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La guerra di Marracash

Marracash ha bisogno di un po’ di tempo. In un disco mette tutto se stesso, fino al punto di consumare anima e mente.

Marracash ha bisogno di un po’ di tempo. In un disco mette tutto se stesso, fino al punto di consumare anima e mente. Ed è chiaro che bisogna ricaricare, ragionare, vivere, ritrovare sincera ispirazione. Perché è quello che rende diverso un artista normale dall’artista per definizione.

Il peso di un’assenza

Aspettare Marra è snervante. È il giocatore più forte della squadra con le ginocchia di cristallo. In un party si notano sempre gli assenti, piuttosto che i presenti, diceva qualcuno. E l’assenza in questione pesa sempre come un macigno: senza di lui manca quel quid che rende questa musica arte purissima, manca quella figura che dà ancora profondità e orgoglio a questa guerra.

Venerdì è arrivato “F.A.K.E.”, il primo segnale di vita musicale nel 2019 di Marracash. Sia chiaro, il percorso per il ritorno sarà ancora lunghino. Non siamo nemmeno al primo singolo del disco, ci vorrà un po’ anche per quello. Ma Marra ha scaldato i motori, ha rodato il vocabolario e le rime.

La sintesi e il farmaco

Marracash non fa eccessivi proclami, piuttosto lascia sentenze lapidarie, quasi senechiane, armate del rarissimo dono della sintesi. L’attacco è di quelli stroncanti («Ogni giorno fra prendo una medicina/ si chiama “fottersene”»): chi conosce a fondo Marracash ne riconosce il peso. Si definì una persona “mentale”, che ragiona tantissimo, fino al malessere: “fottersene” è l’unica medicina, in un mix di dimenticanza e autoironia. La strofa continua, fino ad arrivare al suo punto più alto:

Ma per vincere la guerra, devi perdere la pace.

Parlavamo di sentenze prima, appunto, e si avverte il forte contrasto con la “medicina” del primo verso. Fabio “uomo tormentato” ha bisogno della leggerezza, Marracash “il poeta” ha bisogno della pesantezza del pensiero: perdere la pace per vincere la guerra, compromesso e condanna del vero artista.

Marracash ha scelto, nuovamente, di perdere il suo equilibrio per la musica. Qualcuno vorrebbe più prolificità, ma il costo della scelta è altissimo e può essere affrontato una tantum.

Ma nel sottile compromesso tra Fabio e Marracash, ora è tempo di guerra. Bentornato.

Ascolta “Fake” :

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