almeno per qualche mese. Tutta fuffa.

Nessuno di quegli artisti che si vanta di aver raggiunto 5 dischi di platino con la sua hit estiva ha venduto, con il suo disco, la metà della metà della metà dei dischi che ha venduto Sfera Ebbasta con ‘’Rockstar’’ o Salmo con ‘’Playlist’’. Sono artisti di finto successo.

Quando ‘’Visiera a becco’’ divenne una hit generazionale (ho parlato di questo qui), il successo di quel brano andava di pari passo con l’ascesa di Sfera come simbolo della nuova evoluzione del rap italiano. Il successo del brano andava di pari passo con quello dell’artista e, di conseguenza, con quello del disco. Il motivo è semplice: si trattava di una hit, non di un tormentone. Sfera Ebbasta è un artista che rappresenta dei significati per tantissimi ascoltatori. Il suo successo – e quello di tantissimi altri – non passa solo attraverso la singola hit, ma si costruisce attraverso un minuzioso lavoro, brano dopo brano.

Guarda ora ”Visiera a becco”

Nel tormentone non c’è nulla del ‘’genio creativo’’ dell’artista. I brani non sono scritti dagli interpreti, che mettono solo la voce. Il pezzo è alieno rispetto all’artista. L’interprete ha, con il brano, lo stesso rapporto che un operaio ha con il frutto del suo lavoro. L’arte non trova minimo spazio, nemmeno residuale, nemmeno interstiziale.

’Visiera a becco’’ è di Sfera Ebbasta, è indissolubilmente legata all’artista. Discorso diverso per il tormentone. ‘’Dove e quando’’ poteva essere un brano di tutti quei campioni che stanno dominando le classifiche nazionali. Sono brani totalmente interscambiabili e fa davvero tristezza. Scenario alla Black Mirror.

Il risultato, la logica conseguenza, è che ad aver fatto successo non sei tu, come artista, ma il tuo pessimo brano che parla di gelati, localizzazioni e ombrelloni. Pochi si affezioneranno all’interprete di un tormentone, e lo faranno solo e soltanto finché non troveranno un interprete di tormentoni più platinato e pimpante di te. Sei un artista, al netto di tutte le finte luci e impressioni, senza fan.

Non esiste un tuo pubblico, perché non rappresenti nulla. La scelta del tormentone può ripagare economicamente in un primo momento. Alla lunga no, perché hai avuto un (finto) successo, senza basi solide per resistere. Un vero e proprio castello di sabbia.

Una via senza ritorno

Ho visto artisti lamentarsi perché, una volta fatto un tormentone, il pubblico non li ha più presi sul serio e non ha dato spazio alla loro proposta creativa, perché li hanno incasellati in una determinata categoria. Dimenticano che la musica è meritocratica sul lungo periodo. Se sei l’artista che ha tormentato per 4 estati di fila con rime tipo ‘’gelato / bagnato’’, non puoi aspettarti che il tuo pubblico, se hai ancora la fortuna di averne uno, ti consideri davvero seriamente.

Mi puoi fare brillanti disamine sui massimi sistemi filosofici del mondo, ma non cancellerai mai le scelte del passato. Se sei il McDonald’s puoi anche inserire nel menù il miglior risotto alla pescatora del mondo. Rimani sempre il fast-food salva-euro. Rimani sempre il cantante della ‘’musica che non richiede impegno all’ascolto’’, quello che ha reso l’arte alla stregua di un paio di scarpe.

Se fossi un artista non cercherei mai di fare un tormentone.

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