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Fedez ha provato a spiegare la sua strategia senza riuscirci

Fedez, intervistato da Marco Montemagno ha provato a fare chiarezza su alcune delle sue ultime mosse.

Negli ultimi mesi è praticamente impossibile aprire YouTube senza trovarsi proposto un video in cui Marco Montemagno scambia quattro chiacchiere con la qualunque. Dal collettivo di creators che è arrivato a prendersi un intero canale su SKY, all’ex tennista ora immerso fino al collo nel mercato digitale, passando per l’ex cantante degli Zero Assoluto che Dio solo sa cosa fa al momento e finendo con Saturnino, bassista di Jovanotti.

Il format è estremamente semplice: Montemagno smette i panni del professorone che tutto sa e tutto puote e veste quelli dell’utente medio — scevra l’arroganza. In pratica: “Ah, di questa cosa non so niente, spiegami pure tu”.

Guarda ora “4 chiacchiere con Fedez”

Risulta dunque scontato e ovvio il fatto che, visti i presupposti, queste “4 chiacchiere con…” non rappresentino in alcun modo un contraddittorio, né un approfondimento personale (ma poco male, perché non è questo che il format richiede). In pratica è un’ora equamente diviso tra disamina del lavoro dell’intervistato e show-off delle sue capacità — può succedere anche che una delle due mangi l’altra, ma quello dipende strettamente dall’ego di chi siede sulla poltrona.

Quindi, quale miglior occasione per Fedez per ridisegnare e riconfermare un’aurea di successo intorno a un progetto che, possiamo tranquillamente dirlo fuori dai denti, di successo non lo è stato?

Com’è andato Paranoia Airlines?

Negli ultimi mesi, mi sono ritrovato a scrivere più volte di Fedez. È successo, infatti, che mi chiedessero di redigere una sorta di profilo su uno degli artisti più in vista del panorama italiano, e l’ho fatto qui. Conseguentemente è successo che mi accorgessi di qualche incongruenza a livello di numeri su Spotify riguardo “Paranoia Airlines” e “TVTB” e allora, come il mio lavoro richiede e quasi pretende, provai a sollevare dei leciti dubbi a riguardo.

Da allora sono passati praticamente due mesi, tondi tondi, e non si è fatto, praticamente, nessun passo in avanti: il disco rimane disco di platino, con poco meno di 50k copie certificate (di cui circa il 98% di copie fisiche) e nessun singolo, ad eccezione di “Prima di ogni cosa” e il featuring con Zara Larsson, ha ancora conseguito nessuna certificazione, sottolineando come il disco abbia vissuto un percorso anomalo per i tempi che corrono.

Visto che — da fagocitatore di contenuti esperto — ho rivisto più volte lo scambio (unilaterale, a dirla tutta) tra Fedez e Montemagno, mi sono sorte un paio di domande, che spero che trovino risposta.

Ascolta ora “Prima di ogni cosa”

Ma quindi, con la discografia, si guadagna?

La retorica del nemico — immaginario o meno — ha fatto la fortuna di molti, dal rap fino ad arrivare alla politica (La bestia, un bacione, nah mean?). D’altronde è una banalità sconcertante, che l’uomo conosce fin dai tempi di Cicerone: l’artificio retorico più di successo è quello del dito puntato.

Una delle prime uscite atte a far parlare di quest’intervista, è, sicuramente, il discorso sulla discografia. A un certo punto, Fedez, riprende una vecchia intervista di Montemagno: «Ho visto l’intervista al buon Dikele, che diceva che oggi, con la discografia non si guadagna, che guadagna solo chi ha fatto X-Factor, un riferimento puramente casuale, be’, non è così».

Nell’inciso che segue il riferimento di “X-Factor”, sta tutto il succo del discorso di Fedez: quella dell’intervistato precedente a Fedez, non è una riflessione su tutta la discografia, ma viene ridotta a un attacco ad personam.

Al di là del prendere in esame ciò che disse Dikele all’intervista precedente (che si potrebbe riassumere con «con il rap non si fanno i soldi» e vi sfido a informarvi sugli anticipi della massa dei rapper che vi sembrano popolari per capire se questa considerazione sia vera o meno), è lo stesso Fedez a contraddirsi, circa mezz’ora dopo.

«[Bisogna] fare delle cose nuove… La discografia non è un mercato che in prospettiva, in questo momento, può vivere a lungo, ci vogliono nuove idee per farlo sopravvivere, si parte anche da queste cose qua».

“Queste cose qua”  è banalmente la strategia di marketing scelta da Fedez per promuovere il suo disco, ma ci arriveremo dopo. Stupisce, però, che nella casa del santone del marketing, qualcuno possa permettersi di dire di potersi arricchire con un mercato che — pochi minuti dopo — viene definito morente e in calo.

Credo che nella savana siano più pasciuti i leoni, che trovano prede in vita, piuttosto che le iene, che vivono di carcasse, ma probabilmente mi sbaglio.

Davvero fisico e streaming si auto-escludono?

Questo discorso che andremo ad affrontare, è un discorso che non è la prima volta che viene fuori. Come infatti già asserito in un video “a freddo” dagli Arcade Boyz, l’idea di puntare sul fisico è una scelta meditata che, per forza di cose, porta la gente a disinteressarsi al lato streaming. In soldoni: se posseggo un disco nella sua copia fisica, perché dovrei andarmelo ad ascoltare su Spotify?

