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Come si può capire se un disco sta vendendo bene?

Sono davvero tutti al primo posto?

Capita spesso di trovare Instagram infarcita di proclami firmati dagli artisti sullo stato di salute dei propri progetti. Singoli, album ed ep che “volano”. Drop sensazionali, accolti da un pubblico che sembra non ascoltare altro. Lavori con un passo in classifica senza precedenti.

SIAMO TUTTI AL PRIMO POSTO

Ciò che viene trasmesso, il più delle volte, è la sicurezza della infallibilità. Il prodotto anche a questo giro funziona, e non poco.
Fin qui, niente di strano: nessun commerciante verrà mai a dirti che i suoi pezzi forti tra la merce esposta vendono meno del negozio all’angolo. Ma è chiaro che la musica, così come il commercio, è fatta anche di flop.

INSUCCESSO OSTRACIZZATO

Logicamente, l’insuccesso non viene mai registrato a caldo. Il procedimento standard è focalizzato sull’accompagnamento al lancio, quando il risultato del lavoro artistico viene esposto al pubblico. Il mantra da adottare sembra coincidere per tutti in un semplice credo: la mia roba sale più di tutto il resto.

Ecco che il pubblico si becca dritto in faccia un effetto di ritorno non sempre facile da gestire: tutti vanno forte. Le casse di ogni ristorante della città – parafrasando il dottor Galliani – strabordano più delle altre. L’interfaccia di Instagram pullula esclusivamente di numeri uno. Ma è evidente che tutto questo non si avvicina per nulla alla realtà.

QUALE VERITÀ?

La coperta della Verità si fa sempre più corta, mentre quella delle verità si fa sempre più ampia, intessuta di strategie social post-release sempre più tambureggianti.


È altrettanto evidente che solo i numeri possono effettivamente lacerare il velo di Maya: alla luce del loro valore inopinabile, impostati i dovuti filtri di giudizio e valutazione, le varie “verità” vengono confermate o ridimensionate senza possibilità particolari di appello dai diversi index a disposizione degli utenti.

Con la matematica c’è poco da slegarsi dal vero ed inventarsi un disco stra-venduto, se a differenza di altri progetti dopo pochi mesi è fuori dalla top 200 senza troppo rumore.
Diventa quindi fondamentale imparare a leggere questi numeri, se si vuole davvero “toccare con mano” il successo di un prodotto lanciato sul mercato in pompa magna.

ROCKSTAR

Di “Rockstar” di Sfera Ebbasta se ne sono dette di tutti i colori. Ma bastava lanciare uno sguardo alle piattaforme giuste anche parecchi mesi dopo dall’uscita per rendersi conto del suo impatto. Il disco di Sfera ha continuato a resistere nel circolo di prim’ordine, a conferma che la gente continuava ad ascoltarlo, affezionata, colpita, e conseguentemente mutata dall’evento.

Tutto si può dire, ma non che Sfera avesse sfornato un disco usa e getta. Anche perché se il suo pubblico è davvero così frivolo, distratto e poco propenso al legame affettivo con la musica come viene quotidianamente descritto, diventa difficile spiegarsi una presenza così a lungo inamovibile, a meno di un ascolto continuo e insistito.

Detto ciò, gli strumenti per tenere d’occhio andamenti tendenzialmente decrescenti – il picco all’inizio, nel momento in cui orbita la maggior curiosità – e solidità di un album non mancano.

PERCEZIONE

Questi mezzi diventano al contrario vitali per farsi largo attraverso la cortina di fumo piuttosto densa che l’affievolirsi del fisico ha alzato sulla percezione del pubblico. Perché di fatto, nel 2019, 45 minuti buoni della partita di una carriera si giocano sul tema della percezione. Sta al player percipiente scegliere se fidarsi di una ricerca motivata o del commento con più like. Nel peggiore dei casi, lo stesso artista può fare disinformazione. O meglio, proporre la propria post-veritá. Il passaggio da “sta volando” ad un decisamente più misurato “è andato bene” non è sempre così repentino.

NOTE FIMI

Per intraprendere un primo check consapevole, può essere utile rileggere le note metodologiche presenti sul sito ufficiale della FIMI per farsi un’idea di concetti come conversion rate, classificazione dei formati e “vendite sospette”; un vero e proprio breviario per capire come funzionano certificazioni e affini.

LE CLASSIFICHE

Altrettanto importanti sono le classifiche. Spotify Charts rimane uno degli strumenti più intuitivi per visualizzare “quanto forte” un singolo/album entri in classifica, e quanto resista al passare del tempo, attraverso l’aggiornamento puntuale e la segnalazione numerica degli streams effettivi.

ARRICCHIRE IL PUNTO DI VISTA

Apple Music e iTunes Charts rimangono decisivi per monitorare la situazione ampliando il punto di osservazione anche in rapporto ad altri generi, come le fasce pop. Insomma, fidarsi è bene, controllare è meglio.

Se diventa possibile passare al detector giorno per giorno il numero di streams che macina un brano, si concretizza la possibilità di capire ancor più profondamente il gusto del pubblico, ma soprattutto di intendere in pieno la proficuità del “vendersi” di un artista.

RIVEDERE IL POSIZIONAMENTO

Si parlava di percezione: sono proprio le mosse giuste (dal video al comunicato, dal silenzio prolungato à la Pusha T fino alle tappe prescelte dell’hype) che possono far spiccare il volo ad un banger. Se ci accorgiamo dopo un salto su Spotify Charts che un singolo è entrato forte come numero di streams, in virtù del tasso di interazioni, diventa immediato associare quel risultato alla bontà di una strategia, e rivedere il modus operandi di quell’artista sotto nuova luce.

Al contrario, se per una volta guardiamo il numero di streams totalizzati dal nostro idolo spesso ritenuto ciecamente un trend setter, e ci rendiamo conto che non è così alto come preannunciato, forse dovremmo rivedere la sua centralità nelle prorità del pubblico in quel momento storico; non in assoluto, né tantomeno sul valore artistico, ci mancherebbe.

FEEDBACK, NON GIUDIZI ASSOLUTI

Il discorso è incentrato sul feedback, che troppo spesso viene pompato a dismisura, e raramente problematizzato dallo zoccolo duro della fan-base, restìa ad ammettere un mezzo flop. Ma basta poco per smascherare le bufale e individuare chi sta davvero cambiando le regole del gioco.

LA LEZIONE DI GHALI

Se poi tutti gli artisti avessero la stessa serenità del Ghali di “Vossi Bop” nel tirare le somme con onestà sui propri lavori recenti, la scena sarebbe un posto migliore. E forse, l’energia spesa nella spasmodica corsa all’oro dei numeri (da vincere a costo della mezza verità) verrebbe incanalata in qualcosa di più costruttivo.

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