Connettiti con noi

Italia

Droga e strada: il l 2016 e l’inizio delle controversie

Questa settimana di Esse Magazine sarà interamente dedicata al 2016: un anno essenziale per la costruzione delle fondamenta di tutta la musica urban italiana che possiamo ammirare oggi. Nei prossimi giorni dedicheremo i nostri contenuti agli avvenimenti musicali più importanti del 2016 e ai protagonisti che hanno preso quei dodici mesi per portarseli nella storia.

Il 2016 ha rappresentato un punto di svolta sotto molti aspetti nel rap italiano, ergendosi a spartiacque in quella che si può già chiamare storia della musica italiana.

È stato un anno che ha aperto le porte sino ad allora semichiuse di un futuro ancora in parte da svelare e ha segnato l’inizio della vera ascesa della trap, capitolo piuttosto importante di questo avvenire. 

In un panorama fervido di uscite che si inseriscono alla perfezione in questo contesto di riscrittura delle regole, spicca anche un altro fenomeno che ha inciso profondamente sul momento storico e musicale: la nascita di un vero e proprio discorso sulla droga all’interno dell’universo della musica hip hop italiana.

La precisazione è doverosa: i riferimenti alla droga esistono nel genere da sempre e non sono certo una novità apportata dal periodo di cambiamenti inaugurato dal 2016; ma durante quest’anno sono emerse le prime controversie ad alta risonanza mediatica che hanno contribuito anche alla diffusione di alcune idee a livello di cultura popolare.

Tra queste idee c’è quella, ancora abbastanza solida, che vede in necessaria connessione l’ascolto di musica rap e il consumo di droghe di varia natura e che continua a stimolare focolai di critiche, spesso alimentati in modo superficiale e impreciso da chi conosce poco quello di cui parla.

Il fatto che questo tema abbia aperto una discussione così ingombrante non è un evento casuale ma dipende direttamente dall’ingresso graduale del rap in un orizzonte più mainstream della musica italiana: certi singoli iniziano a passare di più in radio, alcuni album restano svariate settimane in vetta alle classifiche nazionali e inizia ad aumentare anche l’interesse per un mondo fino a quel momento raramente esplorato a fondo dai media italiani.

Ma non basta, perché se è vero che la droga non ha fatto nel 2016 la sua prima comparsa come protagonista di brani hip hop in Italia, è anche vero che un cambiamento in realtà c’è stato: in questo periodo la “purple drank” ha ufficialmente varcato le nostre frontiere, facendo molto parlare di sé.

Ed è proprio in questo frangente che si colloca l’inizio delle inchieste mediatiche, che presentano la bevanda come la nuova droga preferita dai ragazzini, anche a causa della musica.

Si è trattato quindi di una combinazione di fenomeni: la vasta popolarità acquisita in fretta da una droga relativamente nuova nel nostro Paese e, allo stesso tempo, un processo di allargamento del bacino di utenza della musica rap e di tutto quello che inevitabilmente essa si porta dietro e dentro, che arriva a toccare punti e utenze, appunto, nuove, quali il grande pubblico.

Guarda ora “Blunt e Sprite”

Breve storia della Purple Drank

Prima di capire attraverso quali brani e soprattuto quali video si sia innescato questo meccanismo che ha poi portato all’interesse ancora vivo dei media per l’universo hip hop, conviene capire definitivamente cosa sia la  “droga viola”, da dove venga e come funzioni.

Il cocktail noto come purple drank (ma anche lean, sizzurp, dirty sprite) è una bevanda composta da uno sciroppo per la tosse contenente codeina e Sprite, o altre bevande gassate. 

La sua storia comincia negli anni Sessanta a Houston, Texas (da cui un altro suo appellativo, Texas Tea) quando i musicisti blues aggiungevano il Robitussin, cioè uno sciroppo per la tosse, alle loro pinte di birra

Nei decenni successivi, la diffusione della bevanda aumenta, la birra viene sostituita dal vino e poi dalla soda al limone e, negli anni Novanta, diviene molto popolare nella scena hip hop statunitense, anche per la facilità nel reperire i componenti: alcuni sciroppi per la tosse sono tuttora acquistabili senza ricetta in molti Stati.

La codeina inizia a comparire anche come guest star di numerosi brani, e diviene addirittura la cifra stilistica di alcuni artisti: ad essa viene associato lo stile “chopped and screwed”, per esempio, di Dj Screw, un beatmaker e rapper che nel 2000 andò in overdose da codeina, perdendo la vita.

Tecnicamente, la codeina è un oppiaceo derivato dalla morfina, usato per curare la tosse e i dolori articolari ma che induce anche un senso di rilassamento profondo: Dj Screw rallentava infatti i beat dei suoi brani, su cui lavorava anche in altri modi, per esempio con lo scratching, per creare un risultato appunto “chopped up”, a pezzi, del beat.

Ma la codeina è anche un depressivo respiratorio e quindi, se assunta in quantità troppo elevate, può portare all’arresto della respirazione. 

Inoltre la prometazina, presente in combinazione con la codeina in molti sciroppi per la tosse, funziona deprimendo il sistema nervoso e intensificando gli effetti della codeina nel cervello, aumentando la possibilità già elevata di sviluppare una dipendenza. 

