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La scuola di Francoforte aveva previsto le hit estive

Theodor Adorno fu uno dei pensatori più rilevanti nella musicologia. I suoi scritti possono esserci ancora di grande aiuto per capire i risvolti contemporanei della musica di oggi.

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Nel 1919 la Germania versava in condizioni disastrose. La linea dura e intransigente promossa dalla Francia trionfò: 132 miliardi di marchi oro come riparazione da guerra e l’obbligo di smilitarizzazione. La Germania era uscita, insomma, con le ossa rotte dal primo conflitto bellico. Erano anni particolari per lo Stato Tedesco: da Impero divenne Repubblica, grazie alla promulgazione di una Costituzione fortemente progressista e pienamente ispirata ad ideali social-democratici.

In strada c’era fame, perché uno Stato tanto indebitato non aveva le basi per sostenere l’economia tedesca. La moneta non aveva alcun valore, vittima di un processo inflazionistico distruttivo: un chilo di pane arrivò a costare 400 miliardi di marchi. Solo nel 1924 la situazione iniziò a migliorare, grazie a prestiti provenienti dagli Stati Uniti, per poi precipitare nuovamente nel 1929 con il crollo di Wall Street e la Grande Depressione. Solo 4 anni dopo Adolf Hitler avrebbe preso il potere.

Quando si pensa agli anni a cavallo tra il 1914 e il 1945, l’immaginario è legato indissolubilmente alla miseria, alla guerra, alle deportazioni, alla violenza. Ma ogni volta che l’umanità tocca il fondo e scopre il suo lato più meschino, l’arte prolifera in maniera eccezionale. E, infatti, la Repubblica di Weimar (così si chiamò lo Stato Tedesco dal 1919 al 1933) fu una stagione di eccezionale sviluppo del pensiero e delle arti. Basti pensare che lo Stato aveva la sua capitale, come il nome suggerisce, a Weimar, una piccola cittadina della Turingia, ma importantissima dal punto di vista culturale e artistico.

Più o meno, è come se la Capitale d’Italia fosse una Firenze, almeno 5 volte più piccola. Questo per far capire come la Repubblica fosse nata da sogni nobili e veleggiava verso l’utopica realizzazione di uno Stato che promuoveva l’arte e i diritti sociali, ma che si inceppò tragicamente nella sua incapacità nel fornire risposte ai bisogni primari e nel placare i rumori della pancia della gente affamata.

Anni di terribile miseria e di arte eccelsa. La gente moriva di fame, ma intanto nella storica Bauhaus, scuola di architettura, arte e design, trovavano espressione le migliori avanguardie artistiche e tecniche del Vecchio Continente. In questo particolarissimo contesto socio-culturale nacque a Francoforte una scuola di pensiero assai influente: i suoi maggiori influenti, di ispirazione neo-marxista, erano filosofi e sociologi tedeschi di origine ebraica.

La scuola di Francoforte

Le riflessioni della scuola di Francoforte sono molto importanti perché ci permettono di criticare il sistema socio-economico vigente, in base alle sue più evidenti implicazioni sui diversi ‘’settori’’ del vivere umano. I diversi pensatori si sono focalizzati su un’interpretazione critica del capitalismo, ma senza incappare in una radicata ideologia politica. Il pensiero di Marx è uno strumento di analisi, piuttosto che un pensiero indiscutibile e sacro. Tant’è che alcuni esponenti della Scuola si allontanarono molto dal pensiero dell’autore de ‘’Il Capitale’’.

Tra tutti gli intellettuali della Scuola di Francoforte, si distinse sicuramente Theodor Adorno. Alla riflessione filosofico-sociologica, affiancò per tutta la sua esistenza un’imponente attività musicologica. I suoi scritti sulla musica, in particolare la ‘’Filosofia della musica moderna’’, propongono interessanti analisi sugli sviluppi odierni della musica. L’avvento del nazismo lo costrinse all’esilio, prima ad Oxford e, successivamente, in America, dove toccò con mano le nuove tendenze musicali americane.

La mercificazione della musica

Adorno fu un odiatore seriale della musica americana, ma, più in generale, degli Stati Uniti e della sua gente. Secondo il pensatore di Francoforte, la musica mondiale si era incatenata alle logiche capitalistiche del profitto. La musica stava attraversando un graduale processo di mercificazione: l’artista non esprime più la sua arte in maniera sincera e autentica, ma, schiavo delle logiche del mercato, è obbligato a fare quello che il pubblico vuole, cioè intrattenimento, nient’altro.

Questo è il punto focale della riflessione di Adorno: l’artista deve guadagnare con la musica e sceglie la via più profittevole possibile, che è quella che incontra il favore e il gusto della massa. In questo modo la musica diventa merce, in quanto fonte di guadagno e profitto. Diventando merce, perde lo spirito e l’essenza, e non è più identificabile come arte. Allo stesso tempo, il pubblico approccia alla musica esattamente come farebbe con un paio di scarpe.