Nel corso della sua intervista, un concetto che torna molto spesso è quello di “dare nuova vita al disco fisico”. Un concetto che però si dà per scontato, a mio avviso furbescamente, è che a oggi, a.d. 2019, il disco fisico è già un feticcio che ha vita altra rispetto al suo naturale compito.

Il disco fisico, infatti, non è più un supporto fonografico, inteso come uscito da fabbrica, ma quasi più un feticcio, per supportare metaforicamente un artista. Negli ultimi anni, poi, ha assunto un valora ancora diverso, per tutta quella fetta di fan che o non potevano andare ai concerti — per limiti di età o per impedimenti propri — o che avevano un rapporto morboso con il cantante, tanto da volerlo incontrare, fotografarcisi e in qualche modo “conoscerlo”.

Oggi è Instagram che permette di conoscere i propri artisti, i live sono sempre più accessibili (tra VIP Pack et similia), la fatica di un instore non è ripagata, dunque. La “popstar” ha perso quel velo di irraggiungibilità che sembrava avere fino a 10 anni fa, oggi è a portata di selfie, cosa spinge farsi una fila di ore per una foto? Nulla.

Se dunque Fedez, come dice, è stato una case history, lo è stato nel dare il colpo di grazia definitivo agli instore: oggi un artista dovrà impegnarsi ancora di più per convincere il fan a comprarsi il proprio disco, perché Fedez ha alzato l’asticella.

Tornando al cuore della questione, però: davvero 48k copie di dischi escludono la possibilità di streammare? Ora, non ho sottomano l’anagrafica del profilo Instagram di Fedez, quindi quelle che seguono sono solo supposizioni, ma dando un’occhiata alle persone che hanno fatto la fila per gli instore di Fedez e sono poi stati pubblicati nelle storie dallo stesso artista, mi sento di asserire che la demografica principale sia quella dei teenager, che va dai 12/13 anni e arriva ai 18.

Non mi vengono in mente molte modalità per ascoltare un disco fisico oggi. Il primo che mi viene in mente è lo stereo dell’auto, ma al di là di tutte le considerazioni possibili, mi pare davvero improbabile che il 100% dei fan di Fedez sia patentato e auto-munito, vista anche la considerazione precedente.

Per quanto Fedez sia Sony, non ci sono online articoli in cui Sony annuncia il grande ritorno dei Walkman, che sono un oggetto che ho relegato alla memoria, alle mie gite delle elementari. Anzi, se si cerca Walkman su Google, la maggior parte degli articoli parlano della morte di questo strumento, tipo questo. Quindi anche questo mi pare uno strumento improbabile per la diffusione del disco in questione.

In questo momento sto battendo queste parole su un Mac di penultima generazione, ovvero un computer senza la possibilità di inserire il CD al suo interno, se non con un masterizzatore esterno, da comprare a parte. Quindi neanche i portatili sono la soluzione.

Un ragazzino, andando a scuola la mattina, dunque, come si ascolta il disco di Fedez? Scaricando le tracce sul computer e caricandole sul telefono? Davvero? E perché non farlo direttamente da Spotify?

“Paranoia Airlines” è davvero un disco sperimentale?


La risposta è sì, per lui, come giustamente precisa. Rimane il fatto che ciò che è sperimentale per Fedez era qualcosa di già masticato dal pubblico di riferimento. Dopo anni in cui il rap tecnico (Fibra) ha combattuto — non sempre vincendo — con il pop, quest’anno il rap più melodico ha demolito i vecchi mostri, vendendo numeri di copie che farebbero rabbrividire chiunque. La scelta di Fedez, dunque, non pare così scontata. Per citare un personaggio che ritorna nell’intervista, il disco di Fedez non è un disco di Moby, atto alla meditazione.

E’ un disco rap, dopo che per anni si era dissociato da quel filone, in cui tornano i soliti riferimenti (Blink 182 su tutti), che ha senso di esistere solo perché oltreoceano (e in minima parte qui, basti pensare a Side) l’emo-rap stava prendendo il sopravvento.

Si può dunque dire che “Paranoia Airlines” sia un disco sperimentale solo per quanto riguarda il marketing. All’interno dell’intervista c’è anche probabilmente un’ammissione di quello che sarà il futuro di Fedez.

Quando cita Lil Xanax, dicendo che ha venduto più merch che musica, inconsapevolmente dipinge il suo scenario. Quando parla di Lil Pump, più personaggio che musicista, anche lì parla di sé, senza saperlo. Che il futuro di Fedez sia un futuro in cui la musica sarà dichiaratamente in secondo piano?

Considerazioni finali

Per quanto Fedez si venda come un grande venditore, ci sono due piccole cose che non tornano. Per quanto intimo, e personale, questo disco è a tutti gli effetti un flop. Per farlo basta confrontare le date del “Pop-Hoolista” tour e quelle del tour ancora in corso, per notare le differenze. A Milano, Firenze e Bologna, negli stessi posti in cui Fedez suona oggi, all’epoca si aggiunse una doppia data. Oggi, invece, a Torino, per esempio, si elimina dalle foto il secondo anello, chiuso con un telo per dare l’impressione che il posto sia interamente sold-out.

Un leitmotiv invece dell’intervista è la sua grande capacità comunicativa. Quindi, a livello di comunicazioni, ci aspetteremmo che non venisse tralasciato nulla. Ecco, pertanto, l’unico dubbio che mi è rimasto al quale speravo Fedez rispondesse è questo: chi ha vinto la cena con il Gratta & Vinci?

Perché non c’è un resoconto di quella serata magica per il fan vincitore?

Ascolta ora “Paranoia Airlines”


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