In Italia la questione è un po’ più complessa perché i farmaci che contengono codeina, cioè Tachidol e Co-Efferalgan, contengono molte altre sostanze per la cura dei sintomi e che non c’entrano nulla con la droga; inoltre, come spiegato anche da Charlie Charles, lo sciroppo da noi non si trova e bisogna andare in Svizzera per recuperarlo, anche se ciò non ha rappresentato un vero ostacolo alla sua diffusione.

Guarda ora “Codeine Crazy”

Il 2016 in Italia

A settembre del 2015 esce il video di No Champagne di Sfera Ebbasta, in cui compare la purple drank, nelle immagini e nel testo: si tratta di una delle prime “apparizioni ufficiali” della bevanda in un video trap italiano.

Sempre nel 2015 è la volta del video di Cavallini, collaborazione della Dark Polo Gang con Sfera, in cui il rapper di Cinisello viene ripreso con bottigliette della droga viola.

Nel 2016 poi, come già detto, la lean viene sdoganata del tutto in diversi video, con riferimenti sempre più frequenti: gli esempi sono numerosi, dal video di Blunt e Sprite di Sfera, uscito a gennaio, ai seguenti video di BHMG e BANG BANG.

Verso la fine dell’anno, Marracash e Gue Pequeno fanno uscire il video di Scooteroni RMX, in featuring con Sfera, che anche in questo caso in alcune scene del video ha tra le mani una bottiglia di “succo viola”.

E con la progressiva scoperta di questa droga, aumentano anche gli articoli e le domande durante le interviste: rispondendo alla giornalista di Vanity Fair, che fa abbastanza in fretta a sfoderare la domanda sulla codeina, Sfera dice di non potersi né doversi sentire responsabile per il consumo e l’abuso di questa sostanza “di moda” tra i ragazzini e fa un parallelo sulla musica che ascoltava lui alla loro età (cioè i Club Dogo), che non l’ha mai spinto a usare cocaina.

View this post on Instagram

Vasco Ebba$ta 🤫🇮🇹

A post shared by $€ 📈 (@sferaebbasta) on

Intervistato anche da la Repubblica, il rapper classe ’92 sottolinea che l’ostinazione nel creare un legame diretto e unico tra trap e droghe è da ipocriti, perché è chiaro a tutti che esse siano ormai ovunque, che siano un fenomeno generalizzato e non certo limitato all’influenza derivata dall’ascolto della musica trap.

Il 2016 è stato anche l’anno di altri eventi che riguardano la droga in generale nel mondo hip hop italiano: la morte per overdose di Cranio Randagio (al secolo Vittorio Andrei), rapper ed ex concorrente di X Factor e la denuncia per possesso di stupefacenti arrivata ai danni di Izi, dopo la festa della Croce D’Oro di Sciarborasca.

Tutti momenti in cui i media hanno aumentato esponenzialmente la loro attenzione per la musica e le tematiche rap: il focus è spesso spostato sui dati del consumo di determinate sostanze (specialmente la lean ma non solo) e sulla frequenza dei riferimenti ad esse nei brani e nei video, senza collocare il tutto in un contesto.

Già nel 2015, Marracash risponde alla domanda del giornalista di Rolling Stone sulla droga e sulle canzoni di Status che sembrano averla come tema, dicendo che ne parla “solo perché rappresenta l’ossessione, la voglia di isolarti dalla realtà circostante e quindi di sparire”; ma tiene a specificare che le canzoni contemplano la droga come argomento ma non si esauriscono su di essa, perché per lui è parte di una narrativa più ampia e profonda.

Proprio a questo proposito è interessante quanto dichiarato da Francesco “Fuzzy” Fracassi a vita.it: secondo il fondatore dello studio ed etichetta indie romana Quadraro Basement, è impossibile non parlare di questo argomento senza capire le dinamiche che ne costituiscono la base.

Il cambiamento nell’uso delle droghe deriva innanzitutto dalle mutazioni della società e della famiglia: molti giovani di oggi si trovano in una condizione sociale che fa da terreno fertile per lo sviluppo di abitudini del genere, e i rapper e trapper che ne parlano non partono da situazioni diverse dalle loro.

La necessità di calare il discorso sulle droghe nel contesto sociale italiano e di affrontarlo in modo non superficiale non era chiaro ai media italiani nel 2016 e non lo è ancora adesso, come dimostrato in misura abbastanza significativa dagli eventi di Corinaldo e dalla bufera mediatica generata intorno alla partecipazione di Achille Lauro a Sanremo.

Guarda ora “Cavallini”

Per rimanere aggiornato su tutte le novità del mondo Urban continua a seguire il nostro magazine.

Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla nostra newsletter

Popolari

Fedez ha provato a spiegare la sua strategia senza riuscirci

Italia

Nipsey Hussle Nipsey Hussle

Chi era Nipsey Hussle?

Estero

Come funziona un tour europeo?

Italia

Come si ottiene il permesso per un sample?

Italia

Come cambierà la musica con la nuova legge europea?

Lifestyle

Rkomi, ci è piaciuto il disco?

In Evidenza

I brani più ascoltati dei Club Dogo

Italia

Sfera Balotelli Sfera Balotelli

Sfera ebbasta e Mario Balotelli, avere sempre il mondo contro

Italia

Connettiti
Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla nostra newsletter