Ho visto il business della musica farsi sempre più grande 

E ora non c’è più differenza tra l’arte e un paio di scarpe 

— Marracash – Prova a prendermi, King Del Rap (2011)

La critica al jazz e alla musica leggera

A quei tempi, iniziava a prendere piede il jazz, a danno della musica classica. Secondo Adorno, il jazz è musica da intrattenimento, fatta per gli ascoltatori del quinto tipo (ne distingue sei tipologie). Oltre al jazz, prendeva piede la musica leggera, antenata della pop music contemporanea e anch’essa oggetto delle critiche di Adorno. L’ascoltatore di musica leggera è il modello perfetto di ascoltatore di cui l’industria culturale ha un crescente bisogno, in quanto esso ascolta passivamente qualsiasi canzone gli venga impacchettata a dovere.

L’ascoltatore per passatempo è quello presente al massimo grado nella società occidentale. Per Adorno, inoltre, risulta difficile collegarlo a un determinato gruppo sociale o ad un preciso profilo politico, in quanto si adegua – in campo musicale come anche nella realtà quotidiana – a qualsiasi forma di dominio che non pregiudichi troppo apertamente il suo standard di consumatore. Si tratta del dominio degli indifferenti, di cui ci avrebbe parlato Pasolini qualche anno più tardi. Adorno si riferisce in particolare al pubblico delle radio, strumento di diffusione privilegiato della musica leggera.

Per Adorno il capitalismo stava pervadendo sempre più la musica con le sue logiche e i suoi ragionamenti: l’arte muore, vittima della necessità di piacere a tutti e di essere il più profittevole possibile. Il ragionamento di Adorno è interessante e ancora rilevante.

Esiste musica senza industria?

Oggi non esiste musica senza industria e questo ci sembra evidente. La variabile ‘’profitto’’ interessa a tutti gli operatori del settore, dagli artisti alle major. Non perché artisti e major siano brutti, cattivi e ambiziosi, ma perché la nostra società si è evoluta in questa maniera, giusto o sbagliato che sia. Siamo tutti fortemente indottrinati in questo contesto, dall’ ascoltatore più ricercato a quello più passivo. Direi che è la logica conseguenza del vivere di musica. Quando la musica diventa un lavoro, il tuo prodotto è, almeno in parte, una merce; questo mi pare abbastanza intuitivo.

L’artista vuole piacere e cerca di valutare le sue uscite sempre in base al gradimento del pubblico di massa. Bisogna cercare di essere virali e questo implica cercare di eliminare elementi di complessità testuali e musicali, che favoriscono una comprensione e una recezione ampia, ma che devitalizzano l’espressione artistica.

Il trionfo del gradimento atteso e della merce: la hit estiva

Ammesso che ogni operatore del settore è palesemente influenzato dal gradimento atteso dal pubblico, bisogna operare delle dovute distinzioni. Se vivi di musica, cercherai sempre di massimizzare il profitto e di piacere al pubblico di massa. Tuttavia ci sono modi e modi e diversi gradi di ‘’schiavitù’’. In Italia si è sviluppata e rinforzata la moda delle hit estive, che è il più evidente riscontro pratico del pensiero musicologico di Adorno.

Nelle hit estive di arte non c’è nulla e ripeterlo non fa mai male. Mercificazione del prodotto artistico, alienazione dell’artista dalla sua creatura, logica del profitto come unico movente. La hit estiva è un sub-prodotto umano, è la vittoria della materia sull’uomo.

Provare ad intercettare il gradimento del pubblico per rendere il proprio prodotto artistico gradevole a più persone possibile è assolutamente legittimo: si tratta della ricerca della rilevanza e della comprensione. Un cantante ha bisogno che la gente ascolti e capisca e che i suoi brani siano cantati dalla folla. Tuttavia, è necessario contemperare la ricerca del gradimento con la necessità di esprimere arte sincera, altrimenti si perde il senso stesso dell’arte. Quando vi è solo la ricerca del gradimento, ci troviamo di fronte ad un affronto all’essenza stessa della musica.

Perchè il rap resiste: la nuova religione

Le riflessioni di Adorno sono fortemente legate al periodo storico e sposarle in toto vorrebbe dire venerare la musica classica e non considerare tutto il resto. A me la musica classica non piace, la ascolto a volte per migliorare la mia concentrazione nello studio e nel lavoro. Invece sono un fanatico del rap. Adorno avrebbe inglobato il rap nella cerchia della musica leggera, ne sono certo.

Tuttavia il rap conserva un’attitudine e un’essenza diversa, perché è un’incubatrice di significati sociali ed è l’unico genere a rappresentare un vero specchio della realtà. Per questo oggi è un genere di punta. Il rap non deve fare questo, per non morire. Forse è questo il motivo per cui l’hip hop è una religione moderna, come rappava Kanye West in ‘’GORGEOUS’’: solo il rap continua, almeno tra i generi più ascoltati, a resistere all’inesorabile processo di mercificazione dell’arte. Ricordarsi di questo è l’unica via per restare.

Ascolta ora “Gorgeous”

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